Riflessione / Nell’Epifania si produce la piena consapevolezza della Rivelazione

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Re Magi

Di tutte le manifestazioni rituali dell’Avvento, passando per il Natale e il Capodanno, l’Epifania è quella che viene percepita quasi come una “postilla” esotica, di mero “colore” storico – leggendario. Essa è, invece, il momento importantissimo della Spiritualità del Natale, nel quale si produce la piena consapevolezza della Rivelazione.

La Tradizione universale ci pone a confronto immagini e figure, le quali illuminano la consapevolezza che la nostra esistenza non è un caso. Una parentesi occasionale, una storia pittoresca, quel “folklore” decadimento speculare alla Manifestazione dello Spirito divino. Ma, al contrario un anello sacro ininterrotto di tempo e verità passate e future.

Dal noto passo evangelico di Matteo, scarno ed essenziale, nel quale fra l’altro non è indicato il numero dei Magi, si trae una prima importantissima notazione. I Magi non partono per ”cercare”, ma vanno a trovare. Da secoli sanno che un gran Segno apparirà e sono pronti a “prostrarsi, adorare” e conferire il riconoscimento del possesso dei tre poteri, regali, sacerdotali e taumaturgici, dei “tre mondi” attraverso i Doni sacri simbolici che deporranno al Gran Re nella ricostituita sacra unità primordiale.Epifania

L’episodio dei re Magi è ripreso in vari vangeli apocrifi dell’infanzia. In quello armeno appaiono i nomi dei Magi che sono tre, forse in funzione dei tre doni. «… Un angelo del Signore si recò nel paese dei Persiani per avvertire i re Magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la Vergine diventava madre…”. Assai illuminante è la risposta alle domande al cospetto del re Erode. «La testimonianza che noi possediamo non viene né da uomo né da altro essere vivente. È un ordine divino, concernente una promessa che il Signore ha fatto in favore dei figli degli uomini, che noi abbiamo conservato fino a oggi».

Nella tradizione orientale Mago deriva da ”mag“, che significa letteralmente «dono». Ed esprime un particolare valore religioso di cui parlano le Gatha dell’Avesta, il complesso dei libri sacri dello “Zoroastrismo.” Lo stato di “mag” separa ciò che è spirituale da ciò che è corporeo, porta in diretto contatto con le energie divine.  Nella tradizione cui essi si ispiravano l’attesa del Salvatore, del Soccorritore pervade  fra il II secolo a. C. e il III d. C., Europa e Asia poi fino al Giappone. Non stupisce quindi che si riconosca il Salvatore finale, Colui che avrebbe restaurato l’esistenza primordiale dall’essenza luminosa…” (Mario Bussagli, Maria Grazia Chiappori, ”I re Magi”).

Preziosa appare la testimonianza di Marco Polo (“Il Milione”). “…Raccontano quelli del luogo che tanto tempo fa tre re della loro regione andarono a visitare un profeta nato da poco. E portarono con loro tre offerte, oro incenso e mirra…” Alle verità storiche i racconti orientali aggiungono “…il frutto di un processo sincretistico delle tradizioni religiose dell’area mesopotamica e iranica… la Rivelazione non è una religione, ma abbraccia e illumina tutte le religioni. D’altronde, come spiegare altrimenti il credito che Matteo dà alla notizia sui re Magi? Deponendo i loro doni nella grotta, essi riconoscevano in Gesù il centro illuminante di ogni fede”. (A. Cattabiani)

Assai rilevante il simbolo della mirra per Colui il quale guarisce  come Salvatore di vita gli uomini dalla malattia per colpa dei “daeva”(demoni ) a causa dell’“Anima oscurata”. Nei Vangeli Gesù scaccia i demoni e lava le anime dal peccato originale e da ogni altro peccato e ne ristabilisce la salute, ripristinando l’azione salvifica della Fede.

Sintesi mirabile della valenza sprituale di profondissima Conoscenza è la notazione che qui trascrivo con gli occhi e il cuore ancora colmi di sacro stupore: “…tali  personaggi misteriosi non rappresentano altro, in realtà,  che i tre  capi dell'”Agarttha”.
Il “Mahƒnga” offre a Cristo l’oro e lo saluta come «Re»; il “Mahƒtmƒ” gli offre l’incenso e lo saluta come «Sacerdote».  Il “Brahƒtmƒ”, infine, gli offre la mirra (cioè il balsamo d’incorruttibilità,  immagine dell'”Amritƒ”) e lo saluta come «Profeta» o Maestro spirituale per eccellenza.

L’omaggio reso in tal modo al Cristo nascente, nei tre mondi che sono anche i loro rispettivi regni (evidentissimo e importantissimo il richiamo al “triregno” dei Pontefici romani n. d. r.) dai rappresentanti autentici della tradizione primordiale, è nello stesso tempo, si  noti bene, il pegno della perfetta ortodossia del Cristianesimo nei confronti di essa…”. (R. Guenon,”Il re del mondo”, Adelphi).

Rosario Patanè

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