Riflessione / Pira: Montse Alvarado, prima donna a capo della comunicazione vaticana

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Montse Alvarado comunicazione vaticana

Condividiamo la riflessione del professore Francesco Pira sul nuovo corso della comunicazione vaticana, guidata oggi dalla giornalista e manager Montse Alvarado. Un avvicendamento che Pira definisce “un nuovo linguaggio istituzionale, fatto di competenza professionale e visione del futuro”, capace di abbattere vecchie barriere culturali. L’articolo esplora la sfida epocale di raccontare Cristo nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’infosfera, valorizzando il talento delle donne. Si offre così alle giovani generazioni l’immagine di una comunità ecclesiale viva, aperta e profondamente interconnessa.

Montse Alvarado / Una nomina storica per la comunicazione vaticana

Nella storia della Chiesa cattolica, ci sono nomine che incarnano già di per sé un nuovo linguaggio. Non parole scritte su carta, ma scelte concrete che dicono al mondo in che direzione si vuole andare. La nomina di Montse Alvarado alla guida del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede è precisamente questo. E’ un nuovo linguaggio istituzionale, fatto di competenza professionale e visione del futuro. Una donna laica, quarant’anni, giornalista e manager, originaria del Messico e cittadina americana. Viene chiamata da Papa Leone XIV a guidare la macchina comunicativa più antica e più articolata del mondo cristiano. Una scelta che dice molto sul momento storico che stiamo vivendo, sulla direzione che la Chiesa intende prendere e sulle sfide che l’informazione cattolica deve affrontare nell’era dell’intelligenza artificiale e della disinformazione.

Merita attenzione l’articolo pubblicato su “Avvenire”, scritto da Giacomo Gambassi e intitolato “Comunicazione vaticana, il nuovo prefetto è una giornalista americana: chi è Montse Alvarado”, poiché offre un ritratto preciso e documentato di una figura che, pur poco conosciuta al grande pubblico italiano, porta con sé un percorso professionale e umano di straordinaria ricchezza. Un profilo che rivela molto più di un semplice avvicendamento istituzionale.

L’articolo di Gambassi presenta Alvarado come “giornalista e manager, laica, 40 anni, originaria di Città del Messico ma con passaporto statunitense dal 2008”. Viene descritta dai suoi collaboratori come “molto preparata e determinata”. Leone XIV ha scelto lei per guidare il Dicastero che sovrintende a Vatican News, Radio Vaticana, L’Osservatore Romano, Vatican Media, la Sala Stampa della Santa Sede, la Libreria Editrice Vaticana, la Tipografia Vaticana e la Filmoteca Vaticana. Un ecosistema comunicativo di straordinaria complessità.

I due primati di Montse Alvarado

La designazione è storica sotto due profili. È “prima donna non consacrata a capo di un dicastero vaticano e seconda nella storia della Curia Romana, dopo suor Simona Brambilla”, nominata da Papa Francesco. Due primati in rapida successione che segnalano una traiettoria culturale precisa nella quale la Chiesa sta investendo con convinzione crescente.

Il percorso di Alvarado è quello di chi ha costruito la propria preparazione attraverso esperienze diverse ma coerenti. Laurea in scienze politiche alla Florida International University e master alla George Washington University. Quattordici anni al Becket Fund, dove ha coordinato dodici vittorie alla Corte Suprema, “fra cui quelli a favore delle Piccole Sorelle dei Poveri, dei detenuti musulmani nel braccio della morte, dei servizi sociali cattolici di Filadelfia, dei diritti civili delle scuole ebraiche e delle sinagoghe”. Il Wall Street Journal la ha definita “un difensore di tutte le religioni”. Dal 2021 entra nel circuito Ewtn, diventando nel 2023 presidente e direttrice operativa della divisione informazione, coordinando undici canali televisivi in diverse lingue, 600 emittenti radiofoniche e un ampio sistema di piattaforme digitali.

Il mandato: comunicare Cristo al mondo

Nella sua prima dichiarazione dopo l’incarico, Alvarado ha espresso la propria gratitudine con parole che rivelano una consapevolezza profonda del mandato ricevuto. “Sebbene questa nomina sia stata inaspettata, la accolgo con il sincero desiderio di servire il Santo Padre. Non vedo l’ora di continuare l’importante lavoro di rafforzamento del Dicastero affinché possa continuare a servire la Chiesa a Roma e ovunque per comunicare Cristo al mondo”. Comunicare Cristo al mondo: una formula semplice e immensa, che racchiude tutta la bellezza del mandato che si trova ad assumere.

Il prefetto uscente Paolo Ruffini, nella lettera ai dipendenti, ha tracciato la stella polare dell’istituzione. “Non fermarci mai, passare il testimone continuando a correre, essere presenti qui e ora, come pietra di paragone di una comunicazione che è strumento di una comunione che cresce nel tempo”. Parole che descrivono non solo un dicastero, ma una vocazione.

La caduta delle barriere e le sfide del digitale

Montse Alvarado comunicazione vaticanaQuesta nomina rappresenta un segnale culturale che merita di essere letto con attenzione. La scelta di una donna laica alla testa della comunicazione vaticana non è solo un gesto di apertura simbolica. E’ una risposta concreta a una trasformazione strutturale del sistema mediatico globale. Come ha osservato la sociologa Judy Wajcman nel suo lavoro sul rapporto tra genere e tecnologia, le donne hanno storicamente occupato posizioni subordinate nell’ecosistema mediatico. Questo non per mancanza di talento ma per effetto di barriere culturali e istituzionali. Quando queste barriere cadono, si ridisegnano i modelli di riferimento per intere generazioni.

Montse Alvarado arriva alla comunicazione vaticana con un profilo che unisce competenze giuridiche, esperienza di management in un network globale multilingue e visione editoriale. È la figura ideale per affrontare le sfide del prossimo decennio. Tra queste la disintermediazione digitale, la proliferazione di contenuti non verificati, l’avvento dell’intelligenza artificiale nella produzione e distribuzione dell’informazione.

Abitare l’infosfera tra algoritmi e intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale sta già trasformando il modo in cui le notizie vengono prodotte, diffuse e fruite. Gli algoritmi determinano cosa viene visto e cosa rimane invisibile. I sistemi generativi possono produrre contenuti religiosi con una velocità che nessuna redazione umana può eguagliare. In questo contesto, la qualità della comunicazione cattolica dipenderà dalla capacità di usare questi strumenti con consapevolezza critica, mantenendo al centro la persona umana in tutta la sua dignità.

Luciano Floridi, con la nozione di infosfera, ci ha insegnato che viviamo dentro un ambiente informativo dove reale e digitale si fondono inestricabilmente. La Chiesa, che da sempre ha saputo usare i mezzi del proprio tempo — dalla stampa di Gutenberg alla radio di Pio XII, dalla televisione di Giovanni Paolo II ai social media di Francesco — si trova oggi davanti alla prova più complessa della sua storia comunicativa. Manuel Castells, nella sua teoria della “società in rete”, ha mostrato come chi controlla i flussi di informazione governi le narrazioni che plasmano la realtà percepita. In questo scenario, la comunicazione vaticana può contribuire a formare coscienze critiche, a promuovere informazione responsabile. Cioè a essere — come auspicava il Concilio Vaticano II con la Communio et Progressio — “voce di chi non ha voce”.

Un segnale per il futuro e le giovani generazioni

Leone XIV, scegliendo Montse Alvarado per guidare la comunicazione vaticana, sta compiendo un gesto di fiducia che va oltre le divisioni del passato. La sua nomina manda un messaggio preciso alle giovani generazioni di cattolici. La Chiesa non è un’istituzione chiusa nel passato, ma una comunità viva che sa riconoscere il talento dove si trova. È un segnale educativo e culturale di grande valore. Può contribuire a riavvicinare alla vita ecclesiale quella parte di giovani che si sente distante dalle strutture istituzionali. Montse Alvarado che guida il Dicastero per la comunicazione è un’immagine potente, capace di parlare a generazioni di donne cattoliche che hanno sempre creduto di poter contribuire alla vita della Chiesa con pienezza di responsabilità.

La nomina di Montse Alvarado è, in ultima analisi, una notizia di speranza. Leone XIV sta edificando, con questa e con le altre designazioni recenti, una Curia che guarda al futuro senza timore. La quale valorizza la preparazione professionale accanto alla fedeltà dottrinale, che riconosce nelle donne una risorsa preziosa per il governo della Chiesa.

Dal passaggio di testimone all’autentico atto d’amore

La stella polare che Ruffini ha indicato nella sua lettera d’addio — “essere presenti qui e ora, come pietra di paragone di una comunicazione che è strumento di una comunione che cresce nel tempo” — è l’impegno che Alvarado raccoglie. E le parole con cui ha accolto l’incarico — “comunicare Cristo al mondo” — sono la risposta più semplice e più profonda che si potesse offrire.

La speranza è che, con lei alla guida, la comunicazione vaticana porti nel cuore del villaggio globale digitale la luce antica e sempre nuova del Vangelo. Perché, come ci ricorda la radice latina della parola comunicare — mettere in comune, condividere, rendere partecipi — ogni atto di comunicazione autentica è già, di per sé, un atto d’amore. E di questo, il mondo ha un bisogno urgente e inesauribile.

 

 Francesco PiraFrancesco Pira, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università di Messina. Giornalista, saggista e studioso di comunicazione, è autore di numerosi articoli e volumi su media, linguaggi digitali e dinamiche sociali contemporanee.