Riflessioni / Al pari di un affresco, anche le nostre vite avrebbero bisogno di un restauro

Qualche giorno fa, ho ricevuto da un amico, artista, una sua foto che lo immortalava mentre stava curando il restauro di un affresco, nella volta di una casa. Ciò che mi ha maggiormente colpito è stato lo sguardo, attento e serio, con cui era intento a quel restauro integrativo. Ho guardato la foto più volte e poi mi sono abbandonato ad una riflessione sul significato di quell’atto. Cioè restituire al presente, l’originale, primitivo, splendore dell’opera, perché tutti potessimo ammirarla.
Mi sono poi chiesto, riflettendo per similitudine, se questo vale solo per le opere d’arte, o non valga anche per la nostra, personale e comunitaria, vita.

S. Ireneo da Lione afferma che “l’uomo vivente è la gloria di Dio”. In effetti, secondo la tradizione biblica, ciò risponde al vero essendo stati creati a sua “immagine e somiglianza” (Gn 1,27). Per cui, compito di ciascuno di noi, è testimoniare questa identità profonda e riflettere la Sua gloria.affreschi

Inevitabilmente, come per le opere d’arte, il tempo ci sottopone all’usura e, forse, la nostra vita perde la bellezza originaria. Scivoliamo in una sorta di routine, per cui non riusciamo a dare valore e significato al tempo che ci è concesso; ci affatichiamo, qualche volta a danno del prossimo, per il nostro prestigio personale; perdiamo la memoria delle origini, le nostre certezze,  e rincorriamo “il relativismo, cioè il lasciarsi portare  ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’, [che ci] appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni” (Card. J. Ratzinger, 18.04.2005); diventiamo aridi di sentimenti, poco empatici, incapaci di guardarci negli occhi, perché nell’altro vediamo più un rivale che un fratello.
Insomma, potremmo continuare ad oltranza su ciò che usura e deturpa la nostra vita.

Forse, con umiltà e sincerità,  dovremmo  riconoscere che anche noi, come nella foto dell’amico, abbiamo bisogno di un restauro, il quale è molto più complicato di quello della foto. Esso richiede, innanzitutto una introspezione non facile (a “restaurare” gli altri saremmo tutti artisti) e la presa di coscienza delle nostri parti deteriorate.

Questo primo atto, necessario ed indispensabile, ci farà prendere coscienza che l’affresco della nostra vita non è poi così bello come il Divino Pittore lo ha voluto dipingere. Non rimandiamo questo intervento restaurativo, lasciamoci ancora una volta modellare, integrare, consolidare, velinare e quant’altro ci è necessario perché la bellezza dell’atto  originario torni, a nostro vanto ed edificazione comune.

La Parola di Dio, ascoltata e meditata; l’abituale frequenza ai sacramenti; la preghiera, come dialogo ininterrotto. Il sentirci Chiesa, comunità di salvati, compartecipi gli uni degli altri; la reale testimonianza della carità,  saranno, ancora una volta, i pennelli che Lui userà, per un restauro vero che ci riporterà  al primitivo splendore. Come quella volta della foto,  che da ora in poi, continua a fare bella mostra di sé.

Perché “l’arte è l’espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice” (A. Einstein) e noi tutti dobbiamo essere fieri di essere una originale, unica ed esclusiva, opera d’arte, che deve mostrare la sua bellezza e il suo splendore, quale atteggiamento di ringraziamento e di lode, a Colui che ci ha creati, modellati e dipinti, per riflettere nel mondo la sua gloria.

Don Roberto Strano

 

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