Coronavirus – Riflessioni / Superata l’emergenza andremo tutti alla ricerca dell’essenziale

Nell’isolamento e distanziamento fisico tra le persone, utilizzando i nuovi strumenti tecnologici per le comunicazioni, sono pervenuti diversi e originali messaggi di auguri, immagini, disegni, video, canti, cerimonie in streaming, evidenziando l’eccezionalità e “unicità” di questa Pasqua sotto il segno del Coronavirus.
Una Pasqua nella quale accanto alla “S” della sofferenza s’intrecciano la “S” della Solidarietà e della Speranza, celebrata da Papa Francesco come un “diritto”. Le tre “S” s’intrecciano e tracciano il percorso della nuova era che il Covid 19 ha segnato una linea di discontinuità nella storia.

“L’essenziale è invisibile agli occhi” diceva il Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry

Nel d.C. (che non è il “dopo Cristo”, ma l’attuale e contemporaneo “dopo il Coronavirus”) le cose andranno diversamente, cambiano gli stili e le relazione tra le persone, si mantengono le distanze che non sono “sociali”, bensì di distanziamento fisico tra le persone.
Le norme di prevenzione diventano barriere per una comunicazione serena e amicale, e si alimenta la cultura del sospetto nei confronti del prossimo per la paura di essere contagiati. Ecco il “dilemma dei porcospini”, come ha scritto Walter Veltroni: si fa fatica a stare con gli altri e, di volta in volta, si fa prevalere la paura delle spine dell’altro.
Tra gli auguri originali è pervenuto dal preside Alfonso Sciacca, noto latinista del liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale una pagina dell’epistola oraziana del primo libro, che diventa quasi breviario sul mestiere di vivere.
Il nodo centrale è quello dell’autarcheia, (autosufficienza tipica della persona saggia) espresso dal verso «et mihi res non me rebus coniungere conor». “Se vogliamo essere felici dobbiamo assoggettare a noi, alla nostra persona, tutto ciò che possediamo”.
La felicità è appunto nell’essere e non nell’avere , come ha insegnato anche Fromm. E poi continua: Viviamo giorni terribili duranti i quali rischiamo di essere sommersi dai bisogni. Bisogni di qualsiasi tipo. Materiali e morali, il bisogno soprattutto di “libertà”, come si va ripetendo più volte. Ed ecco allora che per sopravvivere decorosamente occorre fare appello alla nostra capacità di trovare in noi stessi quelle risorse che ci fanno sentire liberi, assolutamente liberi, e non assoggettati al possesso di talune cose. La riscoperta della propria interiorità è un valore che ci permetterà di superare questi tempi “virali”, e di vivere meglio quando il virus sarà scomparso. Se saremo capaci di riflettere comprenderemo che la maggior parre dei nostri giorni è stata consumata a godere dell’effimero. Alla ricerca di quel piacere che non dà piacere, al raggiungimento di affetti o sensazioni che lasciano il vuoto”.
Il messaggio del preside Sciacca si conclude con l’esortazione a “non inseguire ciò che non ci aiuta ad essere felici”.
Ecco, quindi, una lezione di vita, che ci proietta alla ricerca dell’essenziale. La società di oggi ha smarrito ciò che veramente ha un valore: il culto della vita, la dimensione dell’amore e della fedeltà, il senso vero dell’amicizia che si fa dono, la valenza del lavoro che contribuisce al bene sociale, intrecciando libertà, dignità, rispetto e legalità. La vera libertà, infatti, consiste non solo nella capacità di scegliere tra il bene e il male, ma di scegliere il miglior bene, prendendo decisioni consapevoli mosse dall’amore.
La libertà cristiana non è arbitrio, ma conduce alla più completa realizzazione della persona, assumendo come propria l’avventura d’amore che Dio ha progettato per ciascuno.
La Pasqua segna appunto questo “passaggio”, questa rinnovata scelta, come ha già affermato nel messaggio di Pasqua del 1953, il Papa Pio XII: “Ogni umile vita, se vissuta in Dio, è seme di eccelse cose; è sinfonia perenne, che la morte non stronca, ma sublima; e sulla terra, dove tutto tramonta, è messaggio di vita immortale”.
L’aver riscoperto in questa Pasqua il mistero del silenzio, la solitudine del Getsemani, la paura e l’angoscia nel vedere i camion militari che trasportano cadaveri, i parcheggi delle auto che diventano dormitori per i senza tetto, le fosse comuni per i poveri senza assicurazione, tutto ciò aiuta a pensare e a ricercare l’essenziale, scoprendo la dimensione dell’Assoluto.
“L’essenziale è invisibile agli occhi” diceva il Piccolo Principe di Antoine de Saint Exupéry,  occorre saper guardare e osservare. “Essenziale oggi significa essere in grado di poter costruire un percorso che abbia come punto d’arrivo quanto ci siamo prefissati – spiega Mauro Magatti -. docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano.
Il principio di essenzialità diventa oggi più che mai pensiero guida che permette di mettere a punto ciò che ci sta a cuore e, quindi, sapere ciò a cui dobbiamo giungere. Solo in questo modo è possibile raggiungere l’eccellenza, i traguardi di professionalità e realizzare desideri e sogni.
Questa regola sollecita la necessità di avere una rotta che sia in grado di guidarci verso l’obiettivo, coerente alla professione scelta.
Saper riconoscere l’essenziale nel proprio progetto significa essere capaci di sfrondare e ridurre tutto ciò che è effimero nella ricerca dell’obiettivo, ma senza perdere il contributo che persone, cose e tecnologia possono offrire.
Con una chiara connotazione positiva il termine “essenziale” necessita della giusta apertura razionale verso il mondo esterno, fonte di stimoli e di crescita.
“Non bisogna cadere nel delirio delle competenze “, conclude Magatti, che per esprimere il concetto di essenzialità ha coniato il termine “deponente”, assimilandolo alla denominazione dei verbi greci e latini, che sono, infatti, “deponenti”, perché possono avere forma passiva, ma significato attivo.
La ricerca dell’essenziale, essendo un atto intenzionale e libero, sollecita l’impegno personale nelle scelte e nelle azioni che costruiranno il nuovo umanesimo d. C.

Giuseppe Adernò

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