Rural Hub / I comuni del comprensorio acese progettano il loro futuro grazie al GAL Terre di Aci

0
669

Il futuro socio-economico delle Aci entra nel vivo con il progetto Rural Hub. grazie all’infaticabile coordinamento del GAL Terre di Aci. Al convegno pubblico svoltosi lo scorso venerdì 5 settembre nel Palazzo di Città di Acireale, il GAL ha illustrato l’avanzamento del percorso che porterà alla definizione di un master plan strategico per lo sviluppo dell’area vasta. Un appuntamento partecipato, che ha messo al centro opportunità concrete di investimento e pianificazione integrata per il territorio Jonico-etneo.

Durante i lavori, aperti dai saluti istituzionali del sindaco e presidente del GAL, Roberto Barbagallo e dai rappresentanti degli ordini professionali e delle associazioni di categoria, sono stati illustrati i contenuti dell’avviso pubblico per la raccolta delle manifestazioni di interesse, primo passo operativo verso la costruzione del master plan. La direttrice del GAL, Anna Privitera, ha presentato il progetto Rural Hub delle Aci, mentre il project manager Prospero Gulli ha spiegato gli strumenti di finanziamento previsti: il Contratto Istituzionale di Sviluppo per il settore pubblico e il Contratto di Sviluppo per quello privato.

Rural Hub delle Aci: Barbagallo apre il percorso del master plan

“Oggi avviamo un percorso concreto di manifestazione di interesse che è già stato pubblicato sul sito del GAL Terre di Aci” ha dichiarato il sindaco di Acireale e presidente del GAL, Roberto Barbagallo, aprendo i lavori del convegno. “Grazie a un primo finanziamento, possiamo costruire un master plan che riguarda l’intera area delle Aci, dall’Etna al mare, in continuità con il vecchio distretto Mare dell’Etna, da ampliare e rilanciare. L’obiettivo è realizzare una strategia di sviluppo che coinvolga insieme pubblico e privato, per valorizzare il patrimonio turistico e infrastrutturale del territorio”. 

Inoltre, ha sottolineato come il progetto punti a mobilitare risorse significative: “Il Contratto Istituzionale di Sviluppo avrà un valore che potrebbe superare i 200 milioni di euro. Stiamo già dialogando con la Regione Siciliana e con i Ministeri competenti per ottenere i finanziamenti necessari. Parallelamente, si apre anche alla partecipazione dei privati, con l’attivazione di contratti di sviluppo in ambito turistico, per il recupero di strutture alberghiere dismesse, la riqualificazione delle terme e la creazione di nuove opportunità di investimento”.

Il sindaco ha infine rimarcato l’importanza di un approccio unitario: “Non possiamo pensare a una sola città. Dobbiamo ragionare come territorio, collegando comuni e imprese in un disegno comune di crescita. È l’unico modo per costruire un percorso serio di sviluppo, soprattutto in campo turistico, capace di dare risposte concrete e durature”.

Le parole della direttrice del GAL Terre di Aci, Anna Privitera

L’obiettivo iniziale, ha spiegato, era quello di rispondere alla mancanza di progettualità nei comuni dell’area. Un percorso non semplice: “Il Rural Hub non nasce dal nulla ma è il frutto di un lungo lavoro iniziato già nel 2012. Abbiamo dovuto attendere 18 mesi di istruttoria e solo nel 2015 è arrivato il decreto che ci ha permesso di partire davvero”.

Da quel momento, il GAL ha avviato la selezione dei professionisti e costituito i nuclei di progettazione, oggi impegnati su temi cruciali come mobilità, ambiente e sviluppo economico-sociale. Privitera non ha nascosto le difficoltà organizzative: “Non è stato facile organizzare un incontro in pieno periodo estivo ma le richieste di chiarimento erano numerose ed era necessario un confronto diretto”.

Ha voluto anche chiarire un punto spesso sollevato dagli amministratori locali: “Il GAL non toglie risorse ad altri comuni, anzi. Il nostro compito è offrire coordinamento e capacità progettuale, per attrarre ulteriori finanziamenti regionali e ministeriali”. Con tono sicuro e pragmatico, Privitera ha concluso ribadendo il valore dell’iniziativa: il Rural Hub, ha sottolineato, rappresenta “uno strumento unico per mettere in rete pubblico e privato, creando sinergie e basi solide per lo sviluppo del territorio”.

 Vincenzo Nicolosi sugli interventi in campo

Nel suo intervento, Nicolosi ha toccato più ambiti relativi ai progetti sul territorio: mobilità sostenibile, progettazione sociale e rigenerazione urbana. Il primo progetto riguarda una via di fuga intercomunale tra Acireale e Acicatena. L’opera è pensata per migliorare la sicurezza intorno all’ospedale Santa Marta e Santa Venera. È già stata discussa in conferenza di servizi con le amministrazioni interessate. Sono emerse criticità legate a urbanistica, protezione civile e aspetti sismici, che i tecnici stanno affrontando con soluzioni mirate.

Il secondo progetto è un campo sportivo polifunzionale nella frazione di Guardia, ad Acireale. L’impianto potrà ospitare partite fino alla serie D e altre attività sportive. È dotato di spogliatoi, tribune, parcheggi separati per tifoserie e squadre. Tutto è stato progettato secondo criteri di sostenibilità. Con materiali conformi ai CAM, impianti a basso impatto e un sistema di raccolta delle acque meteoriche per l’irrigazione. Il terzo intervento riguarda la riqualificazione di due strade storiche ad Aci Sant’Antonio, via Francesco Bella e via Spirito Santo. L’obiettivo è restituire dignità al centro urbano: basolato ripristinato, nuova illuminazione e predisposizione per la gestione delle acque reflue.

“Sono progetti concreti che puntano a migliorare sicurezza, vivibilità e qualità degli spazi pubblici. Il Rural Hub non è solo teoria, ma azioni che possono cambiare davvero le nostre comunità”.

Prospero Gulli: «Un piano innovativo che unisce pubblico e privato»

Il project manager Prospero Gulli ha coordinato il gruppo di tecnici che ha lavorato alla predisposizione del master plan. Nel suo intervento ha chiarito il senso del percorso avviato: “Non bastavano i soli cinque comuni del GAL. Per creare una vera destinazione turistica e culturale serve un territorio più ampio, capace di attrarre investimenti e di organizzarsi come sistema”. Per questo il piano abbraccia oggi circa venti comuni dell’area vasta etnea, dove sono presenti importanti attrattori naturali, culturali e turistici.

Gulli ha definito l’iniziativa un’idea innovativa, frutto della capacità del GAL e delle amministrazioni locali di sperimentare strumenti nuovi di sviluppo. “Il sindaco Barbagallo e la direttrice Privitera hanno dimostrato di saper guardare oltre, mettendo a disposizione del nucleo di progettazione le condizioni per immaginare un progetto fuori dagli schemi”. Il meccanismo proposto è a doppio binario. Da un lato, il Contratto Istituzionale di Sviluppo, rivolto agli enti locali, che potranno proporre interventi senza la necessità di dimostrare la sede nel territorio, purché abbiano la disponibilità di aree o immobili. Dall’altro, il Contratto di Sviluppo dedicato al settore privato, pensato per aziende e imprenditori che intendono investire in turismo, cultura e infrastrutture.

“In questa fase stiamo raccogliendo le manifestazioni di interesse sia pubbliche che private. È un passaggio decisivo per capire quali progetti inserire nel master plan. Anche chi dispone già di un’idea avanzata deve comunque inviarla: serve una ricognizione complessiva del territorio”. Un punto centrale del discorso ha riguardato il rapporto tra pubblico e privato: “Se un imprenditore vuole ristrutturare tre cantine in un’area periferica, bisogna garantire anche strade e collegamenti. Non possiamo immaginare interventi isolati. Pubblico e privato devono sostenersi a vicenda”.

Gli interventi tecnici / L’Ingegnere Mazzotta: “Consumo di suolo? Un falso problema, il piano punta sulle rifunzionalizzazioni”

Il primo contributo tecnico è arrivato dall’ingegnere Antonio Alessio Mazzotta, invitato dall’Ordine degli Ingegneri di Catania. Invitato a commentare l’articolo 10 dell’avviso, relativo alla presentazione delle domande, Mazzotta ha chiarito che gli interventi ammissibili sono sia pubblici che privati, purché coerenti con gli obiettivi generali del piano. La valorizzazione delle risorse, l’incremento della qualità dei servizi, rifunzionalizzazione di spazi e strutture esistenti, sostegno alle infrastrutture e interventi nei centri storici sono fondamentali. Ha poi affrontato il tema del consumo di suolo, spesso evocato come ostacolo: “Si tratta di un falso problema. La legge urbanistica siciliana punta alla neutralità del consumo di suolo entro il 2050, ma questo principio riguarda le nuove urbanizzazioni. Nel nostro caso, il 90% degli interventi previsti sono rifunzionalizzazioni su aree già occupate”.

Esempi concreti non mancano: la riqualificazione di alberghi e strutture ricettive dismesse o l’uso di aree PIP già urbanizzate. “Non si tratta di nuove varianti urbanistiche – ha spiegato –. E anche laddove si rendano necessarie opere pubbliche, la legge consente una deroga fino al 10% del territorio comunale”.

L’architetto Marano: “Le varianti urbanistiche, un nodo procedurale da conoscere”

Marano ha spiegato che la cosiddetta procedura semplificata delle varianti non è in realtà così rapida come appare. In Sicilia, molti piani regolatori hanno vincoli espropriativi ormai decaduti e questo può complicare la realizzazione di nuove opere pubbliche, specie quando comportano anche procedimenti espropriativi. Ha ricordato l’esistenza di strumenti normativi poco utilizzati, come l’istituto della deroga urbanistica previsto dall’art. 14 del DPR 380, che consente – con l’approvazione del Consiglio comunale e i pareri degli enti competenti – di autorizzare ampliamenti, sopraelevazioni o cambi di destinazione d’uso, soprattutto in interventi di riqualificazione. “È una possibilità utile – ha sottolineato – per ridurre il consumo di nuovo suolo e recuperare il patrimonio edilizio esistente”.

Marano ha poi illustrato la normativa che disciplina le varianti per le opere pubbliche, dove si intrecciano il Codice degli Espropri (DPR 327/2001) e la legge urbanistica regionale n. 19/2020. In questi casi, ha precisato, si può ricorrere all’accordo di programma, strumento che velocizza i tempi e garantisce la partecipazione dei proprietari interessati. Un elemento positivo riguarda la VAS (Valutazione Ambientale Strategica). “Le varianti per opere pubbliche non richiedono la VAS, perché sono considerate atti puntuali e non veri strumenti di pianificazione. Questo significa risparmiare almeno un anno di iter procedurale”.

Giorgia Fichera