È vero che gli scioperi in Italia ricadono molto di venerdì? Quali sono le ragioni? Cerchiamo di non cadere nel qualunquismo —ricordiamo che chi sciopera perde un giorno di retribuzione— e proviamo a rispondere anche attraverso un confronto con alcuni paesi europei. Nei Paesi europei i sindacati scioperano di venerdì, ma anche in giorni infrasettimanali. I motivi sono diversi. Proviamo a spiegare la strategia di scelta dei sindacati di un giorno rispetto a un altro.
È vero che solo in Italia si sciopera di venerdì? / Cosa hanno detto Matteo Salvini e Giorgia Meloni
L’11 dicembre, Matteo Salvini, ospite del programma di Bruno Vespa “Porta a Porta”, ha commentato la ricorrenza periodica in Italia degli scioperi generali proclamati di venerdì: “Nel momento in cui il governo sta facendo degli sforzi senza precedenti sull’aumento dei salari, Landini fa lo sciopero di venerdì”.
Il 13 dicembre, ad Atreju i militanti di Gioventù nazionale —gruppo giovanile di Fratelli d’Italia— hanno deciso di parodiare Maurizio Landini e la scelta di proclamare gli scioperi di venerdì. Il gruppo all’evento ha portato uno striscione con scritto “In quale giorno i volontari di Atreju scioperano? Di venerdì!”. Le parole nello striscione riprendono in parte quelle di Giorgia Meloni di un mese prima. La premier con un post social aveva scritto: “In che giorno cadrà lo sciopero?”. Un tono decisamente sarcastico a evidenziare la ricaduta periodica degli scioperi indetti dalla CGIL a ridosso del weekend. I giovani di Gioventù nazionale, pubblicando una foto dello striscione sui social, scrissero: “Chiediamo dopo giorni di sfruttamento: 1. Birra gratis 2. Pranzo e cena pagati 3. Una stufetta per ogni casetta”. A sbeffeggiare —e forse anche provocando— le richieste avanzate dal sindacato durante lo sciopero del 12 dicembre.
È vero che solo in Italia si sciopera di venerdì? / Un concetto fondamentale: a cosa serve lo sciopero?
«I sindacati si servono anche del metodo dello ‘sciopero’, cioè del blocco del lavoro, come di una specie di ultimatum indirizzato agli organi competenti e, soprattutto, ai datori di lavoro» (Papa Giovanni Paolo II. Laborem Exercens, paragrafo 20, 1981). Lo sciopero è uno strumento legittimo di cui dispongono i lavoratori, riconosciuto come un diritto nell’articolo 40 della Costituzione italiana. Provando a dare una spiegazione sull’uso di questo diritto, si potrebbe dire che viene usato per rivendicare un miglioramento delle condizioni di lavoro, quando tutti gli altri strumenti di dialogo e mediazione hanno fallito.
L’obiettivo, quindi, è chiaro: se manca il minimo garantito si decide di fermare il lavoro. E questo, ovviamente, crea degli inconvenienti. Le implicazioni negative sono diverse: ricadono su chi usa quei servizi interessati dalla protesta, perché in quel momento (o nei giorni successivi) diventa più difficile usufruirne. Ma ricadono soprattutto sul lavoratore, che perde una giornata di lavoro e quindi soldi.
“Ma allora perché di venerdì? Chi decide di protestare vuole la settimana corta?”. Già con quest’ultima domanda potremmo anche dare una risposta abbastanza semplice: ponendola stiamo dando per certo che il venerdì sia l’ultimo giorno di lavoro per tutti, e sappiamo ovviamente che non è così.
È vero che solo in Italia si sciopera di venerdì? Perché il venerdì?
Pagella politica, elaborando diversi dati, mostra che con la diminuzione del numero di scioperi col passare degli anni, anche quelli proclamati di venerdì, di conseguenza, sono diminuiti. Viene fatto notare che la proclamazione di uno sciopero nei fine settimana comporta un maggiore successo dello sciopero stesso. Con una maggiore possibilità di aumento dei disagi e di una maggiore partecipazione —si pensi a uno sciopero dei mezzi di trasporto e le conseguenze per chi abita lontano da lavoro e deve tornare a casa, o per chi opera all’interno di un magazzino e deve preparare il lavoro per la settimana successiva—.

Inoltre, il venerdì e il lunedì sono giorni che sicuramente generano più inconvenienti nel settore dei trasporti. Non a caso il settore dei trasporti è quello più coinvolto durante gli scioperi in Italia.
Lo sciopero è un mezzo
Qui viene confuso il mezzo con l’obiettivo. Ed è difficile credere che non si voglia fare volontariamente una mistificazione di questo. Poiché l’obiettivo non è quello di creare disagi, ma è quello di ottenere delle migliori condizioni di lavoro, attraverso i disagi. Condizioni che non sono riuscite con il dialogo, pacificamente, e quindi che altri mezzi rimangono se non quello del fermare il lavoro? Lo sciopero è il mezzo.
Che si tratti di uno strumento conflittuale, su questo non c’è discussione. Ma tutti i diritti che abbiamo oggi sono frutto di una conflittualità passata. Si pensi al diritto all’aborto, alle otto ore settimanali, alla tredicesima, alle ferie, ad un adeguato aumento salariale, alla democrazia e allo sciopero stesso, ritenuto illegale ancora prima dell’avvento della dittatura fascista, dal 1861 al 1889. Poi entrò in vigore il Codice penale Zanardelli e lo sciopero non fu più perseguibile penalmente fino al 1930.
In Francia e in Spagna, due esempi
In Francia gli scioperi, solitamente, vengono proclamati tra martedì e giovedì, come evidenziato dall’emittente RTL France. Non si tratta di una scelta dettata dalla volontà di apparire come lavoratori in cerca di un weekend più lungo, ma per minacciare scioperi reconduits (a oltranza) nei giorni successivi, cosa molto difficile se venissero proclamati scioperi di venerdì. Altro che settimana corta, settimana cortissima. I sindacati di CGT e CFDT hanno proclamato uno sciopero a oltranza del personale del Louvre lunedì 15 dicembre, senza dare una data finale.
In Spagna venne indetto uno sciopero dai sindacati UGT e USO il venerdì 15 agosto 2025, e poi nei giorni successivi tra sabato e domenica, per i lavoratori aeroportuali dell’azienda Ryanair per i servizi a terra, Azul Handling. La scelta dei giorni non fu casuale: quelle sono giornate di lavoro per chi è impiegato nel settore del trasporto aereo. Il motivo della scelta di quei giorni era la massimizzazione degli effetti dello sciopero. Poiché nei fine settimana il traffico turistico è maggiore, i sindacati scelsero quei giorni per generare più disagi: un effetto che non avrebbero ottenuto se avessero proclamato lo sciopero in settimana.
È vero che gli scioperi in Italia ricadono molto di venerdì?
Negli altri paesi europei la situazione rimane la stessa
Negli altri paesi europei la scelta del venerdì come giorno di sciopero non è dominante: dipende dal giorno che crea maggiore impatto e dal settore coinvolto, oltre che dal clima di conflittualità tra sindacati, imprese e Stato. In Svezia e Norvegia è molto più raro che si verifichino scioperi. Allo stesso modo, in un confronto tra Germania e Italia o tra Regno Unito e Italia, gli scioperi risultano meno frequenti nei primi Paesi.
Lo sciopero dei postini nel Regno Unito
Nel Regno Unito, come riportato da Reuters, tra fine 2022 e 2023 vi fu il cosiddetto “sciopero dei postini” britannici di Royal Mail, dovuto all’aumento dell’inflazione e la bassa crescita dei salari rispetto al potere di acquisto dei lavoratori. Lo sciopero non fu casuale né simbolico. Il sindacato CWU proclamò le prime astensioni dal lavoro il giovedì 24 e venerdì 25 novembre 2022, in coincidenza con il Black Friday, uno dei momenti di massimo traffico commerciale.
A queste date seguirono ulteriori giornate di sciopero mirate nel periodo prenatalizio, quando il volume di spedizioni raggiunge il picco annuale. La scelta del venerdì e dei giorni immediatamente successivi rispondeva a una strategia precisa: bloccare le consegne nei momenti più redditizi per l’azienda, amplificare i ritardi nel fine settimana e aumentare la pressione economica e mediatica su Royal Mail e sul governo. Non scelsero solo il venerdì; scelsero anche il sabato e il giovedì, ma non per comodità. Per massimizzare l’impatto della protesta la scelta dei giorni diventa fondamentale.
Questi esempi sono solo alcuni e se ne potrebbero fare molti altri. Il punto rimane sempre lo stesso: la frequenza con cui uno sciopero viene indetto in un giorno piuttosto che in un altro dipende da svariati fattori. Non è possibile ridurre questa scelta a una semplicistica affermazione come quella di “volere la settimana corta”.
Giorgio Trombetta
