Sicilia / Un terzo dei Comuni è in stato di dissesto o pre-dissesto finanziario

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Purtroppo ad oggi circa il 14% dei Comuni Italiani si trova in una situazione di dissesto finanziario, di cui un terzo in Sicilia. La maggior parte, infatti, si trova al sud e nel centro Italia, rispettivamente con il 34% e il 24% del totale Comuni. Mentre nel nord Italia si registrano pochi casi di Comuni in disavanzo, pari al 3% del totale.

I Comuni in dissesto finanziario in Sicilia

In Sicilia i Comuni che hanno dichiarato lo stato di dissesto finanziario negli anni passati sono 82 Comuni su 391 totali (pari al 21%). In provincia di Catania, i Comuni interessati dal dissesto in ordine cronologico sono stati Giarre (2018), Randazzo (2019), Fiumefreddo (2021), Pedara (2022), Calatabiano (2022), Santa Venerina (2023), Sant’Alfio (2023), Milo (2023). Ma anche Aci Catena (2023), Gela (2023), Castiglione (2024) ed in ultimo San Giovanni La Punta, che ha dichiarato il dissesto il 10 aprile 2026.

Si aggiungono agli 82 Comuni Siciliani in dissesto, altri 39 Comuni in stato di pre-dissesto finanziario i cui Consigli Comunali hanno approvato la delibera di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario. I Comuni della Città Metropolitana di Catania interessati dall’adozione del piano di riequilibrio finanziario sono Linguaglossa (2026), Militello (2037), Mineo, Paternò, Ramacca, Riposto (2032), San Giovanni La Punta. Fra parentesi dove disponibile abbiamo messo l’anno della fine del periodo di pre-dissesto. In pratica è l’anno in cui l’Ente Locale in base al piano presentato prevede di ritornare in equilibrio finanziario.

Di fatto in Sicilia 121 Comuni su 391 (pari al 30%) hanno dichiarato lo stato di dissesto o il pre-dissesto finanziario, di fatto un Comune su tre ha problemi di bilancio.

Cosa posso fare i Comuni in dissesto finanziario?

Di fatto il dissesto finanziario è una procedura guidata di fallimento degli Enti Locali. La procedura prevede la dichiarazione di dissesto deliberata dal Consiglio Comunale, dopo la quale si ha l’avvio della liquidazione. Con decreto del Presidente della Repubblica viene nominata la Commissione Straordinaria di Liquidazione (O.S.L.). Questa è di fatto l’organo commissariale che si insedia presso l’Ente Locale per gestire la massa del debito accumulato. E successivamente procede con l’accertamento del passivo e il recupero dei crediti non riscossi. Contemporaneamente, mentre i commissari gestiscono il pregresso, l’amministrazione in carica (Sindaco e Giunta) gestiscono con forti vincoli di bilancio l’attività ordinaria dei servizi pubblici essenziali. Il Comune in dissesto subisce il blocco dei pagamenti dei debiti pregressi e deve aumentare al massimo le imposte comunali.

Le conseguenze

La prima diretta conseguenza di un Comune in dissesto è l’applicazione delle aliquote massime previste per i tributi locali (IMU, TARI, Addizionale Irpef, Canone Unico Patrimoniale, e imposta di soggiorno). L’Ente spesso è costretto a vendere beni immobili e terreni disponibili per fare cassa. O in caso di società partecipate o società in house, può vendere quote azionarie o le società stesse. E’ il caso di tanti Comuni che per fare cassa hanno venduto le farmacie Comunali ai vari gruppi multinazionali esteri o teatri o impianti sportivi.

Il Comune è obbligato a garantire i servizi essenziali quali assistenza sociale, asili nido, polizia locale, nettezza urbana e trasporto pubblico. Per far questo deve gestire la spesa corrente solo per il funzionamento dei servizi essenziali di cui sopra.

Il blocco della spesa ha un’ulteriore impatto sui servizi in quanto vige il blocco delle assunzioni di personale, e il ridimensionamento della dotazione organica del Comune. Gli impiegati che rimangono subiscono lo stop alla carriera interna (blocco delle progressioni verticali e orizzontali), divieto di rinnovo dei contratti a tempo determinato e taglio al salario accessorio. Così come limiti agli straordinari e vincoli agli incarichi dirigenziali a contratto (art..110 TUEL) e potenziali revoche per le elevate qualificazioni (EQ).

Per tutelare i creditori, il Comune non può contrarre nuovi mutui, prestiti o accendere nuove linee di credito. Non può effettuare spese discrezionali, ad esempio spese per sponsorizzazioni, contributo a fondo perduto e gli investimenti non urgenti.

Di chi sono le responsabilità

Per dovere di chiarezza, il Comune che dichiara lo stato di dissesto o di pre-dissesto di fatto sta ammettendo che c’è stata nel periodo precedente una mala gestione della finanza pubblica. Bisogna sottolineare che la mala gestione non è sempre imputabile agli organi di governo su cui ricade l’onere dell’approvazione dello stato di dissesto. Ma spesso viene da anni di gestione di Giunte differenti. All’amministrazione successiva non possono essere attribuite responsabilità a riguardo, se non quella che appena insediata deve prendere atto della situazione e dichiarare lo stato di dissesto.

Di fatto qualcuno ha avuto una gestione poco prudente della spesa, prendendosi pubblicamente i meriti delle iniziative fatte e lasciando ai successori i debiti e le azioni conseguenti (aumento delle aliquote, blocco della spesa). Sono loro che pubblicamente saranno esposti agli effetti negativi delle scelte fatte dalla giunta precedente.

Gianfranco Castro