Anche Catania ha aderito allo sciopero generale del 28 novembre indetto dai sindacati di base: USB, Cobas, CUB e altre sigle minori. Per i sindacati le misure del governo a tutela dei servizi pubblici e dei lavoratori sono insufficienti. Fra gli obbiettivi dei sindacati: massicci investimenti nel settore pubblico a discapito della difesa, un aumento dei salari per stabilizzare i precari, l’opposizione all’aumento delle spese militari. Oltre a questi temi, non è mancata la richiesta di pace riguardo il conflitto in Palestina e lo stop di invio di armi a Israele. I sindacati più grandi, CGIL CISL e UIL hanno deciso di non aderire alla manifestazione. La CGIL ha indetto uno scioperò generale in maniera autonoma per il 12 dicembre.
La manifestazione partita da Catania promossa dai sindacati di base
I sindacati di base di Catania hanno organizzato lo sciopero che è partito da piazza Stesicoro —ridenominata per l’occasione piazza Gaza—, dove i manifestanti si sono riuniti e hanno tenuto alcuni interventi pubblici. Subito dopo è iniziata la marcia verso la Prefettura, per chiedere alle istituzioni — inclusi gli enti locali — una presa di posizione rispetto alle rivendicazioni espresse in piazza.
Maggiori spese nel settore pubblico, e no verso una ”economia di guerra”
Fra le rivendicazioni espresse vi è quella di nuovi ospedali, nuove scuole, nuove strutture pubbliche. Messa in discussione la nascite delle nuove filiali —di Leroy Merlin e MC Donald — a San Giovanni la punta, di fronte alla tangenziale: “la dovevano esserci delle scuole”. I sindacati hanno chiesto —visto l’accrescimento delle spese militari— la fine di quella che viene definita “economia di guerra”. Una spesa che è cresciuta dovuto al piano “Readiness Europe” (ex “Rearm Europe”) voluto dalla commissione europea, e dal patto stipulato tra Italia e NATO col compito di portare al 5% del PIL la spesa nella difesa.
Salari più alti, no alle privatizzazioni
La richiesta di un salario minimo, della stabilizzazione dei precari, maggiori condizioni d’impiego, il rinnovo dei contratti ancora in sospeso. Richiesto anche il cambio di rotta delle privatizzazioni delle aziende pubbliche.
Il coro: “From the river to the sea, Palestine will be free”
Nel corteo hanno trovato spazio anche istanze legate al conflitto israelo-palestinese, con la richiesta di un cessate il fuoco, la fine dell’occupazione dei territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Alcuni movimenti e forze partitiche extra parlamentari si sono uniti allo sciopero per protestare contro il governo e portare ancora una volta il caso palestinese.
Il “no” alla riforma della magistratura
Non sono mancati interventi contro il governo italiano. Il parlamento ha approvato in seconda lettura la modifica costituzionale che dovrà essere confermata mediante referendum. Si andrà al voto con molte probabilità tra marzo e aprile del 2026: “molti di voi qua presenti hanno votato contro il referendum di Renzi. Anche a questo referendum faremo una grande campagna per il ‘no’ al voto”. E poi: “la costituzione non va modificata. Va applicata”.
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Giorgio Trombetta
