Temi come il sostegno a Gaza e i diritti umani sono diventati una priorità per coloro che non vogliono restare indifferenti davanti alle gravi violazioni che colpiscono la popolazione palestinese. Da quasi venti mesi, la popolazione della Striscia di Gaza vive sotto bombardamenti continui che hanno colpito in modo indiscriminato case, scuole, ospedali e luoghi di rifugio. Un assedio che ha assunto i contorni di una catastrofe umanitaria senza precedenti negli ultimi decenni, e che molti osservatori internazionali, tra cui l’Istituto Lemkin per la Prevenzione del Genocidio, definiscono apertamente come genocidio.
Secondo le stime più recenti, rilanciate anche da Banca Etica e che riproponiamo, le vittime dei raid israeliani sarebbero ormai vicine alle 60.000, un numero probabilmente sottostimato. A queste si aggiungono oltre 120.000 feriti e circa due milioni di profughi: un esodo forzato che, per portata, supera persino quello della Nakba del 1948. La situazione è aggravata da episodi documentati di attacchi a civili in fila per ricevere gli aiuti umanitari, assalti a strutture sanitarie e demolizioni mirate di attività economiche locali.
La relatrice ONU per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha più volte denunciato non solo la violenza militare, ma anche le complicità economiche internazionali che sostengono l’occupazione. Nel suo rapporto del giugno 2025 al Consiglio per i Diritti Umani, ha parlato di una vero e proprio passaggio “Da un’economia di occupazione a un’economia di genocidio”, indicando il coinvolgimento del settore privato, compreso quello finanziario, nel perpetuare la crisi.
Iniziative di solidarietà: dalla raccolta fondi al sostegno delle comunità locali
In questo contesto drammatico, la società civile e alcune realtà del mondo finanziario etico hanno cercato di dare risposte concrete. Ad esempio, esiste una raccolta fondi in collaborazione con Medici Senza Frontiere, creata per supportare le operazioni di soccorso sanitario a Gaza.
Un secondo crowdfunding è stato destinato a piccoli imprenditori agricoli palestinesi, le cui aziende erano state distrutte o gravemente danneggiate da incursioni dei coloni. Sono state inoltre amplificate le testimonianze di partner come Acad Finance, organizzazione di microfinanza palestinese attiva da anni nei territori, e di clienti che operano direttamente nell’area.
Ma l’impegno non si è fermato a queste iniziative: la volontà dichiarata è continuare ad agire, sia sul piano dei diritti umani sia su quello politico, per fermare l’occupazione e dare sostegno a Gaza tramite la ricostruzione sociale ed economica.
Come continuare a sostenere Gaza
Sono diverse le azioni concrete che cittadini e associazioni possono intraprendere:
- Pressione politica: chiedere al governo italiano di sospendere la cooperazione militare con Israele, che viola la legge 185/1990 sull’export di armi italiane.
- Sostegno umanitario: Donare per la campagna di Un Ponte Per “Acqua per Gaza”, oppure partecipare alla raccolta fondi dell’Associazione Bergamo-Palestina per l’acquisto di ambulanze e materiale sanitario destinato all’Ospedale Al-Awda; Si può donare all’account Paypal @amiciziabergamo o tramite bonifico al seguente IBAN: IT73I0501811100000020000074.
- Utilizzare il boicottaggio come forma di resistenza non violenta: verificate quali aziende sono implicate con Israele nella lista di Don’t Buy Into Occupation e segnalate dalla campagna BDS.
- Petizioni internazionali: firmare iniziative come “Stop al Genocidio” promossa da Amnesty International, per spingere l’Unione Europea a rivedere gli accordi di cooperazione con Israele.
Cosa sapere prima di fare una donazione
Le normative antiriciclaggio impongono alle banche verifiche severe sui flussi di denaro diretti in Palestina. Per questo motivo, le donazioni verso singoli individui sono difficilmente autorizzabili, mentre è preferibile indirizzare i contributi a organizzazioni riconosciute e già operative sul territorio.
Un impegno finanziario che non alimenta i conflitti
Tali iniziative mirano a coniugare il sostegno a Gaza e il rispetto dei diritti umani, ciò significa anche scegliere modelli economici che non traggano profitto dalle guerre. Alcune realtà bancarie adottano da sempre la politica di non finanziare l’industria bellica. È una scelta che va oltre il principio morale: significa canalizzare le risorse verso progetti che promuovono pace, giustizia e diritti umani, evitando di alimentare meccanismi economici che perpetuano la violenza.
La crisi di Gaza è una ferita aperta nella coscienza collettiva internazionale. Le iniziative di solidarietà, per quanto piccole, rappresentano tasselli fondamentali per costruire un futuro diverso, in cui i diritti umani siano più forti della logica delle armi. Per seguire gli aggiornamenti sulla situazione a Gaza si consiglia paginesteri.it
Mirko La Spina
