Stop alla carne di cavallo / Una proposta di legge che fa tremare Catania

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carne di cavallo

Dato che a Catania la carne di cavallo non è solo street food, bensì un vero e proprio simbolo culturale e identitario, cerchiamo di capire i dettagli della proposta di legge relativa allo stop alla carne di cavallo, che rischia di mettere in ginocchio numerosissime attività commerciali del capoluogo etneo (e non solo), analizzando le posizioni favorevoli e contrarie.

Un excursus sulla storia della carne di cavallo a Catania

Prima di entrare nel merito delle diverse opinioni attorno al tema che stiamo per affrontare, è necessario fare un breve excursus sull’evoluzione della carne di cavallo a Catania. In tutto il territorio etneo, infatti, la carne di cavallo non va interpretata solamente come il simbolo dello street food locale, ma anche come un vero e proprio rito sociale che ha luogo quotidianamente tra le vie di Catania e che trova origine nell’antichità, quando le famiglie meno abbienti in periodi di carestia potevano permettersi solo la carne di cavallo, considerata più nutriente, proteica ed economica rispetto a quella bovina.

Successivamente, tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, le “putie” catanesi iniziarono ad arrostire sul momento la carne, servendola con il salmoriglio, dando vita ad una tradizione per la quale anche i turisti nutrono un enorme interesse. Insomma, la carne di cavallo si è radicata, nel corso degli anni, nella struttura identitaria del popolo catanese. 

Stop alla carne di cavallo: i dettagli della proposta

La proposta, avanzata dalle deputate Susanna Cherchi (M5S) e Luna Zanella (Avs), vorrebbe il divieto di macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti affinché vengano giuridicamente riconosciuti come animali di affezione, quindi non destinati alla produzione alimentare (No Dpa). Tale proposta, sostenuta da Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati e presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (LEIDAA), prevede anche sanzioni pecuniarie e penali piuttosto severe per coloro i quali non dovessero rispettare il divieto di macellazione degli equidi a scopi alimentari: si parla di reclusione da 3 mesi a 3 anni e multe salate fino a 100 mila euro.

cavalliStop alla carne di cavallo: le tesi a favore

Fra le posizioni favorevoli al provvedimento bisogna senz’altro menzionare quella dell’Oipa, l’Organizzazione internazionale per la protezione degli animali, che fa leva sul fatto che l’uomo sfrutta da secoli gli equidi come forza lavoro per le proprie attività o come fonte di intrattenimento abusivo nelle corse clandestine. “Ci auguriamo che il divieto di macellazione degli equidi venga ufficializzato al più presto – si legge in un comunicato stampa che riporta il commento di Massimo Comparotto, Presidente OIPA Italia –  compiendo un passo importante verso una tutela più coerente con la sensibilità crescente dei cittadini”.

Anche Animal Equity Italia ha più volte denunciato la crudeltà delle pratiche di macellazione degli equidi (si veda l’inchiesta svolta nell’arco di 7 mesi tra il 2024 e il 2025 all’interno del macello Zerbini e Ragazzi in Emilia-Romagna) e, pertanto, esprime il proprio supporto per mettere un punto sullo sfruttamento di tali animali.

Gian Marco CentinaioStop alla carne di cavallo: le tesi contrarie

Nel “quadrilatero dei foconi” in via Plebiscito, così come anche in via Concordia, regna l’incertezza legata al fatto che moltissimi ristoratori catanesi rischierebbero di subire un contraccolpo notevole, se non addirittura fatale, alle loro attività qualora la proposta dovesse essere approvata, sebbene non manchi lo spazio per la peculiare ironia tipica dei catanesi («Non su macari chisti animali d’affezione?» si sente dire in riferimento ai pesci rossi o ai conigli).

A tal proposito, è proprio sul fattore identitario che si concentra Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato e senatore della Lega: “Vietare il consumo di carne equina significherebbe cancellare un pezzo della storia della cucina italiana, Patrimonio dell’Umanità, e anche dell’identità di alcuni territori. – afferma Centinaio – Per questo, non posso condividere le proposte di legge in discussione alla Camera, che vanno in questa direzione”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si trova l’onorevole Santo Primavera, deputato regionale del gruppo Mpa – Grande Sicilia e componente della commissione Attività produttive e agricoltura, che ha presentato un’interpellanza formale rivolta al Presidente della Regione e all’Assessore per l’Agricoltura per opporsi alla proposta di legge: “Le iniziative legislative presentate a livello nazionale per vietare il consumo di carne di cavallo rischiano di colpire in modo diretto uno dei segmenti più caratterizzanti dell’offerta enogastronomica della Sicilia orientale, nonché le stesse macellerie. A Catania e a Floridia questa tradizione non è residuale. È un tratto distintivo, riconoscibile, che contribuisce all’attrattività turistica e culturale”. 

Anche Confagricoltura si è espressa in merito, tramite le parole del presidente della sezione Piacenza, Umberto Gorra: “Gli allevamenti operano nel rispetto di normative nazionali ed europee in materia di benessere animale, tracciabilità e sicurezza alimentare.” – commenta Gorra – “Si tratta di attività sottoposte a controlli continui, che garantiscono standard elevati lungo tutta la filiera”.

illustrazione mercato neroStop alla carne di cavallo: un’opportunità per la criminalità organizzata?

Un approfondimento a parte merita il tema legato alla criminalità organizzata. Un po’ come avviene nel caso marjuana anche la carne di cavallo rischia di entrare nelle dinamiche del mercato nero, attraverso il fenomeno della macellazione clandestina che metterebbe a repentaglio la ristorazione catanese e, paradossalmente, la salute stessa degli equidi, potenziali vittime di processi che ignorano del tutto le norme sanitarie a tutela della salute degli animali.

A tal riguardo, si è espresso l’ex sindaco di Catania e attuale senatore di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese: “In Italia la filiera dell’allevamento equino destinato alla produzione di carne vede la Sicilia al primo posto assoluto con ben 2.532 aziende di allevamento equino, a fronte di un totale nazionale di 11.105 aziende, e con 8.051 cavalli allevati nell’Isola su un totale di 45.984 in Italia. Se si vieta la macellazione in Italia, la carne continuerà ad arrivare dall’estero, da paesi con regole meno rigide. O peggio potrebbe alimentarsi un mercato nero interno alla Nazione. Non avremo salvato un cavallo, ma avremo distrutto posti di lavoro e regalato il mercato a chi non rispetta standard di sicurezza, qualità e benessere animale”.

Conclusioni

Abbiamo visto quali sono le “fazioni” principali riguardo alla proposta di legge relativa allo stop alla carne di cavallo. La sensazione che si ha è che, anche qualora il Parlamento dovesse accantonare la suddetta proposta, numerose associazioni animaliste con il supporto di personalità politiche affini potrebbero nuovamente alzare la voce in futuro per ottenere definitivamente la categorizzazione degli equidi come animali di affezione.

Gli spunti di riflessione restano, in ogni caso, i seguenti: è davvero questa la soluzione per tutelare la salute di questi animali, che rischiano di essere gettati in pasto alle tratte clandestine? La ristorazione catanese (ma anche veronese, salentina, parmigiana, padovana, tutte cucine caratterizzate dal consumo della carne di cavallo) sarebbe in grado di incassare il colpo che rischia di essere devastante sia dal punto di vista economico ma anche, e soprattutto, identitario?

Alessandro Puglisi