Verso il Referendum / L’obbligo civico di difendere la Costituzione

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costituzione italiana

Anche se non sono un’esperta in materia giuridica, da cittadina sono chiamata dalla nostra Costituzione ad esprimere il parere su una riforma che il Governo in carica mi propone, invitandomi ad esprimere il mio consenso o il mio dissenso.

E per questa opportunità, io sento il dovere di partecipare. Con la gratitudine nei confronti dei nostri avi che, con grande spirito di collaborazione e con altrettanto sforzo, hanno dibattuto e concordato un testo ben articolato e rispettoso della dignità di ogni persona. Formulando norme che consentano che il pensiero del singolo si collochi e si trasformi con il pensiero di tutti. Questo produce una soluzione in cui ciascuno ha contribuito in parte a formulare il meglio che si propone. Non un pensiero unico ma un pensiero condiviso.

La grandezza della nostra Costituzione, riconosciuta universalmente la migliore che un popolo potesse produrre, consiste anche in questa opportunità del referendum, mediante il quale, ogni cittadino adulto è considerato soggetto attivo. E come tale viene chiamato ad esprimersi e dare il proprio contributo agli organi dello Stato.

I tre pilastri della nostra Costituzione

La nostra istituzione democratica – per volontà dei nostri padri costituzionalisti – è fondata su tre pilastri – che hanno ciascuno la stessa sovranità e la stessa indipendenza.
L’Organo Legislativo proprio del Parlamento, che ha il compito di formulare le leggi. L’Organo Esecutivo con l’esercizio di Governo del Paese mediante i suoi Ministeri e l’Organo Giudiziario, che deve fare rispettare le leggi e sanzionare chi le infrange.

Tre organismi sovrani, autonomi e indipendenti. La sovranità e l’autonomia fanno sì che non ci siano gradualità tra di loro, ma parità di responsabilità e indipendenza. Il Governo non comanda, ma serve il popolo, selezionando priorità e urgenze per la vita del Paese. Non dirige il Parlamento né può modificare il giudizio espresso dalla Magistratura. Così pure il Parlamento non può esercitare attività di giudizio né di governo. Come la Magistratura non formula leggi ma le fa rispettare anche mediante sanzioni, quando queste vengono violate.

I tre poteri concorrono insieme, proprio come nel corpo umano, ogni organo ha la sua funzione distinta da tutte le altre. Ma ciascuna è finalizzata a mantenere in vita l’uomo.  Non c’è concorrenza tra il cuore e il cervello, tra il sistema sanguigno e la struttura ossea. Ma un esercizio armonico di ciascuno, con leggi e modalità uniche, che si compongono insieme e tengono in vita il nostro corpo e ci fanno vivere.

Così i tre Organi alla base della Costituzione, per la quale, i padri Fondatori hanno voluto autonomia e indipendenza nell’unità di intenti. Per dare allo Stato Democratico strumenti per una vita dignitosa e rispettosa dei suoi cittadini. Pertanto, hanno previsto che anche le modifiche alla Carta si facessero insieme. Cioè accogliendo le esigenze e le aspettative di ogni Organo, perché nessuno avesse il predominio. Ma che ciascuno esprimesse in autonomia il proprio ruolo e raggiungesse, insieme agli altri due, l’obiettivo comune: il buon funzionamento dello Stato.

Il Referendum opportunità di espressione per il popolo sovranocopertina La costituzione della Repubblica italiana

Ben venga, dunque, l’opportunità del Referendum, perché il popolo sovrano si esprima sulla bontà e sull’efficienza delle modifiche proposte alla Carta Costituzionale. Rafforzando così la fiducia nei ruoli dei tre organismi e mantenendo l’unità del Paese.

Per quanto da cittadina io possa comprendere, queste modifiche per le quali sono invitata a dire un Si, sono buone, o un No, non sono buone, devo rispondere alla domanda, che mi viene proposta all’urna: “Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105 , 106 terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal parlamento e pubblicata sulla – gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”.

A difesa della Costituzione, 5 motivi per cui votare NO

Non conosco a memoria questi articoli, ma leggendoli, trovo alcune modifiche che mi portano a fare alcune considerazioni:

  1. La prima: le modifiche riguardano ben sette articoli della Carta. In ciascun articolo si apportano modifiche che riguardano un concetto, una frase, … che nel testo originale hanno un senso di equilibrio, che il nuovo testo scombina. Non basta approvare un concetto se tutta l’impalcatura rimane uguale. Perciò mi pare che non sia stato sufficiente, preparare un testo e non dare spazio al dibattito, approvandolo semplicemente con un voto di maggioranza. La modifica di una sola sillaba compromette l’intero corpo e questo va rimesso in sesto tutto quanto, con il concorso dell’intero Parlamento.
  2. Eliminare le graduatorie di merito, con le quali si riconoscono le competenze, le qualifiche acquisite da esperienze di lavoro e da studi specifici. E comportano una selezione qualificata, per chi deve svolgere funzioni così delicate, non mi sembra una scelta saggia. Il sorteggio è un gioco rischioso e pericoloso. Chi va soggetto a un giudizio che limita la libertà e abbassa la stima di sé e lo mette al bando dell’opinione pubblica, ha bisogno di fidarsi di chi su di lui formula giudizi. Anche il reo ha diritto a mantenere la sua dignità e potersi fidare.
  3. I magistrati che lavorano in magistratura, siano essi inquirenti che giudicanti, hanno lo stesso obiettivo: la ricerca della verità. Pertanto la separazione delle carriere non li agevola né li compromette.
  4. Alla separazione delle funzioni (inquirente e giudicante) si aggiunge anche l’istituzione di una nuova Corte Disciplinare. Non era già sufficiente il Consiglio Superiore, al quale già ci si può appellare? Perché una ulteriore Alta Corte Disciplinare alla quale non ci si può appellare, perché rimane un appello allo stesso organo che lo ha formulato in primo giudizio?
  5. Se una modifica urge in seno all’attività dei magistrati riguarda ben altre limitazioni che sono le risorse utili a snellire i tempi dei processi e dare le risposte adeguate ai cittadini che ad essa ricorrono. Queste modifiche previste non servono a ridurre i tempi del processo né migliorano le condizioni in cui lavorano i magistrati e vivono i detenuti.

Per queste ragioni, io vado a votare per dire NO a queste modifiche, che ritengo inutili e forse anche dannose per i cittadini e per lo Stato Italiano.

                                                                          Teresa Scaravilli