In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, si è svolto a Catania il convegno “Super Talks”, un appuntamento di grande rilevanza culturale e civile che ha posto al centro del dibattito i temi della libertà, dell’identità e dei diritti umani, con uno sguardo ampio e critico rivolto all’Iran e al ruolo delle nuove generazioni nel mondo globale, che ha visto come ospite principale Pegah Moshir Pour. L’attivista iraniana di 35 anni, oggi è una delle voci più lucide e autorevoli nel raccontare la complessa realtà del suo Paese d’origine e le sue profonde contraddizioni.
Il convegno si è configurato come uno spazio di dialogo autentico, capace di andare oltre la narrazione superficiale dei diritti umani e di mettere in luce la dimensione quotidiana della libertà, spesso invisibile a chi vive in contesti democratici. L’intervento di Pegah Moshir Pour ha intrecciato esperienza personale, analisi politica e riflessione generazionale, offrendo al pubblico una testimonianza intensa e profondamente attuale.
Pegah Moshir Pour a Catania / La condizione delle donne iraniane: libertà negate e resistenza quotidiana
Uno dei nuclei centrali dell’incontro è stato il confronto tra la condizione delle donne in Iran e quella delle donne in Italia. Pegah ha sottolineato come, nel contesto iraniano, la libertà femminile sia costantemente sottoposta a controllo: il corpo, l’abbigliamento, l’istruzione e la presenza nello spazio pubblico diventano strumenti attraverso cui il potere esercita la propria autorità. In questo scenario, ogni gesto di autodeterminazione assume un valore politico.
In contrapposizione, Pegah ha evidenziato come in Italia, pur esistendo ancora disuguaglianze e lotte aperte sul piano della parità di genere, le donne godano di diritti fondamentali che permettono loro di scegliere, esprimersi e costruire il proprio futuro. Questo confronto non è stato presentato con intento celebrativo, ma come uno stimolo alla consapevolezza: le libertà acquisite non sono irreversibili e richiedono una difesa costante. Le donne iraniane, ha ricordato l’attivista, non sono vittime passive, ma protagoniste di una resistenza silenziosa e continua. Studiano, lavorano, si organizzano, lottano e non si arrendono, nonostante un sistema che cerca di scoraggiarle e renderle invisibili. La loro forza risiede proprio nella capacità di non rinunciare alla propria identità, anche quando farlo comporta rischi personali enormi.
Super Talks / Pegah Moshir Pour a Catania: tra Repubblica, dittatura e valore politico dell’istruzione
Nel suo intervento, Pegah Moshir Pour ha affrontato anche il tema della contrapposizione tra repubblica e dittatura, sottolineando come la differenza non risieda solo nelle strutture istituzionali, ma soprattutto nel modo in cui viene formata la coscienza collettiva. In una dittatura, ha spiegato, l’istruzione diventa uno strumento di controllo e uniformazione del pensiero; in una repubblica democratica, dovrebbe invece favorire il pensiero critico, il dissenso e la pluralità delle idee.
Il racconto della sua esperienza personale ha reso questa riflessione particolarmente concreta. Pegah ha studiato Ingegneria presso l’Università di Bari, riuscendo a laurearsi nonostante un passato familiare e sociale segnato da forti limitazioni culturali. Nessuno, ha raccontato, credeva davvero in lei: né il contesto di provenienza né una società che spesso scoraggia le donne dall’intraprendere percorsi ambiziosi, soprattutto in ambiti considerati “maschili”. Eppure, proprio attraverso lo studio, Pegah è riuscita a costruire uno spazio di libertà, trasformando l’istruzione in uno strumento di emancipazione e riscatto.
Pegah Moshir Pour a Catania / Donne che lottano, identità che resistono
Il racconto di Pegah si è fatto portavoce di una generazione di donne che, dentro e fuori dall’Iran, continuano a lottare senza arrendersi. Donne che scelgono di non adeguarsi, che resistono alle imposizioni e che, spesso, pagano un prezzo altissimo per il solo fatto di voler essere libere. In questo senso, l’identità diventa un terreno di scontro politico: affermare chi si è, cosa si pensa e cosa si desidera significa opporsi a un sistema che pretende l’omologazione.
Millennials e Generazione Z: una responsabilità condivisa
Il confronto generazionale, uno dei momenti più incisivi del convegno
Pegah, appartenente alla generazione dei Millennials, ha messo in relazione il proprio vissuto con quello della Generazione Z, oggi in prima linea nelle proteste e nei movimenti per i diritti umani, soprattutto in Iran. Con grande lucidità, ha sollevato una domanda fondamentale: la sua generazione ha fatto abbastanza per aprire la strada a un vero cambiamento?
Secondo Pegah, la Generazione Z sta dimostrando una determinazione e una capacità di mobilitazione senza precedenti, soprattutto grazie all’uso consapevole dei social media. Questi strumenti, se utilizzati in modo appropriato, possono diventare potenti mezzi di diffusione di idee, di rottura della censura e di costruzione di una libertà di pensiero autentica, spesso molto diversa da quella che il Paese sembra ufficialmente esprimere.
Super Talks / Oltre la propaganda: un Paese che vuole cambiare
In conclusione, Pegah Moshir Pour ha lasciato al pubblico un messaggio forte e carico di speranza: circa l’80% della popolazione iraniana non si riconosce nell’attuale sistema politico e desidera un cambiamento profondo. Una realtà che raramente emerge nel racconto ufficiale, ma che rappresenta il cuore pulsante di un Paese giovane, dinamico e profondamente connesso al mondo.
Il convegno Super Talks si è così rivelato non solo un momento di approfondimento, ma un invito all’azione e alla responsabilità collettiva. Le parole di Pegah hanno ricordato che i diritti umani non sono un concetto astratto, ma una pratica quotidiana, fatta di scelte, sacrifici e coraggio. Difendere la libertà, oggi, significa non restare indifferenti e riconoscere che le lotte di un Paese lontano ci riguardano tutti.
Barbagallo Ilenia Noemi
