Il Teatro Stabile di Catania porta in scena la nuova produzione Etna colonna del cielo. In programma mercoledì 9 e giovedì 10 luglio alle 20.45 alla Corte Mariella Lo Giudice di Palazzo Platamone.
Uno spettacolo di musica, parole e immagini sul più grande vulcano d’Europa – illustra una nota stampa – con la regia e drammaturgia di Ezio Donato. L’evento si inserisce nell’ambito del Catania Summer Fest.

In scena Riccardo Maria Tarci nel ruolo di Empedocle. Ad accompagnarlo le musiche dal vivo eseguite da Broken Consorts. L’ensemble di cinque elementi formato da Francesca Laganà voce, Loredana Sollima flauto, Angela Minuta arpa, Raffaella Suriano violoncello, Filippo Fasanaro percussioni. Musiche realizzate da Carmen Failla.
Le luci e i video sono di Gaetano La Mela.

Teatro Stabile / Con Empedocle alla scoperta dell’Etna
Fra le cose notevoli della Sicilia, l’Etna è il luogo più visitato da sempre dai turisti di tutto il mondo. Fin dal titolo dello spettacolo, che riprende un verso di un’opera di Pindaro del V sec. a.C., l’Etna si colloca fra i grandi miti greci.
Lo spettatore sarà accompagnato da un personaggio, il filosofo agrigentino Empedocle, in un viaggio nella storia del vulcano. Dalle sue origini, mitologiche e anche scientifiche, fino ai giorni nostri. Così come è stata raccontata dai poeti, dai narratori e dagli scienziati italiani e stranieri di tutti i tempi.

Lo spettacolo ripercorre l’immaginario del Mongibello come un’enciclopedia simbolica dell’ignoto. Una metafora cosmica delle forze del bene e del male, dove il regno della vita e quello della morte si toccano e sembrano rimandare a una loro primigenia intimità.
Dalla Teogonia di Esiodo (700 a. C.) fino alle possenti pagine del verismo siciliano di Verga, l’Etna oggi ci guarda come se fosse ormai incapace di ispirare in poeti e scrittori una diversa riflessione che dia senso al destino dell’isola che fu patria degli Dei.
Le immagini videofotografiche, pittoriche, di cronaca e scientifiche – conclude la nota – sono commentate da Empedocle, immolatosi nel cratere nel 470 a C., ma il cui spirito ancora vaga sulla montagna.
