Al Teatro Verga dello Stabile di Catania, dal 3 all’8 febbraio, va in scena La rigenerazione, ultimo lavoro teatrale di Italo Svevo, scritto tra il 1926 e il 1927, portato oggi in scena dal regista Valerio Santoro. Lo spettacolo (produzione del Teatro Biondo di Palermo e Teatro Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia), restituisce al pubblico uno dei testi più raffinati del grande autore triestino.

Una commedia – illustra una nota stampa – pungente e di straordinaria attualità che affronta con ironia e profondità una delle grandi ossessioni dell’uomo moderno: la paura della vecchiaia e il desiderio di ringiovanire. Svevo interroga il rapporto tra individuo e tempo, i limiti della scienza e l’illusione di poter fermare la decadenza fisica e morale, evocando in chiave grottesca il mito faustiano.
Nello Mascia dà vita al protagonista
Protagonista dello spettacolo è Nello Mascia, che interpreta Giovanni Chierici, anziano e inquieto, deciso ad affidarsi alla medicina moderna per recuperare giovinezza e vitalità. Attorno a lui si muove un cast corale che dà corpo a un universo umano fragile e contraddittorio, sospeso tra sarcasmo, malinconia e comicità feroce.
Accanto a Mascia, in scena Roberta Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto Burgio e Roberto Mantovani. Interpreti di una scrittura teatrale che intreccia analisi psicologica, e riflessione esistenziale.
“La rigenerazione”, un classico che rispecchia le ansie della vita di oggi
La regia di Valerio Santoro, fedele alla finezza letteraria del testo originale, restituisce tutta la modernità della scrittura sveviana. E conferma La rigenerazione come un classico capace ancora oggi di parlare al presente.
Nelle sue note di regia scrive: “L’’eroe’ sveviano è l’uomo con le sue fragilità e le sue inettitudini di fronte al susseguirsi delle vicende della vita. Ne La rigenerazione abbiamo un protagonista – interpretato da Nello Mascia – ormai avanti con gli anni, che vuole sottoporsi ad una “moderna” operazione che gli consenta di tornare indietro nel tempo, di ringiovanire.
Da qui nasce il senso del comico e del tragico di cui è permeato tutto il testo, che con la mia regia vorrei cercare di restituire in maniera limpida. La feroce ironia contro coloro che non vogliono rassegnarsi all’inevitabile trascorrere del tempo sarà il fulcro dello spettacolo, che si prefigge di essere vivace, giocoso, libero ed equilibrato.
L’allestimento scenico di Luigi Ferrigno punta ad essere dinamico e suggestivo, per rappresentare al meglio la dimensione reale e borghese dove si muovono i personaggi e quella onirica, dove verrà relegato il nostro protagonista.
L’impostazione sarcastica e beffarda dello spettacolo mirerà a smantellare tutti i pregiudizi che nel tempo hanno reso e rendono insostenibile il binomio vecchiaia-giovinezza.
Vorrei che il pubblico, attraverso lo spettacolo, analizzasse lucidamente le falsità delle maschere che la società ci impone per abitudine e consuetudine”.
