Teatro / Tra ironia e riflessione, “Non è vero… ma ci credo” conquista il pubblico di Giarre

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Teatro Non è vero ma ci credo

Risate, applausi e riflessioni hanno accompagnato l’ultima serata della stagione teatrale del Cine Teatro Garibaldi di Giarre, conclusa con “Non è vero… ma ci credo”, storica commedia di Peppino De Filippo portata in scena sabato 6 giugno da Gino Astorina e da una compagnia che ha saputo conquistare il pubblico con ritmo, ironia e grande complicità.

La commedia ruota attorno alla figura di Gervasio Savastano, imprenditore ossessionato dalla superstizione, convinto che la sua vita e i suoi affari siano influenzati da segni di fortuna e sfortuna. Ogni evento viene interpretato attraverso credenze irrazionali: dalla presenza di un gobbo considerato portafortuna fino alla paura costante che qualcosa possa andare storto. L’arrivo di nuovi personaggi e una serie di equivoci porteranno però Gervasio a entrare progressivamente in crisi, fino a mettere in discussione le sue stesse convinzioni.Non è vero ma ci credo, teatro

A tracciare un bilancio della stagione è stato il direttore artistico Alfio Zappalà , che ha parlato di una programmazione costruita volutamente su spettacoli molto diversi tra loro. Dodici appuntamenti pensati per offrire una proposta ampia e trasversale, capace sia di soddisfare il pubblico abituale sia di avvicinare nuovi spettatori al teatro.
La sfida è proprio riuscire a fare un’offerta variegata — ha spiegato — lasciando il pubblico nella sua comfort zone. Ma, allo stesso tempo, educandolo a nuovi modi di vedere il teatro”.

Uno degli aspetti più riusciti della serata è stato proprio il coinvolgimento del pubblico. Non soltanto gli spettatori più adulti, tradizionalmente vicini al teatro, ma anche i più giovani si sono lasciati trascinare dall’energia dello spettacolo. Un elemento sottolineato anche dagli stessi attori durante l’intervista nel backstage.

Gino Astorina con la sua interpretazione cattura il pubblico del teatro

Al centro della commedia c’è dunque un uomo dominato dalla paura e dalla ricerca ossessiva della fortuna. Gino Astorina ha raccontato di aver trovato nel finale del personaggio il suo lato più umano. “Si redime e prova un senso di colpa che lo rende profondamente umano”. Una trasformazione che rende la commedia molto più attuale di quanto si possa immaginare.

Secondo Astorina, infatti, il tema della superstizione continua a esistere anche oggi, semplicemente sotto forme diverse. “Chi è ossessionato da certe cose lo sarà sempre”, ha spiegato scherzando sul fatto che un Gervasio contemporaneo probabilmente vivrebbe ossessionato dalle notifiche del cellulare.Astorina e Saitta

Importante anche il lavoro del regista Giampaolo Romania, definito dagli attori capace di “svecchiare” il testo del 1942 senza snaturarlo. La regia ha alleggerito alcuni elementi più datati, mantenendo però intatto il messaggio centrale della commedia. Cioè molte delle paure che condizionano le persone nascono dalla mente stessa di chi le vive.

Dietro le quinte è emersa inoltre la grande sintonia della compagnia. Gli attori hanno raccontato di un’intesa nata spontaneamente sin dal primo momento insieme e cresciuta negli anni attraverso confronto, sostegno reciproco e collaborazione continua. “L’intesa non si costruisce — hanno detto — c’è e basta”.

Nel corso dell’intervista si è aperta anche una riflessione sul rapporto tra giovani e teatro. Edoardo Saitta, che ha rivestito i panni dell’Avvocato nella commedia, ha sottolineato come spesso il teatro venga percepito come qualcosa “per persone più grandi”, ma ha ribadito l’importanza di viverlo come esperienza stabile e non occasionale. “Il teatro non deve capitare, deve essere un punto fermo”.

La serata si è così conclusa non soltanto con il successo di uno spettacolo divertente, ma anche con la conferma di quanto il teatro riesca ancora oggi a parlare al presente, mettendo in scena debolezze, paure e contraddizioni nelle quali il pubblico continua inevitabilmente a riconoscersi

Rosalia Ingallina