Nella sede del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale in piazza Duomo 40, ad Acireale, si è svolta la cerimonia di intitolazione del gruppo al professore Mario Cortellese, figura di rilievo nella comunità ecclesiale e civile della città.
“E’ un processo che, iniziato nel dicembre del 2023, arriva adesso a compimento – ha detto la presidente Anna Maria Cutuli nella sua introduzione. Ma a sua volta è inizio di un’altra tappa del cammino del gruppo, che consiste nel diventare testimoni del regno secondo l’insegnamento del professore”. Ed ha aggiunto “che la scelta di intitolare il gruppo e non la sede ricorda in maniera significativa che sono le persone le pietre vive chiamate ad edificare, con la loro partecipazione, la Chiesa e la società”.

Subito dopo lo scoprimento in presenza dei figli, della targa posta nella sede, un mini convegno ha ricordato la figura di Mario Cortellese. E anche il suo generoso impegno di laico cristiano al servizio del bene comune, come recitava il titolo della serata.
Egli ha vissuto la scelta religiosa in quella entusiasmante stagione del post concilio di cui ancora oggi raccogliamo copiosi frutti.
E proprio richiamando il proemio della Lumen Gentium possiamo dire di Cortellese, parafrasando una nota frase latina: “Sono un credente: niente di ciò che riguarda l’uomo può essermi estraneo”.
Don Franco Battiato ha ricordato il prof Cortellese
Innumerevoli i campi di impegno nei quali egli ha dato il suo contributo, sempre con il suo stile a un tempo deciso e autorevole. E’ stato inevitabile compiere delle scelte. Del suo ruolo nel mondo della scuola, vissuto come insegnante e vice preside del Liceo classico Gulli e Pennisi, ha parlato il professore don Franco Battiato, che gli era succeduto nell’attuazione del nuovo metodo che, in quei primi anni ’70 ricchi del fermento della contestazione giovanile, si andava sperimentando, su iniziativa di Cortellese e del preside Antonino Rizzo nel liceo.

Il nuovo metodo vedeva al centro lo studente, considerato come persona soggetto della sua stessa formazione umana e culturale. Formazione vissuta per gradi di consapevolezza sempre più approfonditi. Un metodo che docenti e alunni imparavano insieme, tra slanci in avanti e difficoltà degli uni e degli altri. Ma che adesso, in una scuola molto diversa da quella di allora, appare come un modello consolidato soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra insegnante e alunni.
Don Franco ha descritto un Cortellese sempre pronto al dialogo, ad andare “verso” e non “contro” i ragazzi. Immagine confermata da Enzo Tomasello, ex alunno del professore e poi insegnante nello stesso liceo. Cortellese provava a indirizzare i giovani verso scelte di impegno, prese in assoluta autonomia, che allargassero gli orizzonti oltre il ristretto panorama prettamente scolastico.
La testimonianza della prof.ssa Irene Patanè

Partecipe e commossa la testimonianza di Irene Patanè, ora dirigente scolastica. La prof.ssa conobbe e frequentò Mario Cortellese nella parrocchia San Paolo negli anni della sua formazione giovanile.
Patanè ha ricordato come Mario si ponesse in dialogo con tutti su ogni argomento, fornendo stimoli per l’interpretazione dell’attualità secondo lo spirito del Vangelo. Le intenzioni di preghiera per le celebrazioni domenicali, preparate dal professore, diventavano “preghiere comuni che facciamo con fervore per noi stessi, per i nostri fratelli e per tutti gli altri che sono dappertutto” secondo l’insegnamento di san Giustino.
“Altra esperienza che ho vissuto – ha continuato Patanè – è la scuola di formazione sociale e politica, creata dal professore con l’intento di “formare uomini che entrino come il lievito e il sale nella pasta della società e le diano sapore, la facciano lievitare con gli insegnamenti del Vangelo. Per porre in se stessi le basi della buona, vera, grande politica, diretta al bene comune e riguarda gli interessi di tutta la società”.
La testimonianza di mons. Agostino Russo

Di sale, lievito e luce ha parlato nelle sue conclusioni il vicario generale mons. Agostino Russo. Egli ha sottolineato come il professore, in tutto quello che ha fatto, abbia dato sapore senza soverchiare, fatto crescere senza prevaricare. E si sia preso la responsabilità di indicare una via ponendosi come guida nel cammino.
La presenza dei figli Aldo e Claudio, insieme ad altri membri della famiglia, è stato il valore aggiunto della serata. Grazie alla loro testimonianza è emersa in controluce anche la figura privata del professore, dolce e severo insieme, capace di educare con la testimonianza di vita più che con le parole. Grazie a loro per aver vissuto insieme a noi questo momento del nostro gruppo, concluso con un momento di convivialità da loro offerto.

Una serata davvero significativa per il gruppo Meic di Acireale. Siamo riconoscenti al prof. Mario Cortellese, che ancora oggi continua a farci molti doni. Relazioni e amicizie che nascono e si consolidano, esempi di comportamento. Stimoli di riflessione per la crescita personale e comunitaria di cui sapremo certamente fare tesoro.
A cura del Meic di Acireale
