In questi ultimi anni, il mare è stata la cura della mia anima e del mio corpo, ma anche la fonte ispiratrice di tutte le iniziative che portano la mia firma. Si tratta in genere di eventi che si realizzano in occasione dell’8 marzo e del 25 novembre.
A Santa Tecla, dove vivo per almeno 6 mesi l’anno, mi metto su uno scoglio, in genere dopo una nuotata, e comincio a guardare con insistenza l’orizzonte, quella linea blu che ci congiunge con il cielo.
Giorno, dopo giorno da quell’altrove cominciano ad emergere: sensazioni, emozioni, immagini, curiosità. Nei due-tre mesi che mi separano dall’evento, a poco a poco, questo miscuglio si trasforma in titolo, immagini, contenuti, colori, locandina, scelta di testimoni, e infine scaletta.
E’ stato così anche per “Non solo donne…” Negli anni precedenti avevamo affrontato altri temi, sempre legati alla violenza sulle donne, quali: condizionamenti culturali, isolamento relazionale, situazioni anagrafiche e sociali.
Non mi ero mai spinta oltre…, oltre l’orizzonte, al dramma di chi resta, di chi assiste impotente, in primo luogo i figli, e poi genitori, fratelli, amici.

Per “fortuna” (battuta da humor nero), i femminicidi, sono inferiori, come numero, alle violenze domestiche che vivono i figli, siano esse fisiche o psicologiche. Come i lunghi silenzi, l’assenza di sguardi, l’invisibilità dei corpi, la carenza di una carenza. Tutto questo, sabato 22 novembre 2025, è stato affidato alle parole, alla recita, al ballo e alla musica. Gesuele Sciacca e Daniela Greco sono perfetti in questi contesti. Sanno accompagnare con le note e con la voce i diversi momenti, variandole in funzione delle situazioni, enfatizzandole in accordo con i messaggi principali.
Le testimonianze
Le parole dense di umanità sono state quelle di Suor Rosalba che, insieme a suor Alfonsina, come Madonne di Piero della Francesca, da 33 anni accolgono sotto il manto, donne e bambini traumatizzati.

Tuttavia, parlare solo di drammi, cosi come elencare fredde statistiche, non basta, ci vuole altro. Ed è quello che, a turno, hanno trasmesso le professioniste che sono presenti nell’associazione “Il Bucaneve”. Cioè Rita Penna, e Ginevra Buccheri assistenti sociali, Graziella Fusto, psicoterapeuta; Rachele Scandura, avvocato penalista.
Questa la loro missione: accogliere, sostenere, tutelare ed aiutare donne e bambini.
Il percorso di cambiamento presuppone la consapevolezza che relazioni insane, a qualsiasi livello sociale, generano violenza. Da qui la necessità di imparare, con impegno e costanza, nuovi comportamenti per costruire modalità relazionali più “sane”.
La legge, prevede per i casi di necessità, anche sostegni economici, che l’équipe dell’associazione aiuta ad ottenere. Le professioniste rimangono accanto alle donne anche nel cammino verso il ritorno alla quotidianità della vita.
I messaggi
Uscire dalla paralisi del dramma per poi ritornare a provare emozioni e a guardare l’orizzonte è il messaggio affidato a due giovanissimi interpreti: Aurora Cutuli e Lorenzo Walin. Questo in estrema sintesi il messaggio che Carmine Ammirati, figlio di una vittima di femminicidio, trasmette nel suo racconto, e che ho selezionato per l’evento.
Cosi come rinascere dalla morte spirituale per riappropriarsi della vita è il messaggio che ci ha trasmesso con determinazione, Giovanna Corrao, nel monologo “Fenice” scritto per lei da Marilena La Rosa. Della stessa autrice, il dialogo recitato da Giovanna Di Bella e Lella Costa, rispettivamente nei ruoli di madre e sorella della vittima.
No a ripiegamenti muti e rancorosi, ma impegno nel sociale come l’azione che Gino Cecchettin, nel nome di Giulia, promuove nelle scuole e nelle comunità.
Il flamenco, espressione di passione e rinascita

Infine la Petenera, il flamenco ballato con rigore e passione da Alessandra Sinatra della scuola Juerga Flamenca di Grazia Maugeri. Anche questo è stato un suggerimento affiorato dalla linea dell’orizzonte. La serata aveva bisogno di una chiusura forte come quella che possono esprimere i muscoli in tensione, le giravolte, il ritmo dei tacchi, la fierezza dello sguardo. Una danza in grado di incarnare in profondità l’essenza della passione, del dolore, della sopraffazione e della rinascita. Come solo il flamenco sa esprimere.
Il “manton” – lo scialle che per tutto il ballo aveva coperto, avvinghiato, bloccato Alessandra la bailora, alla fine, scivola via, a terra, e si trasforma in vessillo di libertà e di vita.
Da anni sono socia dell’Upgc, un’associazione culturale che porta il nome di un grande studioso. Quello di don Giuseppe Cristaldi, professore prima al Gulli e Pennisi di Acireale e poi all’Università Cattolica di Milano. Uomo dotato di cultura, humor raffinato, capacità di guida, e che ho avuto la fortuna di conoscere, perché amico di mio padre.
Negli eventi di cui mi sono occupata ho avuto presenti sempre alcune linee guida. La prima di esse è la coerenza con la “mission” dell’associazione che in quel momento rappresento. L’altra è quella del coinvolgimento e valorizzazione di associazioni e donne acesi, anche quelle coperte dall’oblio del tempo.
L’Upgc, non è un semplice dopo lavoro, né un circolo ricreativo. Ma è un’associazione che offre agli iscritti, la possibilità di migliorare conoscenze, abilità, relazioni, e quindi migliorare se stessi. Ne consegue che il messaggio che di volta in volta vado a definire, ha sempre un contenuto di “progresso” e di respiro. Accompagnato da un messaggio di speranza.
Sta poi a ciascuno di noi, recepirlo. Se la sala piena di spettatori, presenti fino alla fine, è uno degli indici di interesse, allora la risposta è che dall’Upgc non ci si aspetta niente di meno.
Rosa Maria Garozzo
