Transizione energetica / Le conseguenze della mancata svolta green

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In questo articolo vedremo non solo perché la transizione energetica non è una minaccia per gli stati dell’Unione Europea ma una grande opportunità, ma anche perché sarebbe un grande rimpianto mancare la svolta green.

Paesi come gli Stati Uniti hanno rallentato il processo verso le energie rinnovabili. Altri paesi, sulla scia degli USA, cominciano a mettere in discussione la strategia che l’Europa si è data. Asseriscono che il progetto sulla transazione energetica potrebbe essere una minaccia per il futuro dell’Unione Europea, in quanto la priverebbe della competitività necessaria verso giganti come Stati Uniti, Cina, India e Brasile.

Transizione energetica / Lo scenario Europeo e i rischi della mancata svolta Green

Una delle obiezioni che si muove a riguardo è che l’UE stia applicando rigidamente obiettivi troppo ambizioni. Si pensa che invece dovrebbe procedere più lentamente, lasciando alle aziende più tempo per la gestione dei processi produttivi ai fini dell’obiettivo carbon neutral.

Purtroppo non c’è tanto tempo da perdere. La crisi climatica negli ultimi anni sta diventando sempre più aggressiva sia in termini di siccità sia in termini di dinamiche atmosferiche, con generazioni di fenomeni temporaleschi che hanno coinvolto più volte anche la zona dell’acese.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo aumento della temperatura globale di 1,5 gradi rispetto alla media del periodo preindustriale (fonte Copernicus-WMO). Le emissioni globali continuano ad aumentare nonostante gli impegni degli stati, che purtroppo sono ancora insufficienti. Nell’incontro COP28 di Dubai è emerso che anche se fosse raggiunto l’obiettivo del taglio delle emissioni del 55% in Europa da raggiungere entro il 2030, questo non basterebbe a limitare l’incremento della temperatura entro il 2100. Di conseguenza bisogna procedere ancora più speditamente e in modo più incisivo per evitare il riscaldamento globale.

Per procedere in modo più incisivo non basta enunciare obiettivi di massima generico come riduzione del 55% entro il 2030. Ma bisogna dotarsi di sotto-obiettivi molto specifici fra i quali:
(1) sospendere la vendita di nuove caldaie alimentate a gas o combustivi fossili;
(2) chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2030;
(3) uso di almeno il 50% del combustibile aereo a basse emissioni entro il 2040;
(4) Almeno il 70% dell’energia prodotto entro il 2050 di provenienza eolica o solare.
Solo con degli obiettivi specifici per singolo settore industriale, misurabili e controllabili si riuscirà ad arrivare alla realizzazione dell’obiettivo finale carbon neutral.

La transizione energetica fa perdere competitività alle aziende Europee?

All’obiezione che la transizione energetica farà perdere competitività alle aziende UE, rispondiamo con l’evidenza del modello spagnolo, in cui avendo ottenuto la disapplicazione del prezzo del gas da quello dell’energia elettrica, grazie ai forti investimenti in energie rinnovabili quali solare ed eolico, la Spagna ha guadagnato un forte vantaggio competitivo del sistema paese. Le aziende spagnole in questo momento grazie ai bassi costi produttivi dovuti al basso costo di acquisto dell’energia sono molto più competitive delle aziende Italiane. A livello mondiale anche la Cina ha varato un forte piano di transazione energetica verso fonti rinnovabili tale da rimanere molto competitiva sul mercato delle produzioni industriali energivore. Quindi ritornando in Europa o le nostre aziende riconvertono velocemente la produzione verso modelli sostenibili o purtroppo sono destinate alla chiusura.

Transizione energetica / Lo scenario acese rispetto a una svolta green

Nel comprensorio acese, le conseguenze della mancata transizione green si ripercuotono principalmente in due macro ambiti: economico e climatico, vediamoli in dettaglio.

Economico

Nel nostro territorio acese siamo tutti testimoni delle conseguenze della mancata trasformazione green delle imprese. Qui, purtroppo a farne le spese è stata un’azienda leader del suo settore: la DACCA. Negli anni d’oro, in cui aveva la leadership indiscussa delle stoviglie monouso in plastica, non ha investito in modo massiccio in stoviglie biodegradabili, segnando il passo verso la concorrenza. Per la cronaca, proprio recentemente l’azienda elettromeccanica Electric Power ha acquisito all’asta il sito dismesso dalla Dacca ad Aci Catena, rilanciando l’ex stabilimento con un investimento annunciato da 10 milioni e 35 nuove assunzioni.

Purtroppo in questi giorni stiamo assistendo alla storia che si ripete con l’annuncio della chiusura da parte della ISAP Packaging. Dapprima produttrice di stoviglie in plastica monouso, si riconverte poi in produzione di stoviglie in cartoncino monouso. Il caso della ISAP è emblematico. Nonostante l’azienda abbia riconvertito la produzione da stoviglie di plastica a stoviglie in cartoncino monouso, questo cambio di strategia non è bastato per rimanere competitivi sul mercato. La FLO, casa madre della ISAP, non ha fatto i conti con i reali trend dei consumatori. Questi, avendo maturato un’alta sensibilità green, non si sono accontentati di non comprare più stoviglie in plastica, ma hanno preferito ridurre al massimo l’uso delle stoviglie monouso, anche in cartoncino pressato.

Climatico

La mancata transizione green ha generato come detto anomalie climatiche nella zona Jonica. Sono state molto evidenti sia nell’alluvione del 10-14 novembre 2024 sia nel ciclone Harry del gennaio del 2025. A farne le spese sono stati i paesi della costa Jonica, generando danni nel Meridione stimati per circa 740 milioni di euro. Le conseguenze climatiche hanno riguardato sia la popolazione civile con distruzione di case, sia forti danni alle aziende produttive. Hanno così inciso in modo pesante sul tessuto socio-economico dei comuni della costa Jonico-Etnea.

Gianfranco Castro