Vangelo della domenica (31 luglio) / “Tenetevi lontani da ogni cupidigia”. La ricchezza materiale non serve a nulla senza quella spirituale

Canto al Vangelo (Mt 5,3) Alleluia, alleluia. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Alleluia.

Vangelo (Lc 12, 13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Maraccolto abbondante egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». Parola del Signore.

Riflessione

Il brano del vangelo di Luca di questa domenica racconta la parabola che  descrive l’atteggiamento di chi poggia la propria sicurezza sulle ricchezze terrene, dimenticando i tesori del cielo. Il possidente stolto di questa parabola è l’uomo che ha dimenticato la paternità di Dio; egli è soltanto amministratore dei beni donati da Dio e non possidente, e come amministratore è chiamato a usarne con saggezza nella condivisione, se occorre, con chi è nel bisogno. Spesso l’uomo fa dipendere la propria gioia dalle cose che ha, dimenticando ciò che è: figlio di Dio. La prima lettura che la liturgia di questa domenica ci presenta, tratta dal libro del Qoèlet, ci ricorda che le cose della vita non debbono distrarci da ciò che è l’autentico essenziale. La vita dell’uomo è un dono grande che non può dipendere da ciò che è effimero in questa vita: “Vanità delle vanità: tutto è vanità”. Tutto ciò che non è finalizzato all’amore, diventa vanità, diventa, cioè, effimero, passeggero, sottomettendo l’uomo  a quei timori che lo rendono triste e misero. Una vita, invece, orientata all’amore di Dio, diventa un’ esistenza ricca per sé e arricchente per gli altri. L’amore impreziosisce ciò che vi è su questa terra e ogni uomo deve vivere la bellezza di questo dono, non con egoismo ma con un cuore generoso, pregando  Dio con le parole del Salmo responsiorale: “Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni”.

Letizia Franzone

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