Vangelo domenica 5 settembre / Solo i cuori aperti all’ascolto possono diffondere la Parola di Dio

Canto al Vangelo domenica 5 settembre ( Cfr. Mt 4,23 )
Alleluia, alleluia. Gesù annunciava il vangelo del Regno e guariva ogni sorta di infermità nel popolo. Alleluia

Vangelo domenica 5 settembre ( Mc 7,31 – 37 )

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Parola del Signore.Gesù guarisce sordomuto

Riflessione sul vangelo di domenica 5 settembre

La Liturgia di questa domenica ci presenta il brano del vangelo di Marco nel racconto del miracolo della guarigione del sordomuto, da parte di Gesù. Il brano si apre dicendo che alcuni portarono a Gesù un sordomuto, pregandolo di guarirlo.

E’ importante evidenziare la modalità con la quale Gesù opera il miracolo; la guarigione del sordomuto infatti, avviene in due momenti: dapprima Gesù apre gli orecchi al sordo, in modo tale che possa udire. Questo poter udire indica l’apertura del cuore che Cristo opera nella sua comunità affinchè sia in grado di accogliere il Vangelo. Dopo aver acquistato l’udito si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

Prima però che ciò avvenga è necessario che Gesù ponga la propria saliva sulla lingua del muto. Questo gesto di Gesù richiama il soffio vitale che Dio ha spirato nell’uomo della prima creazione. Per recepire la sua nuova parola creatrice è necessario il dono del suo Spirito. Questa è l’esperienza che hanno fatto i discepoli a pentecoste, quando alla venuta dello Spirito, capirono tutto quello che Gesù aveva loro detto. Si sciolse il nodo della loro lingua e cominciarono a parlare, proclamando le grandi opere di Dio.

Gesù, dopo che aveva messo le sue dita nelle orecchie del sordomuto e con la sua saliva gli aveva toccato la lingua, guardando verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè “Apriti!”.
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
Tutto questo ci fa comprendere l’importante unità che c’è tra “udire” e “parlare”: solo chi è guarito nell’udito e può ascoltare, può anche parlare. Ma tra l’udire e il parlare, ciò che è determinante è il dono dello Spirito Santo.

Il brano di questo vangelo di Marco ci ricorda che il cristiano può annunciare il Vangelo, solo dopo che Gesù guarisce il suo udito e dona il suo Spirito. E’ fondamentale cioè, che prima Gesù apra con il suo Spirito il cuore di chi si mette all’ascolto della sua Parola. E questa guarigione avviene attraverso la partecipazione ai Sacramenti, all’ascolto della parola di Dio e la preghiera.

L’uomo guarito dalla sua sordità spirituale può adesso con il cuore aperto dallo Spirito di Dio, annunciare le sue meraviglie con stupore e lodare Dio. Come prega il Salmista biblico nel Salmo Responsoriale di questa Domenica: “Loda il Signore, anima mia”.

Letizia Franzone

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