8 marzo / Festa della donna o della persona umana?

Otto marzo: festa della donna. S’incrociano su due perpendicolari, alcuni elementi dell’identità della donna: intuizione, tenerezza, amorevolezza, generatività. La donna cantata nella sua femminilità da poeti e scrittori e scrutata nella sua dimensione di maternità fisica e spirituale. Espressa nel linguaggio metaforico dei circuiti sinusoidali. Aspetti legati da una sola chiave di lettura: la donna, custode della totalità.

La donna è reciproca all’uomo

È così che l’ha definita Edith Stein nella sua ricerca filosofica e teologica sulla natura e sulla vocazione della donna. Proprio nell’antropologia duale, ossia nell’unione reciproco di due modalità sessuali del maschile e del femminile, risplende la pienezza di Dio. Al di là dei principi affermati dalle battaglie femministe, la donna è reciproca all’uomo.

Emerge la contemplazione dell’essere 

E, secondo l’ottica della Stein, nel maschile emerge la proiezione orizzontale cioè l’orientamento verso le cose, il fare; nel femminile affiora la proiezione verticale, la capacità di guardare alle cose in riferimento alle persone, l’orientamento verso la contemplazione dell’essere.

8 marzo: festa della donna o meglio della persona umana?

Per questo, a mio modo di vedere, dovremmo celebrare la festa della persona umana, uomo o donna che sia. Perché è nella reciprocità, nella singolarità di ogni volto, che si riflette, in termini cristiani, il volto di Dio. Parlo di donna da donna.

Parità di genere ancora lontana

Da anni parliamo di parità di genere e di empowerment. Ma ci siamo sempre fermate, tranne alcune eccezioni, alla fase potenziale in cui la donna è consapevole delle proprie risorse e capacità, sa di poter compiere delle scelte per integrarsi ed agire in quelle relazioni che incidono sul cambiamento per elaborare politiche ed interventi di promozione.

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Dipinto di Brad Kunkle

Ma proprio la fase trasformativa non lascia pieno campo alle donne. Le quali spesso vengono considerate in termini funzionali per la realizzazione di microprogetti che si esauriscono nell’ambito interpersonale o al più tra gruppi alla pari. E non per macro-progetti. Cioè nell’avere una voce autorevole femminile nel determinare usi e costumi, senza confondere nel proprio Dna femminile quello maschile.

Scarse opportunità di leadership

Oggi, non è tanto necessario parlare di donne, ma è indispensabile parlare di autorevolezza, di capacità intuitiva, di tenerezza, di generatività che esprimono le donne. Non serve l’opportunità dell’8 marzo. Ogni giorno registra traguardi raggiunti sotto il profilo della formazione, ma non nelle opportunità di leadership. È contenuta, per esempio, la partecipazione femminile alla vita pubblica istituzionale. In tal senso come possono le donne essere una leva di sviluppo. In questa attuale visione le donne non hanno molto da festeggiare.

Occorre riequilibrare i ruoli

Ma se guardiamo alle storie di resistenza femminile, a quelle donne che hanno denunciato l’indignazione, al costo della vita, che hanno deciso di appartenersi forse possiamo affermare quanto scriveva il Vescovo don Tonino Bello: parlare di donne serve, perché la donna è il simbolo di tutte le alterità. E questo noi donne lo sappiamo e ne siamo convinte. La sfida rimane ancora in gioco: riequilibrare i ruoli e riconoscere talenti e creatività.

Il Papa: “La donna fa bello il mondo”

Perché, come dice Papa Francesco: «La donna è colei che fa bello il mondo, che lo custodisce e mantiene in vita. Vi porta la grazia che fa nuove le cose, l’abbraccio che include, il coraggio di donarsi. La pace è donna».

                                                          Maria Trigila

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