Verso l’8 marzo / Da femmine a donne

8 marzo, festa della donna: è stato impegnativo il cammino da femmine a donne!

La società: “Ragazze siate femminili”

“Siate femminili” ordina la società da millenni alle ragazze! Sembrerebbe, a un primo esame, una richiesta naturale, ma non lo è affatto; se così fosse non ci sarebbe bisogno di insistere! Con questo monito si chiede loro di essere e di comportarsi secondo alcuni valori che la società attribuisce alla femminilità: ad essere femmine.

Ai ragazzi si chiede di essere uomini

Ai ragazzi nessuno ha mai raccomandato di “essere maschili”; tutt’al più si chiede loro di essere uomini, di essere, cioè, intelligenti, con una forte volontà, con un notevole controllo degli istinti, con capacità di crearsi obiettivi, raggiungerli e avviarsi verso altri più elevati. Da secoli l’uomo e la donna non sono più due sessi compagni, ma solo opposti. Alla donna è stato chiesto, sempre, di coltivare solo ciò che la differenzia dall’uomo.

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Due cliché: uomo forte e donna debole

L’uomo, secondo l’opinione comune che stenta a tramontare, è audace, forte, rude, prepotente, impegnato nei problemi del presente e del futuro della specie umana. La donna “femminile”, invece, sarà debole, pavida, dolce, umile, frivola, impegnata esclusivamente da futili impegni quotidiani: una donna dotata di coraggio, forza, intelligenza speculativa e di autonomia sarebbe stata considerata miseramente mascolina, o, come solo noi apostrofiamo con il termine più colorito, “masculazzu”.

L’uomo per quello che fa, la donna per come appare

Secolo dopo secolo, l’uomo non si è mai curato di come appare ma vuole essere giudicato per quello che fa, caso mai si interessa di ciò che indossa, perché dai vestiti, più o meno lussuosi, si evidenzia il suo livello sociale. La donna, invece, è valutata per ciò che è, la sua persona fisica in particolare. Apparire, per lei, vuol dire rinunziare ad essere, vivere per la propria immagine che le farà conquistare un uomo e trovare marito.

Per la donna la limitazione della vanità

Da questo intenso interesse del proprio aspetto nasce una limitazione della donna, la vanità. La sua avvenenza è l’unica arma per interessare l’uomo, più un’altra cosa: deve essere bella, premurosa, affettuosa ma anche riposante, non discuterà le decisioni dell’uomo; non penserà, ma accetterà con gioia le idee che il suo uomo le porgerà. In ogni epoca che si è succeduta alla precedente, la donna è stata pronta ad adeguarsi ai nuovi modelli di femminilità e a rifarsi proprietà dell’uomo.

Il costume divenne moda 

Andando avanti nei tempi, ciò che si chiamava costume divenne moda e finì per piacere a tutti! Le donne la interpretavano per migliorarsi nell’aspetto, gli uomini per trarne nuovi vantaggi economici. Prima della moda la bellezza era considerata un dono di natura: o c’era o bisognava rassegnarsi. La moda, con i belletti, le piume, i gioielli, le parrucche, i favolosi vestiti, fa capire che chiunque, agghindata con lo stile del tempo, può essere bella. A poco a poco, attraverso la moda, la donna comincia ad esprimere non solo il suo corpo, ma, soprattutto, la mente e lo spirito: è persona e non solo femmina.

8 marzo: da femmine a donne

Nell’ultimo secolo, penso proprio che la donna abbia saputo svegliarsi dal sonno della sola femminilità e si è fatta pari all’uomo, rischiando, a volte, di virilizzarsi, ma in prevalenza è diventata una vera donna, cioè non ha più bisogno di utilizzare vecchi metodi difensivi (lusinghe, servilismo, furberie, civetteria calcolata…) per liberare con gioia lo spirito femminile senza rinunziare alla tenerezza, pazienza e grazia che ampliano la sua bellezza più che i cosmetici o i trattamenti chirurgici.

La parità passa dalle opportunità

Certo, nessuna donna sarà completamente libera fino a quando la maggioranza degli uomini non imparerà a considerarla pari a loro: cioè ad avere le stesse opportunità degli uomini.

Mariella Di Mauro

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