Il 9 ottobre 2025 passerà alla storia come il primo significativo passo verso una pace “forte, duratura e permanente”, rievocando le parole dell’artefice del Piano di Pace, il presidente americano Donald Trump. L’importante accordo, riguardante la “prima fase” della strategia di pace, arriva dopo due anni di autentico massacro nella striscia di Gaza.
Il bilancio del conflitto è davvero spaventoso: oltre 67 mila persone uccise in due anni, tra cui 19 mila bambini, 168 mila feriti e due milioni di civili senza casa, scuola, speranze, sogni. I primi punti prevedono la sospensione dei combattimenti, il rilascio degli ostaggi ancora vivi, il ritiro delle Idf (Forze di Difesa di Israele), l’ingresso di aiuti umanitari e lo scambio di prigionieri.
Israele-Hamas / Due anni di devastazione
Due anni esatti di conflitto. Il 7 ottobre 2023, infatti, i terroristi invadono lo Stato ebraico meridionale attaccando i Kibbutz (comunità agricole israeliane) vicini al confine con la striscia di Gaza, provocando l’uccisione di intere famiglie ed il sequestro di diverse persone. Oltre 1200, le vittime. Viene mortalmente colpito persino un rave party con centinaia di giovani uccisi mentre ballavano e ascoltavano musica. Dinanzi al mortale agguato, la reazione israeliana non tarda ad arrivare. Israele lancia l’operazione “Spade di Ferro” con massicci bombardamenti su Gaza. Ben presto, le milizie israeliane invadono l’intera Striscia di Gaza.
“ Free Palestine!”

Il drammatico susseguirsi degli eventi ha commosso e scosso il mondo intero. Molti Paesi, mossi dalla necessità di vedere riconosciuta formalmente la Palestina come Stato, hanno dato origine a diverse manifestazioni. Da Roma a Barcellona, da Lisbona a Parigi, fino a Londra, si sono organizzate proteste a sostegno della Palestina, per la pace e per favorire l’ingresso di maggiori aiuti umanitari nella Striscia con l’intento di porre fine ai decessi causati da fame e malnutrizione. Solo pochi giorni fa, la missione umanitaria denominata “Flotilla” ha cercato di infrangere il blocco navale nel tentativo di consegnare aiuti alla popolazione palestinese, ma l’avanzata è stata bloccata da Israele.
Israele-Hamas / I 20 punti del “Piano di Pace”
Il 29 settembre 2025, l’Ufficio Ovale pubblica una strategia di pace in 20 punti. Il “Piano di Pace” punta a rendere Gaza un’area deradicalizzata e libera dal terrorismo che non sarà più una minaccia né per il popolo palestinese né per i suoi vicini.
Nella notte italiana tra l’8 ed il 9 ottobre 2025, arriva il tanto atteso annuncio di Trump: “Israele ed Hamas hanno entrambi sottoscritto la prima fase del nostro piano di pace. Ciò significa che tutti gli ostaggi saranno rilasciati molto presto ed Israele ritirerà le sue truppe secondo una linea concordata come primo passo verso una pace forte e duratura. Questa è una giornata storica”.
Tuttavia, alcuni punti più difficili – come la governance di Gaza e il disarmo dei terroristi di Hamas – dovranno essere affrontati e negoziati nei prossimi mesi.

Trump, il peacemaker
Sin dal suo secondo insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump ha promesso che avrebbe posto fine al conflitto mediorientale. Annunciava che gli Stati Uniti avrebbero preso il controllo di Gaza con un programma volto a gestire la zona da parte di Washington a “lungo termine”. Hamas, dal canto suo, ha mostrato la sua disponibilità a trattare sui venti punti fissati dalla Casa Bianca. Qualora dovesse tirarsi indietro, opponendosi a cedere il potere ed il controllo di Gaza, Hamas subirà una “distruzione completa”.
Israele-Hamas / Cosa succederà adesso?
Il cessate il fuoco entrerà in vigore entro le 24 ore successive dall’ “ok” del governo israeliano. Entro 72 ore, verranno rilasciati gli ostaggi. Sempre nelle prime 24 ore, l’esercito israeliano avvierà la prima fase del ritiro parziale. I prigionieri saranno liberati entro sabato, lunedì al massimo.
Era la notizia che tutto il mondo attendeva. La fine delle ostilità ed il principio di una pace che possa essere duratura, giusta, infrangibile e resistente. Ancora tanti e di grande complessità, i punti da dover affrontare. Ma era necessario compiere questo primo fondamentale passo. Era essenziale accordarsi. Questo è finalmente avvenuto. La pace non è più un miraggio, è la meta comune e condivisa.

E’ l’ora di coltivare una nuova speranza
Si è parlato di “genocidio”, abbiamo visto i corpi dei bambini avvolti in sudari bianchi tra le braccia delle loro madri. Tante “Pietà di Gaza”. Una delle tante “Pietà” divenne tristemente famosa. Emblematico, infatti, lo scatto di Saly e della zia Inas immortalato dal fotografo palestinese Mohammed Salem. La foto venne premiata come scatto dell’anno 2024. Opera di eccezionale impatto emotivo.
Ma adesso è giunto il momento di cambiare scatti. Il mondo si augura di vedere soltanto bambini gioiosi e festanti. Bambini liberi di vivere la loro spensierata età e non dover fare i conti con morte e distruzione. Le lacrime trasformarsi in grandi sorrisi, le armi in fiori, le guerre in abbracci fra i popoli. Il mondo sente un disperato bisogno di pace.
Che sia l’inizio di un itinerario che conduca alla pace. Il rumore delle armi venga definitivamente seppellito dalle risate dei bimbi di Gaza. Le strade di Gaza, inondate da una incontrollabile gioia di vita. Sogniamo di vedere Israeliani e Palestinesi vivere in armonia come ottimi vicini di casa. È tempo di seminare la pace, è l’ora di coltivare una nuova speranza. La speranza di due popoli non più in guerra.
Giovanna Fortunato
