XXV Cen, Eucaristia: quando una “parola” diventa presenza

 

C’è, da due millenni, una Presenza, l’Eucaristia, che vive nelle presenze quotidiane di molti uomini e donne “impastati” nei luoghi e nei tempi dell’affettività, della fragilità, del lavoro e della festa, della famiglia, dello studio, della comunicazione, dell’impegno pubblico.

Non è una parola molto frequente e neppure molto facile. Nei vocabolari si trovano anche buone definizioni ma non bastano per comprenderne del tutto il significato. Non è comunque un problema di vocabolari perché Eucaristia non è una parola come le altre. Anzi, non è una parola.  La conferma più recente è venuta nella notte della Gmg a Cuatro Vientos da centinaia di migliaia di giovani bagnati fradici per l’improvviso e violento acquazzone.

Invitati da Benedetto XVI, rimasto con loro nonostante il nubifragio, hanno respirato il silenzio mentre la “parola” Eucaristia diventava Presenza. Una comunicazione reale e inaudibile tra il Volto e i volti di tanti ragazzi e ragazze.  Un Incontro sorprendente. I giornalisti lo hanno raccontato con il linguaggio della cronaca.

Un prezioso frammento informativo, ma un giornalista sa di non possedere le chiavi per aprire tutte le porte dell’esperienza umana, sa che i suoi passi non lo possono portare oltre la soglia del mistero. La professionalità consente però di dare alla notizia quella “sostanza laica” che può suscitare nel lettore, nell’ascoltatore e in colui che è davanti a un video, il desiderio di capire e di approfondire, di cercare. Di interrogarsi.

Perché tanta gente è ad Ancona oppure partecipa a distanza a quanto sta avvenendo in questa e altre città marchigiane? Perché questo convenire da ogni angolo d’Italia?Chi mai ha convocato queste persone? Nessuno ha ricevuto la cartolina precetto, totalmente libera la scelta. Neppure è un gruppo di addetti ai lavori o di superstiti quello che si ritrova ad Ancona, come non lo è quello che si riunisce ogni domenica nelle chiese. È un popolo che cammina sulle strade di Emmaus, strade che solcano il nostro Paese e il mondo.Come lo Sconosciuto, incontrato da due discepoli nei pressi della piccola città della Palestina, è un popolo che sta accanto a ogni mendicate di verità e felicità.

C’è un susseguirsi d’immagini nel tempo a documentare questo procedere nella storia. C’è, da due millenni, una Presenza, l’Eucaristia, che vive nelle presenze quotidiane di molti uomini e donne “impastati” nei luoghi e nei tempi dell’affettività, della fragilità, del lavoro e della festa, della famiglia, dello studio, della comunicazione, dell’impegno pubblico. Presenza che, ancora e in particolare, è in migliaia di comunità oranti sul territorio, comunità libere dall’affanno e dall’effimero. Sulla soglia di chiese che accolgono attorno all’altare una comunità credente, le domande ancor oggi si moltiplicano e scavano dentro quanti, non distratti, passano accanto.

Molte conversioni sono nate in fondo a una chiesa nell’osservare una comunità assorta nella preghiera più intensa e nell’ascolto di una Presenza che sostiene e nello stesso tempo inquieta. Presenza che chiede di amare la fatica del pensare, del cercare, del condividere perché è la sua stessa fatica. Perché questo è il sentiero per giungere puntuali all’Incontro dove la vita di ogni uomo e di ogni donna trova il suo significato ultimo.

Paolo Bustaffa (direttore SIR)

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