Il territorio acese è pieno di monumentali chiese, Santuari, Basiliche e tanti altri luoghi sacri, ricchi di anni e di storia. Sublime strutture conosciute non solo per le opere d’arte che conservano all’interno, ma anche perché ciascuna di esse è custode di una particolare storia sacra da raccontare.
Insieme a queste, camminando per le vie delle nostre campagne, tra i deliziosi profumi di zagara e gelsomino, si possono incontrare anche tante piccole chiesette, lontane dai rumori delle città e dai circuiti turistici più affollati. Ma proprio per questo ancora più suggestive! Espressioni di quella semplicità ed essenzialità alla quale, da sempre, il Vangelo ci richiama.
Nel territorio platanese, circondata dal verde degli agrumi, sorge la chiesetta della Madonna di Porto Salvo. Un grazioso edificio sacro, posto ai confini del territorio parrocchiale, quasi adagiato sul torrente Lavinaio-Platani, che in passato è stato causa di continue tribolazioni per il quartiere che gravita attorno al luogo sacro.
Risale alla prima metà del Seicento la sua edificazione
La sua edificazione risale alla prima metà del Seicento, grazie alla devozione dei signori Mariano e Angela Calì. La chiesa, concepita come presidio spirituale per i contadini e i viandanti che percorrevano quella zona allora isolata, fu tragicamente distrutta dal devastante terremoto del 1693. Ma la fede non crolla sotto le macerie. E furono proprio gli stessi eredi dei Calì a volerne la ricostruzione. Restituendo al territorio non solo un edificio religioso, ma anche un punto di riferimento identitario e culturale.
Fino alla fine del Novecento, in essa era custodita una preziosa immagine della Vergine Santissima di Porto Salvo, voluta nel 1778 dal servo di Dio don Mariano Patanè. Questo devotissimo sacerdote acese, profondamente legato alla figura della Madonna, nutriva una particolare devozione per un dipinto mariano custodito nella chiesa dei Padri Filippini di Acireale, realizzato nel 1763 dal celebre pittore Alessandro Vasta.
La prima immagine della Madonna
Quel dipinto era stato realizzato a conclusione di un’intensa esperienza spirituale: tre giorni di preghiera promossi dallo stesso servo di Dio don Mariano Patanè. Esperienza di preghiera con la quale si chiedeva che il Vasta riuscisse nell’intento di realizzare una bellissima immagine della Madonna della Purità.
Il risultato fu straordinario! L’artista acese, a conclusione dei lavori, consegnò un’immagine della Vergine Santissima di eccezionale bellezza, colma di luce e dallo sguardo dolce. Ancora oggi la splendida opera si conserva nella chiesa dell’Oratorio dei Padri Filippini, presente ad Acireale.
Il culto di questa immagine, tanto cara a don Mariano, si estese rapidamente in tutto il territorio acese. Il sacerdote volle che la sua bellezza e la sua potenza spirituale fossero accessibili anche ai più lontani. Soprattutto fosse presente nelle chiese di campagna, spesso semplici e spoglie. Come anche nelle tante edicole votive presenti nel territorio acese.
Fu così che anche la piccola chiesa ai piedi del torrente Lavinaio-Platani, ricevette il dono di una copia dell’immagine. Realizzata ancora una volta da Alessandro Vasta, su tavola di pietra. Questa versione, pur mantenendo la stessa intensità emotiva e compositiva dell’originale, non riportava i simboli della Madonna della Purità (come il giglio). Ma quelli propri della Madonna di Porto Salvo: il porto, il mare, le navi al sicuro sotto lo sguardo vigile della Vergine.
Una riproduzione dell’immagine della Madonna, dopo il furto dell’originale
Purtroppo, all’inizio degli anni Novanta, hanno rubato la preziosa immagine. Ma la Comunità platanese non si è rassegnata a questo furto e così ha incaricato il pittore Giuseppe Giuffrida, esperto in antiche tecniche di pittura, di realizzare il medesimo dipinto su tela. La splendida immagine conforme all’originale, il 31 maggio 2022, dopo essere stata benedetta da don Salvatore Coco, è stata esposta al pubblico culto.
Oggi la chiesetta della Madonna di Porto Salvo non è soltanto un edificio storico. È una voce che parla al cuore di chi la visita. Il suo isolamento, la sua semplicità, il suo legame con la terra e con la memoria collettiva fanno di questa piccola chiesa un luogo silenzioso di bellezza e spiritualità.
Visitandola, ci si ritrova sospesi nel tempo, tra il fruscio delle foglie e la presenza viva di una fede antica che ancora oggi il popolo platanese conserva nel proprio cuore. In un mondo sempre più frenetico, questo piccolo luogo di culto rappresenta un raro momento di quiete e contemplazione. Un porto sicuro per chi cerca rifugio.
Giovanni Centamore
