Acireale / Quasi scompaiono le edicole votive, colpite dal tempo e dall’incuria

Camminando per le vie del territorio acese, la fede e la devozione che i nostri padri, con tanto amore, ci hanno consegnato sembra toccarsi con mano. Oltre alle tante chiese, non c’è strada, slargo o vicolo che non abbia una o più cappellette votive o edicole (comunemente chiamati altarini), addossati o inclusi nel muro di qualche casa.
La maggior parte di esse sono state erette da privati per grazia ricevuta o per garantire protezione alla propria casa o all’intero quartiere. Agli abitanti, specialmente alle donne, si deve la cura amorosa che nel passato hanno ricevuto quasi quotidianamente.
Per la maggior parte si tratta di espressioni semplici e sincere della religiosità popolare: spesso chi le realizzava era privo di conoscenze artistiche e ciò che nasceva era dettato da puri sentimenti di ringraziamento verso la Vergine Santissima (alla quale la maggior parte di esse sono dedicate) o per devozione.
In esse, quindi, non troviamo composizioni complesse, grandi ed importanti. In alcuni casi non si può parlare neanche di “arte” nel senso stretto del termine, perché ad eseguire le opere erano dei semplici artigiani.

Dobbiamo dire che, purtroppo, oggi  molte di queste antiche edicole sono quasi del tutto distrutte dall’incuria e dal passare del tempo. Questo anche perchè una buona parte di esse sorgono nei quartieri più popolari, che nel tempo si sono svuotati lasciando nell’abbandono più totale questi importanti segni di fede.
L’emblema di questo quasi totale abbandono è la secolare edicola, con un bellissimo dipinto murale della Sacra Famiglia, comunemente chiamato di “Gesù, Giuseppe e Maria”, che troviamo nel territorio di Aci Platani, precisamente nella parte bassa della via Cappelluzza, all’ingresso di via Campanaro, quasi ai confini con Acicatena.
La rappresentazione pittorica risulta ormai quasi del tutto illeggibile a motivo dell’incuria e del trascorrere del tempo. Peccato, perchè, in questo caso, si tratta di un’opera di scuola spagnola di inestimabile valore artistico, unica nel suo genere per una caratteristica assai rara: la Vergine Santissima reca in testa un cappello al posto del solito velo. Altro particolare di grande interesse è costituito dalla palma, simbolo del martirio, che si trova, non a caso, alle spalle di Gesù, come a volerci prefigurare il sacrificio della croce.
La stessa immagine, grazie alla sensibilità artistica di don Orazio Barbarino, nel 1990 è stata riprodotta su tela dai pittori acesi Giuseppe Spoto e Giuseppe Raciti e oggi viene conservata nella chiesa Madre di Aci Platani.

Salvaguardare, tutelare e valorizzare questo prezioso patrimonio, che potrebbe rappresentare un “unicum” all’interno di percorsi turistici, dovrebbe essere un impegno di tutti. E’ necessario, a questo proposito, che chi di dovere si adoperi affinchè la tutela ed il recupero dei beni culturali non si limiti soltanto alla conservazione delle grandi opere d’arte presenti nelle monumentali chiese della nostra città, ma si occupi anche del restauro delle tante edicole in stato di totale abbandono al fine di evitare che questo importante e vasto patrimonio della religiosità popolare scompaia definitivamente per l’incuria e l’indifferenza di chi dovrebbe custodirlo. Riscoprire e valorizzare questo patrimonio artistico equivale a recuperare non solo la fede dei nostri padri, ma anche la particolare devozione mariana che gli abitanti acesi, per secoli, hanno custodito nei loro cuori per poi consegnarla alle future generazioni fino ai nostri giorni.

Giovanni Centamore