Acireale / Si rivedono i geometri del ’75 del “Vaccarini”, una “Armata Brancaleone”

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geometri classe quinta del '75, Vaccarini di Acireale

A cinquant’anni dal diploma si sono ritrovati i compagni della V classe Geometri dell’Istituto Vaccarini di Acireale. La “réunion”, ospitata in un noto ristorante cittadino, ha riportato indietro le lancette del tempo, tra sfottò, ricordi (non sono mancati momenti di commozione), aneddoti e un tuffo negli anni ’70, tra i quasi settantenni ex compagni di scuola.
Presenti all’incontro anche due figure storiche del corpo docente che hanno impreziosito la serata: il professore Ortolani, già insegnante di Costruzioni, e il professore Calabretta, membro della commissione di esami.

Durante il convivio, in una sorta di Amarcord, è stata letta la seguente riflessione di Pippo Filetti, che fotografafa la realtà di quell’anno.

Cari compagni e cari professori,

cinquant’anni da quel lontano 1975 in cui, con il diploma di geometra in tasca, ci siamo illusi che la vita fosse tutta in discesa… e invece era piena di curve, pendenze, cedimenti del terreno e qualche frana improvvisa – roba che manco le esercitazioni di topografia e costruzioni ci avevano preparato.

Oggi siamo qui, miracolosamente, come sopravvissuti di una classe che più che un corso di studi era una cava dismessa: una volta dentro, non sapevi se ne saresti uscito con un diploma, con una bocciatura o con una storia da raccontare. Non eravamo lineari, noi: la linearità l’abbiamo lasciata alle strade dritte tracciate dai geometri più seri. Noi, piuttosto, eravamo fatti a tornanti.

Un pensiero a chi non c’è più

Prima di sorridere, permettetemi un pensiero affettuoso per chi non è più con noi:
Alfredo Greco, il più intellettuale, che tra un logaritmo e un teodolite ci portava Dostoevskij e Kafka (senza che ce ne parlasse: avrebbe preso solo pernacchie !), in una classe dove leggere Tex Willer era già considerato filosofia. Che cazzo ci faceva al geometra uno così era un mistero che banalizza il triangolo delle Bermudereunion classe quinta geometri Vaccarini 75 Acireale

Saro Russo, con le sue battute fulminanti che arrivavano sempre nel momento di massimo silenzio: un artista del tempismo.
Jack Palma, che non solo si laureò in giurisprudenza, ma riuscì a dimostrare che anche da quella classe sgangherata poteva uscire un uomo di legge.
Alfredo Puglisi, di cui resta la presenza discreta ma forte nei nostri ricordi.
Li ricordiamo con un sorriso, perché li abbiamo conosciuti così: vivi, allegri, compagnoni.

Il ricordo dei professori

E parlando di unicità, come dimenticare i nostri professori, che oggi ci sembrano quasi personaggi da romanzo tragicomico.
Il prof. Rigano, bonario e sereno, più un padre che un insegnante, con la pazienza di misurare non solo i nostri errori, ma anche le nostre giustificazioni.
Il prof. Ortolani, di costruzioni: lui ce la metteva tutta… peccato che noi capivamo niente. Sicuramente parlava un linguaggio segreto riservato solo a quelli veramente intelligenti, quindi non a noi.

Il prof. Barbagallo, di italiano: metà lezione era Foscolo, metà era lui che litigava con se stesso. Noi cercavamo di prendere appunti ma le sue parole volavano come in un sogno, vera continuazione del sonno notturno, spesso disturbato dalle necessarie risate cui ci costringeva con le sue incazzature rese fantozzianamente tragiche dalla sua mancata dentiera e gli spruzzi di saliva conseguenti: quelli del primo banco tenevano il libro a protezione del viso spacciandolo per un gesto di approfondimento della lezione in corso.

Il compianto prof. Scandurra, un gigante, una personalità travolgente, che faceva domande tremende e ironia anche mentre ci interrogava (“sei contento di essere nato ?”): riusciva a ridere sotto i baffi mentre ci bocciava.

Il ricordo di Petru

E l’iconico Pietro Leonardi, per tutti semplicemente Petru? Anche se lo abbiamo avuto solo fino al terzo anno, la sua figura è un monumento vivente della nostra giovinezza scolastica, una miniera di aneddoti da cui attingere.
Alternava il tremendo registro didattico con quello… dolciario. Chi non ricorda le sue uscite memorabili? “Filetti, non vieni alla lavagna? “Va bene… siccomu vidu ca hai fami, bello viscotto cca liffia tu dugnu ccu tuttu u cori”.

Oppure l’eterna scena con Carmelo Trovato che entrava alle 8,45, per l’ennesima volta in ritardo, sperando che Petru lo rimandasse a casa, e invece, con quella flemma e il suo faccione rosso da altoforno, inconfondibili: “ppi sta ota ti fazzu trasiri, ma è l’ultima vota”. E il povero Trovato imprecava tra sè e sè: “non pari ca mi sta facennu ‘’nfauri”!!! Il giorno dopo, stessa scena. E il giorno dopo ancora, stessa scena. Alla fine ci siamo chiesti: ma quante “ultime volte” ha in repertorio Petru? Per la disperazione di Trovato.

La verità è che Petru aveva una sua giustizia poetica: ti terrorizzava, ti prendeva in giro, ti rimproverava, ti regalava una battuta che restava scolpita più delle lezioni.
Onore all’anima sua: un professore così non si studia, si racconta.

Studenti da…armata Brancaleone

E noi, poveri studenti, eravamo un’armata Brancaleone. Studiavamo poco, ma quando serviva… continuavamo a studiare poco. Eppure, incredibilmente, diversi di noi hanno preso lauree in discipline tecnico-scientifiche e costruito onorevoli carriere tecniche. Un mistero degno di X-Files.

E che personaggi!
Camillo Fazio, leader naturale, trascinatore e bersaglio preferito di sfottò: a lui toccava la gloria e il pubblico ludibrio insieme.
Franco Esposito, solitario, menefreghista: un eremita della classe, più interessato alla sua pace interiore che alle nostre chiassate.
Di Salvo, serio e composto, con le sue due voci, quasi fuori luogo in mezzo a noi sforzandosi di dare credibilità a se stesso e qualche volta al gruppo.
Pippo Puleo, pacioso e sorridente, con le sue timidezze, che riusciva a mantenere sempre il suo equilibrio anche quando tutto attorno magari crollava di irresponsabilità.

Nino Raciti, elegante, capace di dare un tocco di stile anche tra i gessetti rotti e i fogli spiegazzati.
Enrico Raia, con quel tratto “fascistoide” convinto ma custodito con segreto quasi esoterico: il nostro piccolo mistero ideologico.
Saro Russo, impossibile da non citare due volte: le sue freddure nel raro silenzio delle classe sono ancora patrimonio dell’umanità.
Pippo Barbagallo, che ricordava tutto a memoria, parola per parola… peccato che non sempre ne capisse il senso. Una sorta di registratore umano, con il tasto “rewind”.

Un gruppo di “bravi ragazzi” che tenevano col 6–/5+ il nome della classe, almeno nei registri ufficiali. Qualcuno ci avrebbe mandato volentieri tutti in miniera (leggi come sopra “Petru”).

Il brindisi

Cari amici, oggi ci ritroviamo non più sgangherati ragazzi, ma uomini che hanno costruito – chi case, chi carriere, chi famiglie, chi rughe di esperienza. Cinquant’anni dopo, la cosa più sorprendente è che siamo ancora qui, in vita, possibilmente a ridere (ma non è garantito !!) degli stessi ricordi che nel bene e nel male hanno contrassegnato un segmento giovane della nostra vita.
E allora brindiamo a noi: geometri della vita (spero non nell’animo), costruttori di destini non sempre “a piombo” come diceva l’ing. Rigano.
Brindiamo, compagni di un momento giovane della nostra vita.

Acireale 2 ottobre 2025                                           

   I compagni della 5a classe geometri del 1975