Acireale / Spunti dalla conferenza sui beni archeologici subacquei delle coste siciliane

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satiro danzante beni subacquei
Ritrovato il Satiro Danzante, musealizzato a Mazara Del Vallo

Lo scorso 10 maggio nella Sala Stampa del Comune di Acireale si è tenuta la conferenza sul tema “Ricerca e valorizzazione dei beni archeologici subacquei nell’area dell’Etna”. L’iniziativa ha avuto il merito di mostrare come sotto la superficie del mare vi sia una memoria del passato sommersa, ricca di tesori e bellezze da rievocare.

Acireale / Cura dei beni archeologici e subacquei 

È stato promosso dal Comune di Acireale e dalla sede di SiciliAntica Acireale associazione presieduta dalla presidente Silvana Cardì. La mission dell’associazione è promuovere la ricerca scientifica, portando anche avanti numerose campagne di scavi archeologici nel centro dell’isola. Oltre che mantenere viva la memoria storica dei beni siciliani, tutelandoli, e portando consapevolezza e valorizzazione degli stessi.

Introducendo i relatori, gli archeologi Niccolò Bruno e Teresa Saitta, Cardì ha sottolineato il motivo del tema trattato, nato dallo scopo di rendere consapevoli e sensibilizzare rispetto alle rarità e bellezze presenti sul fondo marino. Così come per evidenziare le scoperte del patrimonio archeologico subacqueo sommerso, molto spesso poco conosciuto, e il lavoro degli archeologi subacquei.

Niccolò Bruno è laureato in Lettere classiche ad indirizzo archeologico all’Università di Catania, specializzato in Archeologia classica. Anche Teresa Saitta si è laureata in Lettere classiche all’università di Catania e specializzata poi in Beni culturali all’Università di Sassari. Entrambi i relatori sono archeologhi specialisti, hanno lavorato a stretto contatto con la Sovrintendenza marittima, e per molti anni hanno svolto ricerca e tutela nelle coste siciliane.

Tutela dei beni archeologici subacquei in Sicilia 

beni archeologici siciliantica

Il discorso si è aperto con una osservazione: fin dall’antichità si è sempre cercato un modo per andare sott’acqua. Per svariati motivi, come semplicemente riprendere del carico caduto in mare. Già nel ‘700-‘800 in effetti abbiamo delle miniature o dei dipinti che mostrano le soluzioni ed evoluzioni attuate in quegli anni. Tanto è vero che, ad esempio tramite delle campane, ci sono immersioni per la raccolta di materiali archeologici , come cannoni, persi in battaglia.

Inoltre c’era già il ruolo degli apneisti, che andavano a recuperare il carico che era affondato per non perdere i vari materiali trasportati. Nel 1933 Yves Le Prieur inventò l’autorespiratore e da lì si ebbe l’effettiva possibilità di indagare meglio i fondali. Cominciò a nascere cosi l’archeologia subacquea. Si deve a “Don Ciccio” (nella foto in evidenza) il recupero del “satiro danzante” dal Canale di Sicilia, poi musealizzato a Mazara Del Vallo.

La figura di spicco nel panorama della tutela dei beni archeologici subacquei in Sicilia, ed archeologo di fama internazionale è Sebastiano Tusa. Lui ha rivoluzionato l’approccio alla ricerca e alla salvaguardia del patrimonio subacqueo dell’isola. Grazie alla creazione della Sovrintendenza del Mare e al suo incarico di assessore dei Beni culturali della Sicilia. Così ha dato vita al GIAS (Gruppo Intervento Archeologia Subacquea Sicilia) e ha istituito un servizio dedicato alla ricerca in tutta la regione. Questa iniziativa è stata determinante per contrastare il fenomeno delle razzie subacquee, come quelle operate dal noto esploratore Ballard, che sottraeva reperti per portarli negli Stati Uniti.

Interventi di tutela e salvaguardia dei beni archeologici 

L’intervento dell’UNESCO ha sancito che i ritrovamenti nelle aree marine internazionali appartengono agli Stati limitrofi, contribuendo così a proteggere il patrimonio archeologico sommerso. Un aspetto chiave della legislazione riguarda la suddivisione dei ritrovamenti, con il 25% del valore spettante al ritrovatore, garantendo così la salvaguardia dei reperti marini. Tusa è stato protagonista anche della scoperta della Battaglia delle Egadi, rivelando le navi affondate e recuperando oltre 24 rostri bronzei, testimonianza tangibile della supremazia romana nel Mediterraneo.

La Sovrintendenza del Mare, istituita come la prima entità dedicata alla tutela dei beni culturali sommersi, ha contribuito a promuovere la Sicilia come centro di eccellenza in ambito archeologico e naturalistico. Il GIAS, integrando ogni sito nel sistema informativo territoriale, garantisce che ogni lavoro subacqueo abbia l’approvazione della Sovrintendenza del Mare. La cura delle tonnare, come quella di Marzamemi, rientra tra le attività preventive per la costruzione sottomarina di strutture.

Acireale / Ricerca delle bellezze subacquee 

satiro danzante mazara del vallo

Sebastiano Tusa, protagonista nella protezione del patrimonio subacqueo in Sicilia, ha introdotto nuove strategie di tutela che includono avanzate tecniche di indagine preventiva. Oltre alla creazione della Sovrintendenza del Mare e del GIAS (Gruppo Intervento Archeologia Subacquea Sicilia), Tusa ha promosso l’utilizzo di strumenti sofisticati per esaminare i siti archeologici senza danneggiarli. Tra questi strumenti spicca il Side Scan Sonar (SSS), che invia onde sonore per mappare il fondale marino e individuare anomalie rispetto allo strato naturale. Il SSS, inoltre, classifica le diverse profondità in base ai colori rilevati, fornendo un’indicazione visiva della conformazione del fondale.

Un’altra tecnica cruciale è l’impiego del magnetometro, utile per rilevare la presenza di materiali metallici sul fondale, indicando potenziali siti archeologici. Inoltre, l’area di dragaggio permette di esaminare strati sedimentari e recuperare reperti senza danneggiarli, mentre la ricerca mirata consente di concentrare le indagini su specifiche aree di interesse. Per prevenire danni dovuti al passaggio delle imbarcazioni, viene emesso un segnale sonoro e sono istituite zone di divieto. Queste misure, insieme alla marcatura dei reperti recuperati e alla loro registrazione in un database, sono fondamentali per proteggere i siti archeologici subacquei e garantirne la conservazione per le future generazioni.

Acireale / Valorizzazione dei beni archeologici subacquei 

La valorizzazione del patrimonio subacqueo siciliano si è manifestata attraverso la creazione di numerosi itinerari turistici subacquei, pensati appositamente per i diving appassionati di avventure subacquee. Tali itinerari offrono l’opportunità di esplorare i relitti subacquei, come il famoso Capo Passero, noto anche come il “relitto dei marmi“, che richiede un permesso speciale per poter essere esplorato. La valorizzazione di questi siti avviene attraverso l’installazione di cartellini plastificati sulle strutture e l’utilizzo di telecamere subacquee collocate all’interno di tubi scorrevoli, consentendo ai visitatori di osservare in diretta la situazione dei relitti, nonostante la costante necessità di manutenzione.

Un esempio significativo è il “relitto delle colonne a Kamarina“, nella provincia di Ragusa, antica città greca fondata nel 598 a.C., che rappresenta un prezioso reperto archeologico sottomarino. Per promuovere la sensibilizzazione e la tutela del patrimonio culturale, sono stati istituiti corsi di archeologia subacquea rivolti a privati, diving, scuole e giovani, mostrando loro le tecniche e le pratiche utilizzate nelle ricerche subacquee. Tra i centri di eccellenza dedicati alla cura e alla valorizzazione del patrimonio subacqueo siciliano si annoverano il Centro Roosevelt e l’Arsenale di Palermo.

I percorsi subacquei offrono anche opportunità di inclusione, con cartellini speciali per non vedenti e percorsi guidati a profondità comprese tra i 5 e i 18 metri, accompagnati da guide esperte. Sia lungo la costa che al largo, sono presenti numerosi giacimenti subacquei, come la baia di Capomulini, e itinerari che conducono a relitti storici, come il “relitto delle tegole“ del 1885 al largo di Catania, dove le tegole sono ancora impilate come al momento dell’affondamento, rappresentando un’immagine sorprendente della storia sommersa della regione. Grazie all’impegno dei volontari subacquei, alcuni di questi siti possono essere esplorati fino a una profondità di 70 metri, permettendo di scoprire sempre nuovi tesori sommersi nelle acque siciliane.

Marika La Mela

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