Acqua, bene comune da difendere

 Parliamo spesso di bene comune e altrettanto spesso ci sfugge il legame stretto tra il bene comune e il singolo cittadino. Ciò che è comune è anche di ciascuno. Purtroppo spesso avviene al contrario: ciò ch’è di tutti non è di nessuno. “E’ senza padrone!”, diciamo. Se parliamo dell’acqua, ciascuno potrà giustamente dire che gli appartiene perché il nostro organismo è essenzialmente fatto di acqua. E la nascita nella sacca materna né è una conferma. Così pure la nostra sete esprime la vita dell’uomo, che sopravvive al digiuno se i suoi tessuti sono alimentati dall’acqua.

A buon diritto, perciò, diciamo: “Giù le mani dall’acqua!” e “Sì!” ai referendum perché nessuno ci privi dell’acqua! L’acqua è il bene più prezioso per la vita dell’uomo e di tutto il creato, non può appartenere né ad uno solo né a pochi privilegiati. Nessuno può fare a meno dell’acqua, come dell’aria. Perciò, l’acqua non si tocca, non si compra né si vende perché non è proprietà di nessuno, è bene indispensabile per tutti, è il bene più prezioso per la vita del mondo. Nessuno ne deve essere privato e ciascuno ne deve poter godere secondo il proprio bisogno. Per questo è dovere di ciascuno concorrere alla conservazione dell’acqua e dell’acqua pulita, non inquinandola, non disperdendola, non sciupandola, e non permettendo che alcuno lo faccia, del suo buon utilizzo, per un giusta ed equa distribuzione.

Così come è incolore, l’acqua nella sua naturalità ed essenza, non può avere un colore politico di appartenenza, quale bene universale, inalienabile, perché preziosissimo, impagabile, non ha prezzo. A nessuno può essere chiesto di comprare l’acqua per vivere o per sopravvivere: il bambino, l’anziano, il malato… chi non ha mezzi per comprare non può essere costretto a morire per mancanza di acqua o peggio per mancanza di denaro. Eppure, oggi, nel mondo, circa un miliardo e mezzo di persone manca di un accesso adeguato e di una sufficiente disponibilità di acqua potabile e spesso l’acqua contaminata rimane causa diffusa di malattia e di morte, specialmente fra i bambini.

Già nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2007 Benedetto XVI ricordava che “all’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono le disuguaglianze nell’accesso a beni essenziali, come il cibo, l’acqua, la casa, la salute”. Non trascuriamo il dato che riguarda l’Italia, tra i più grandi produttori e consumatori al mondo di acqua in bottiglia, con cifre in costante aumento, a beneficio di un’industria che si assicura enormi fatturati grazie a concessioni rilevate a prezzi irrisori. Sarebbe il caso di riflettere e rivedere anche il nostro stile di vita individuale, per educarci ad una cultura, che porti a politiche diverse, attente a salvaguardare l’accesso a tutti quei beni non mercificabili. La vittoria dei “Sì” potrebbe invertire la rotta contro la logica del mercato dei profitti e nel  rispetto dell’ecosistema.  

                        Teresa Scaravilli

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