Giovani: che fatica crescere nell’era del cyberspazio!

Fra le istanze che accompagnano le riflessioni del cittadino del terzo millennio non può mancare l’interrogativo: l’essere ha ceduto definitivamente il passo all’apparire? E’ evidente che l’immagine è diventata una dimensione indispensabile per sentirsi pienamente inseriti nel mondo reale e in quello virtuale. Le scelte che conducono l’individuo a costruire il proprio look e l’atteggiamento corrispondente spesso rispecchiano i canoni stabiliti dalla moda e dai prototipi veicolati dai mezzi di comunicazione, piuttosto che le ricchezze e le peculiarità che dovrebbero distinguere un soggetto dall’altro. Nel mondo giovanile, non omologarsi, porta spesso all’emarginazione o all’insorgere di sentimenti d’inadeguatezza; con conseguenze drammatiche, testimoniate dai numerosi casi di cronaca che riempiono le pagine dei nostri quotidiani.

Questa eccessiva attenzione all’immagine può provocare feedback diversi: essere letta come una trasformazione da accettare, che invita il soggetto a curare più l’esteriorità che il pensiero o la spiritualità, oppure presentarsi come una nuova problematica da analizzare, rielaborare e in seguito anche risolvere. Certamente una nuova categoria che è stata prodotta da questa nuova visione dell’immagine è l’estimità. Essa si collega principalmente al bisogno di approvazione ed è connessa anche ad altri due elementi: l’intimità e la stima di sé. Nello sviluppo psico-fisico dell’adolescente un elemento importantissimo è l’approvazione. Fino agli anni Cinquanta essa veniva ricercata nell’ambito parentale e in particolare nelle figure genitoriali, dalla fine degli anni Sessanta il gruppo e il contesto amicale sono diventati protagonisti di questo processo, per arrivare alla situazione odierna dove l’approvazione ha trovato una nuova collocazione nel complesso mondo del cyberspazio. Questo spostamento ricopre un aspetto determinante nello sviluppo delle ultime generazioni, che impostano la comunicazione più che su una costruzione di relazioni reali, spesso nell’instaurazione di legami virtuali. L’esposizione del proprio corpo e della propria intimità nelle chat, nei blog o nei siti (o anche nelle tante trasmissioni televisive) sono segno evidente di una richiesta di integrazione, del desiderio di sentirsi adeguati alle aspettative del mondo e diventarne protagonisti. Un altro cambiamento decisivo riguarda anche il tipo di approvazione richiesto.

Fino a pochi anni fa, l’approvazione era la ratifica della raggiunta capacità del ragazzo di mettere in pratica i valori acquisiti, la dimostrazione di essere in grado di far parte del mondo degli adulti. Oggi l’approvazione ha come finalità principale il desiderio di mettersi al centro dell’attenzione, quindi non ha importanza il contenuto della risposta alla propria immagine, ma lo scopo primario è determinare più risposte, o meglio più contatti possibili. Questa nuova visione va in contraddizione con la persona definita immagine di Dio, dove la corporeita è in stretta relazione con lo spirito, riflessione privilegiata dall’antropologia cristiana. Il corpo, come tempio di Dio, non può essere un oggetto da esporre. E’evidente come la riflessione, che mette al centro il valore della corporeità, non può trovare compromessi con una concezione edonistica e finalizzata alla mercificazione dell’altro e all’espropriazione dell’unicità dell’individuo. Le nuove generazioni hanno il diritto di partecipare alla costruzione di un mondo migliore, e noi adulti abbiamo un ruolo molto delicato, quello di non permettere che le loro voci vengano annientate da chi ha deciso di strumentalizzarli per diffondere una società fondata sul consumo e sull’omologazione.

Anna Rosaria Gioeni

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