Alimentazione e tradizioni / Il lupino da cibo povero ad alimento gustoso e ricco di proprietà nutritive

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Lupini

Sua Maestà il lupino! Così potrebbe appellarsi questo legume, da sempre considerato un cibo semplice e “povero”. Sembra che sia invece ricco di elementi nutritivi e organolettici ed abbia anche delle buone capacità terapeutiche nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Lupini
Lupini

È quanto emerso in un interessante convegno tenutosi ad Acireale ed organizzato dal Centro di Ricerca per l’Agrumicoltura e le Colture Mediterranee (Crea), dal titolo “Il lupino per un’agricoltura sostenibile e un’alimentazione salutistica”. E pensare che una volta era proprio considerato simbolo di fame e di miseria, come dimostra questa storiella che mi raccontavano quand’ero piccolo. Si dice che una volta un povero mendicante non avesse trovato altro da mangiare, il giorno di Pasqua, che un cartoccio di lupini, dal momento che non poteva permettersi nient’altro. E mentre mangiava questi lupini, strada facendo, gettava per terra le bucce, lamentandosi nel frattempo della sua sorte: “Esiste al mondo – diceva – una persona più sfortunata di me, che devo accontentarmi di mangiare, il giorno di Pasqua, solo un pugno di lupini?”. Ma ad un certo punto, girandosi, vide un altro mendicante che lo seguiva raccogliendo le bucce dei lupini che egli lasciava cadere per terra e mangiandole con gusto.

Piante di lupini
Piante di lupini

In tempi moderni, il lupino è stato invece rivalutato, e nel convegno organizzato dal Crea di Acireale, ne hanno parlato illustri studiosi e docenti universitari del calibro del dott. Alfio Spina del Crea, del prof. Umberto Anastasi del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, del prof. Fabio Gresta del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, della dott.ssa Anna Arnoldi del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Milano e del prof. Federico Infascelli del Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali dell’Università “Federico II” di Napoli. Con il contributo di questi specialisti, sono stati esaminati tutti gli aspetti legati alla coltivazione del lupino, alle sue capacità nutrizionali, alla sua ambientazione nel contesto mediterraneo, al suo uso in ambito medico e zootecnico ed alle prospettive del suo utilizzo ottimale. Ha introdotto i lavori il dott. Paolo Rapisarda, direttore del Crea di Acireale, ed ha tratto le conclusioni, dopo un ampio ed articolato dibattito, il dott. Michele Pisante, Commissario Delegato del Crea di Roma.

Stabilimento per la lavorazione dei lupini
Stabilimento per la lavorazione dei lupini

Ma al di là dei discorsi ufficiali, resta – come dicevamo – la rivalutazione di un legume considerato, un tempo, un cibo semplice riservato ai meno abbienti (per la sua economicità) e molto diffuso dalle nostre parti. La zona “vocata” alla sua coltivazione era, nella nostra zona, la contrada “Reitana”, dove cresceva quasi in maniera spontanea o comunque richiedendo poca cura, e dove c’erano anche gli “stabilimenti” per la sua cura al fine di renderlo commestibile, che consisteva, sostanzialmente, nel tenerlo a bagno per diversi giorni in abbondante acqua corrente per farlo ammorbidire, dopo la bollitura. Adesso in quella zona è rimasto uno solo di questi stabilimenti, che continua a custodire la tradizione del lupino siciliano. Ma dove è possibile trovare e acquistare questa “prelibatezza”? Si può andare direttamente nello stabilimento di contrada Reitana (in territorio di Acicatena); ma anche nello storico mercato acese di piazza Marconi (’a piscarìa) è ancora molto facile trovarne in quantità e nelle varie tipologie di consumazione: c’è infatti il tipo “duro” ed il tipo “morbido”; ma è pure facile incontrare per le strade vari venditori ambulanti, ed anche al casello autostradale di Catania, tutti avranno sicuramente visto un tizio che offre sacchetti di lupini agli automobilisti in attesa di pagare il pedaggio. Quanto al modo di gustarlo, c’è – come già detto – chi gradisce il tipo “duro” e chi il tipo “morbido e farinoso”; e c’è ancora chi gradisce gustarlo al naturale, mentre c’è chi vi aggiunge un po’ di sale o del succo di limone. Adesso, anche per motivi igienici, i lupini vengono venduti in sacchetti o vaschette chiusi, ma io mi ricordo ancora le montagne di lupini collocate sui banchi di vendita, da cui venivano, a richiesta, presi con una piccola sassola (se non addirittura con le mani) nella quantità necessaria e posti nei famosi cartocci di cartapaglia (quella carta spessa e grossolona di colore giallognolo che veniva utilizzata anche per avvolgere il pesce e la carne, prima dell’avvento del cartene), che con molta perizia veniva arrotolata a forma di cono rovesciato.

Nino De Maria

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