Alternanza scuola-lavoro – 3 / Su posizioni critiche, ma propositive, un altro gruppo di alunni del Liceo Classico di Acireale

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Pubblichiamo le impressioni finali di un gruppo di alunni del Liceo Classico “Gulli e Pennisi” di Acireale, che ha effettuato le attività di “alternanza scuola-lavoro” presso la nostra redazione. I sottoscrittori di questo pezzo sono quelli che hanno frequentato il giovedì, ma sono solo i ragazzi presenti all’ultimo incontro. Quelli che hanno effettivamente frequentato sono stati più numerosi, ma purtroppo gli impegni scolastici di fine anno hanno costretto alcuni a saltare l’ultimo appuntamento.

L’alternanza scuola-lavoro in Italia nasce come opportunità per i giovani di rapportarsi con il mondo del lavoro, cercando di arricchire le competenze scolastiche con esperienze formative in diversi ambiti.

Questo è l’obiettivo che si pone la legge 107 del 2003, definita “Riforma Moratti”, ma divenuta obbligatoria soltanto a partire dall’8 ottobre 2015 con la “Riforma Giannini”, integrata nella cosiddetta “Legge della Buona Scuola” dall’ex presidente del consiglio Matteo Renzi (che pensava così di migliorare le condizioni scolastiche italiane).

Gli esiti, però, non sono quelli sperati; al contrario di Paesi che vengono presi come modello per l’organizzazione generale della scuola – e, in particolare, dell’alternanza –, Paesi che hanno a loro disposizione strutture adeguate e tutor specializzati e retribuiti, l’Italia organizzazioni funzionali e tutor autentici, al momento, non ne ha; così, se sono stati stanziati dei fondi, questi non vengono sfruttati come dovrebbero.

Il sistema di alternanza scuola-lavoro tedesco, modello per eccellenza, per organizzazione e competenza delle strutture, propone agli studenti di formarsi all’interno di aziende di fama mondiale come l’Audi, conosciuta in tutto il mondo per la qualità delle autovetture che produce. Seguendo un rigoroso schema di orari che tiene conto dei concreti impegni scolastici degli alunni, l’Audi stimola gli studenti tedeschi inserendoli all’interno di una grande struttura, che dà loro la possibilità di toccare con mano l’ambiente lavorativo. Strutture come questa ce ne sono purtroppo pochissime in Italia, e mancano quasi del tutto al sud.

Il maggior numero di contestazioni alla nuova legge scolastica infatti è stato riscontrato nel sud Italia, dove questo progetto presenta problemi legati a una minore disponibilità di enti, aziende e quant’altri potrebbero farsi carico dell’alternanza, che dovrebbero essere sostenuti dallo Stato.

La responsabilità della ricerca di questi enti viene scaricata sulle spalle del dirigente scolastico e dei docenti, i quali si vedono costretti a venire incontro a vari impegni obbligatori degli alunni, come quello dell’alternanza, che comporta inevitabilmente un calo del rendimento scolastico.

Questo incarico non dovrebbe gravare solo sulle singole scuole, ma sul sistema scolastico tutto, a cominciare dal Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), che dovrebbe provvedere a trovare i tutor esterni.

Analizzando questi e molti altri fattori che condizionano negativamente quest’esperienza, la maggior parte degli studenti e dei docenti ritiene che tale progetto si fondi su un’idea che potrebbe realmente indirizzarli al mondo del lavoro, ma che non è stata sviluppata al meglio.

I ragazzi tuttavia sperano che, con i giusti cambiamenti, il progetto alternanza scuola-lavoro possa diventare non solo più produttivo, ma anche più piacevole e formativo.

Rita Pavone
Immanu’El Raciti
Naomi Toscano
Dario Zappalà

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