Anniversario/ Da venti anni il Centro accoglienza San Camillo di Acireale offre un posto a tavola a tutti senza chiedere niente

Quella che nacque come “Mensa dei poveri”, nel Centro di accoglienza San Camillo di Acireale in pieno centro storico Nikon 2512a due passi dalla Cattedrale, è stata da subito frequentata da barboni e stranieri; ma ben presto anche molti acesi hanno cominciato a bussare al portone di via Genaurdi. Oggi, a distanza di venti anni, quella originale definizione non la si usa più, per rispetto verso gli ospitima forse anche perché l’ospitalità dei Camilliani e dei suoi volontari riguarda oggi tutta la persona e non si ferma al bisogno del pasto quotidiano. In occasione del ventennale ne abbiamo parlato con il primo direttore del centro accoglienza, fratel Carlo, con l’attuale direttore, padre Alfredo, e con due volontari.

Fratel Carlo Mangione, primo responsabile del centro accoglienza S. Camillo di Acireale – prima di ricoprire questo ruolo si trovava nella tenda S. Camillo, ha realizzato una casa per malati di aids che ha gestito dal 1993 al 1996 -, è un infermiere che cura l’aspetto fisico ma anche umano, morale e spirituale:

«Il centro accoglienza S. Camillo sorge il 13 luglio del 1996. È stato inaugurato da sua eccellenza Monsignor Giuseppe Malandrino che ha anche incoraggiato l’apertura del centro. Nasce da un’esigenza che c’era e continua ad esserci sul territorio di Acireale; allóra erano presenti tanti istituti religiosi ma non vi era un luogo in cui si potesse offrire un pasto caldo e la possibilità di far fare una doccia. Si è pensato così di convertire questa casa di riposo per anziani in un centro di prima accoglienza, i primi anni anche notturna, oggi è una realtà che rassicura pasto caldo ogni giorno, servizio docce, centro ascolto, ricambio di biancheria. Lo scopo di questo centro è quello di accogliere “gli ultimi”,  coloro che per un motivo o per un altro si ritrovano un po’ “tagliati fuori”; quando si è aperto questo centro si pensava che dovessero venire extracomunitari, invece ci si è accorti che i primi ad affluire sono state proprio quelle fasce deboli di Acireale, man mano si è allargato anche alla frazione e alla Diocesi.
Il centro vive unicamente di convivenza, non ha nessuna convenzione, la Diocesi ci dà un contributo annuale dall’ 8 x 1000 e poi ci sono singoli benefattori che, in un modo o nell’altro, sostengono questo centro. Importante è la presenza dei volontari sia giovani che meno giovani che si mettono al servizio di questa realtà».
– Quale il ricordo più bello di questi anni?
«La dignità data ad alcune persone, per esempio a Saro che era un alcolizzato, viveva per strada e creava fastidio; il centro è diventato la sua casa, ha trovato un luogo in cui si è sentito accolto e nello stesso tempo abbiamo offerto una sicurezza alla Città».
– In merito al centro ascolto?
«È gestito dai volontari stessi tre volte a settimana; è rivolto a chi vuole esprimere una necessità, chiedere qualcosa, avere un pacco spesa o ha bisogno di una parola di conforto, di solidarietà».
– Organizzate anche incontri?
«Si, di formazione; di solito organizziamo una riunione mensile dove si fa un po’ il punto della situazione con i volontari».

 

Padre Alfredo
Padre Alfredo

Padre Alfredo Maria Tortorella, nuovo direttore del centro accoglienza, prete da due anni e religioso da otto:

«Le attività attuali sono quelle di sempre, offrire il pasto quotidiano, la possibilità di usufruire delle docce e del cambio vestiario, il centro ascolto, un luogo dove le persone disagiate possono esprimere i loro problemi sia di natura personale che a livello economico e lavorativo; funziona anche come un centro di mediazione per il lavoro, negli anni ha aiutato molte donne dell’est europeo e anche del luogo a trovare lavoro come badanti, cameriere e così via. Si tratta di una mediazione gratuita per chi ha bisogno di un’assistenza per anziani o per i propri ammalati o una donna di pulizie. Il centro di ascolto si occupa di fornire anche il pacco spesa a una cinquantina di famiglie che vengono a chiedere la carità, in questo siamo aiutati dalla sollecitudine del Vescovo perché l’8×1000, per la carità di questa Diocesi, viene anche assegnato a questo centro, ma c’è anche tanta beneficienza fatta dagli acesi attraverso delle donazioni di generi alimentari, di quello che avanza delle tavole calde e questo aiuta tante persone. Ogni giorno constatiamo che c’è tanta povertà tra gli abitanti di questa Città, a pranzo abbiamo una piccolissima percentuale di bulgari, di nord africani, quindi marocchini, tunisini, islamici, ma una grandissima maggioranza di acesi o di qualche paese circostante; questo significa che ci sono tanti tipi di povertà, non solo quella di chi non ha una casa, il problema è anche la solitudine, la mancanza di lavoro, l’essere stati emarginati dalla propria famiglia. La povertà principale credo che è la solitudine e i nostri ospiti trovano in questo centro un luogo di aggregazione, un punto di ritrovo».
– Cosa si fa dopo il pranzo?
«Conosciamo i nostri ospiti; sappiamo che vivono per lo più per strada, si trovano facilmente in piazza Duomo, lungo il Corso Umberto, qualcuno dorme in macchina o alla stazione di Acireale. Noi non forniamo la cena; ho inventato la cena giovani una volta al mese, una maniera per aggregare i volontari giovani e per farli conoscere tra loro; la cena è sia per noi che per gli ospiti della mensa. Alle 18,30 i volontari vengono e preparano in cucina, alle 20,30 si serve la cena e dopo si fa karaoke; abbiamo già fatto tre cene giovani ed è un momento di comunità sia per i ragazzi che per gli ospiti, vediamo delle scene molto belle, per loro venire a cena qui significa andare a cena fuori, qualche signora si trucca un po’ di più, qualcuno indossa un vestito più pulito. Queste sono piccole cose che servono per vincere la tristezza, per rompere il muro della solitudine e dimenticare un po’ i propri problemi».
– Cosa vuol dire donare?
«Non si dona da un momento all’altro e non si dona quello che non si ha; bisogna imparare prima ad attingere per poter donare, si attinge dal Signore, dalla carità del Cristo e da lui poi si dona. È vero che ci sono anche dei volontari non credenti, però ad un certo punto si pongono l’interrogativo guardando coloro che credono, per cui la carità nasce da un cuore che si sente amato anzitutto. Fare del bene è qualcosa di insito nel cuore dell’uomo, però è vero anche che la carità cristiana si contraddistingue perché è fatta in virtù di un incontro che c’è stato tra me e il Salvatore e quindi io mi sono sentito così amato che poi mi sento chiamato a donare quello che ho ricevuto. Donare per me è imparare a dare quello che si è ricevuto».
– Se ci fosse la possibilità, cosa si potrebbe migliorare del centro accoglienza?
«Si può migliorare sempre e tanto, a livello sociale, ecclesiale, personale. Bisogna capire le strategie per migliorare, per me che sono religioso è una sola, quella di vivere e mettere in pratica il Vangelo».
– Il 13 luglio la mensa compie 20 anni. Quali i festeggiamenti?
«Nell’ambito della festa di S. Camillo de Lellis, il 14 luglio, inseriamo l’anniversario. Giorno 13 ci sarà la messa con Mons. Maladrino,  il vescovo che ha inaugurato la mensa e che ritorna dopo 20 anni, in un certo senso, per il compleanno della “Casa sollievo San Camillo”. Dal 4 al 21 luglio la nostra casa è in festa, iniziamo con la novena itinerante nelle case degli ammalati, soprattutto nelle case di riposo; verrà quindi celebrata una messa pomeridiana nelle varie case di riposo del circondario portando la reliquia di S. Camillo per nove giorni; il 10, l’11 e il 12 ci sarà il triduo di preparazione. Nella settimana successiva il 14 ci saranno dei momenti celebrativi, ci sarà la giornata del creato, la giornata del pane, la giornata della testimonianza della Misericordia giorno 15 con il frate elettore dei poveri, servo di Dio ora, che ha fatto tanto bene a Milano e ci sarà qui una sua discepola, suor Teresa Martino che ha scritto un libro su di lui; come esempio di misericordia camilliano credo sia molto valido, abbiamo cercato anche di coinvolgere a tal proposito la pastorale giovanile con don Mario Gullo proprio perché ci sia questa testimonianza bella di un camilliano che è vissuto fino a qualche anno fà e che ha vissuto questo contatto estremo con i poveri; in una Milano caotica, del boom economico degli anni ’70 lui si accorgeva di quelli che non avevano voce e poi ha iniziato quest’opera durata fino agli anni ’90».

 

Testimonianza di una volontaria, nella vita segretaria in uno studio medico:
«Sono una volontaria a San Camillo da quasi 17 anni; aiutare fa bene agli altri e anche a me. Ho iniziato facendo delle pulizie, dedicandomi al cucito, alla cucina, da 6-7 anni sono al centro ascolto; qui ci dedichiamo a chi ha problemi di solitudine e di lavoro. La mia famiglia viene anche qui, è coinvolta, contribuisce, mi appoggia e questo mi aiuta tanto e mi fa piacere. Aiutare gli altri è bello, vengo qui due volte a settimana e fino a quando Dio vorrà continuerò».
– Qualche racconto l’ha toccata particolarmente?
«Quello di una ragazza che noi seguiamo da anni; si è sposata e ha avuto un bambino ma dopo sei anni le è morto il marito, poi si è risposata, ma mentre aspettava due gemelli ha perso anche il secondo. La ragazza voleva abortire ma noi l’abbiamo aiutata, adesso questi bambini ci chiamano zii. Tanti sono i racconti toccanti.
«Inizialmente mi portavo questi problemi a casa, non riuscivo a dormire, si è impotenti ma ci si accorge che con una carezza, una parola o anche stando in silenzio si aiuta».

Testimonianza del volontario Enzo Leotta, 48 anni, “il cuoco storico” del centro di accoglienza S.Camillo, nella vita lavora in biblioteca all’Università di Catania:
«La crisi è maggiore rispetto ai primi anni quando sono arrivato, la gente in difficoltà è aumentata. Mi occupo della cucina la domenica da parecchio tempo, diciamo più da dieci anni. Il mio è un impegno costante ma non perché me lo chiede qualcuno, mi piace farlo  e mi sentire bene, dare aiuto al prossimo e a chi ne ha di bisogno è importante. Ogni tanto, in centro, mi occupo anche di falegnameria, la mia passione».

Graziella De Maria