Assemblea Cei: al primo posto l’educazione

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“L’educazione è il fulcro prospettico e l’impegno prioritario delle diocesi italiane nel decennio corrente: ciò impone un’attenta analisi delle dinamiche culturali in cui essa è chiamata a vivere. È fondamentale affrontare il discorso culturale per giungere a una proposta di fede, in una società nella quale il pensiero individualistico trasforma la libertà in privilegio del più forte e conduce alla deriva dell’indifferenza”. È un passaggio del comunicato finale dei lavori della 63a assemblea generale dei vescovi italiani che si è conclusa il 27 maggio in Vaticano. Per i vescovi, “è indispensabile riproporre l’esperienza cristiana quale sintesi forte e bella, che individua nel Cristo il principio che ridona respiro a tutto l’umano”. In tal senso, “educare alla fede diventa così la prima urgenza e il primo servizio a cui la Chiesa è chiamata, dando respiro e profondità all’impegno culturale e alla testimonianza della carità”. Nel comunicato diffuso il 27 maggio, si legge che “l’orizzonte della fede non muove da una dottrina o da un’etica, ma da un incontro personale” e “nel dibattito in aula è emersa con forza la necessità di contestualizzare l’opera educativa della Chiesa nel panorama culturale, consapevoli del fatto che è questo il momento per indicare strade che introducano e accompagnino all’incontro con Cristo”.

Educazione, fede e politica. “Molti hanno sottolineato come non manchino nelle nostre comunità sperimentazioni stimolanti e buone prassi – si legge nel comunicato –, soprattutto nell’ambito dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi: un primo obiettivo operativo sarà quello di una mappatura delle esperienze, che ne consenta una conoscenza più diffusa in vista del discernimento”. In particolare “la famiglia – spesso integrata dall’apporto dei nonni – resta il soggetto educativo primario, nonostante le fragilità che la segnano” e accanto ad essa “rimane fondamentale il ruolo della parrocchia” ma anche “associazioni laicali, gruppi e movimenti vanno a loro volta valorizzati, verificandone con puntualità esperienze e proposte educative”. Inoltre, “molto ci si attende dai sacerdoti: ribadendo la stima nei loro confronti, per la dedizione di cui danno prova, si chiede loro un salto di qualità, le cui basi devono essere poste sin dalla formazione in seminario”. I vescovi hanno poi condiviso “l’importanza di offrire una risposta accogliente e vitale in particolare ai cosiddetti ‘ricomincianti’: quanti, cioè, dopo un tempo d’indifferenza o di distacco, maturano la volontà di riavvicinarsi alla pratica religiosa e di sentirsi parte della Chiesa”. La prolusione del presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, viene precisato nel comunicato, “è stata apprezzata per l’impostazione, l’equilibrio e l’ampiezza di sguardo. In particolare, i vescovi hanno condiviso la preoccupazione per la situazione di precariato lavorativo che mette a dura prova soprattutto i giovani, e per la contrazione dei servizi sociali – a partire dall’offerta sanitaria. Il doveroso contenimento della spesa pubblica non può, infatti, avvenire penalizzando il livello delle prestazioni sociali, che è segno di civiltà garantire a tutti”. In questa direzione, “unanime è l’impegno a investire energie per formare una nuova generazione di amministratori e di politici appassionata al bene comune”. Sul tema degli abusi sessuali compiuti da ministri ordinati, si tratta di “una piaga infame” e “i vescovi hanno ribadito che sull’integrità dei sacerdoti non si può transigere” perché “condivisa è la certezza che chiarezza, trasparenza e decisione, unite a pazienza e carità, sono la via della perenne riforma della Chiesa”. Quindi, “profonda sintonia è emersa anche nella valutazione della drammatica situazione libica: i vescovi hanno chiesto con fermezza che le armi cedano il posto alla diplomazia; che l’Europa avverta come il Nordafrica rappresenti oggi un appuntamento a cui è essa convocata dalla storia; che l’impegno di accoglienza dei profughi sia condiviso a livello comunitario”.

Le cifre dell’otto per mille per il 2011. Come ogni anno, “i vescovi hanno provveduto ad alcuni adempimenti amministrativi, fra cui spicca l’approvazione dell’assegnazione e della ripartizione delle somme provenienti dall’otto per mille per il 2011”. I dati, come sempre riferiti alle dichiarazioni dei redditi effettuate tre anni fa, cioè nel 2008, confermano “l’ottima tenuta del meccanismo dell’otto per mille: all’aumento complessivo del numero dei firmatari, è corrisposta la perfetta tenuta della percentuale di quanti hanno espresso la propria preferenza per la Chiesa cattolica. Ciò induce a perseverare nell’impegno di trasparenza quanto all’utilizzazione e alla rendicontazione di queste somme”. La cifra complessiva, trasmessa dal ministero dell’Economia e delle Finanze, ammonta a 1.118.677.543,46 euro di cui 95.156.624,73 a titolo di conguaglio per l’anno 2008 e 1.023.520.918,76 a titolo di anticipo dell’anno 2011. Dalla ripartizione economica approvata dalla presidenza Cei – si apprende dalla nota diffusa dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica – emerge che lo stanziamento per le “esigenze di culto e pastorale” è aumentato di 15.545; in particolare, è stata incrementata la voce relativa al “fondo per la catechesi e l’educazione cristiana”. In crescita anche la cifra destinata agli “interventi caritativi” (235.000) e l’“accantonamento a futura destinazione per culto, pastorale e carità” (55.000). I dati trasmessi dal ministero, conclude la nota, indicano che nel 2008 “la percentuale delle scelte a favore della Chiesa cattolica è stata pari all’85,01%”.

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