Sempre più spesso sentiamo parlare genericamente di autismo, persone ascrivibili in un arco di spettro autistico o relativa inclusione. Sia secondo l’OMS a livello globale che secondo l’ISS in Italia, i casi sono in aumento e si ritiene possano essere addirittura sottostimati. Eppure, c’è molta confusione in merito. L’opinione pubblica si spacca. Molti ritengono l’aumento delle diagnosi esagerato, quasi un modo per “etichettare” ogni minima eccentricità. Altri fanno fatica a prenderlo seriamente, altri ancora provano timore o un vero e proprio disagio. In mezzo a tutta questa confusione però, come se la passano effettivamente le persone autistiche?
Autismo e inclusione / La realtà invisibile dello spettro autistico
Il mito del “superpotere” e la patina mediatica
Il panorama recente sembra aver patinato la situazione. Siamo costantemente bombardati da storie di successo che riguardano gli autistici: autistici geniali, miliardari come Elon Musk o attivisti del calibro di Greta Thunberg.
Parliamo così tanto di autismo e inclusione che, ormai, come esempio standard riguardante le persone autistiche prendiamo in considerazione solo quelle che ricoprono ruoli di prestigio come giornalisti, programmatori, universitari, etc. Quasi a dimostrare che l’autismo sia, in fondo, una sorta di “superpotere” spendibile sul mercato. La persona autistica, per essere accettata, deve essere per forza straordinaria o “utile”? E, se davanti avessimo una persona non verbale, che vive isolata o necessita di assistenza? Un’eccezione rara ma reale, in un momento di talenti incompresi.
Oltre le etichette dell’autismo / La realtà tecnica dei “funzionamenti”
Purtroppo c’è una percezione distorta della situazione. Panico e confusione sociale esigono risposte rapide e semplificate ma il tema è piuttosto complesso e francamente a molti non importa più di tanto.
Per quanto sia vero che a crescere siano perlopiù i casi un tempo definiti ad ” alto funzionamento” (terminologia ad oggi non più utilizzata) va comunque tenuto presente che a differenza di quanto molti erroneamente pensano, traviati dalla definizione “alto funzionamento”, non si intende un genio o una persona autistica con un QI nella media, ma, si intende purtroppo, una persona autistica che ha almeno 70 di QI. Si tratta di una soglia tecnica minima e non di un certificato di eccellenza. E non solo, secondo l’OMS le persone autistiche con un deficit cognitivo (al di sotto dei 70 punti) rappresentano comunque il 50%.
Autismo / Vulnerabilità e qualità della vita
Ma che dicono le statistiche sulla qualità della vita? Indipendentemente dal QI, il tasso di abusi subiti, di ostracismo sociale e di suicidi è altissimo. Secondo alcuni studi, le persone più ad alto funzionamento sono addirittura più esposte contrariamente a quanto si crede.
Studi come “Evidence That Nine Autistic Women Out of Ten Have Been Victims of Sexual Violence” e “A 20‐year study of suicide death in a statewide autism population” sono abbastanza autoesplicativi del tutto, già solo dal loro stesso titolo. Entrambi gli studi hanno un punto in comune: per quanto la qualità della vita delle persone autistiche ad alto funzionamento sia universalmente maggiore, queste finiscono per essere bersagliate maggiormente a causa della loro maggiore esposizione in contesti sociali privi di tutele.
L’ascolto e la dimensione umana
Spesso parliamo di autismo per riflettere d’inclusione, vaccini, scienza o quant’altro. Questo perché preferiamo parlare di cose che ci riguardano e di quanto siamo bravi ad includerli. Come abbiamo visto, la situazione è piuttosto complessa, ma purtroppo le statistiche sulla loro qualità della vita non fanno che peggiorare di anno in anno, nonostante il loro aumento di numero.
La dimensione umana, spesso dimenticata, andrebbe sempre tenuta a mente. Concludiamo con le parole di Papa Leone XIV: “Lo Spirito ci dia la capacità di ascoltare la voce di chi non ha voce. Vedremo, allora, ciò che ancora gli occhi non vedono: quel giardino, o Paradiso, cui andiamo incontro soltanto accogliendo e portando a compimento ciascuno il proprio compito“.
Considerazioni
Durante l’articolo per facilitare la comprensione del tema trattato ho continuato ad usare alto e basso funzionamento, come già accennato è una terminologia in disuso. Ora le diagnosi si basano sui livelli di supporto, quest’ultime vanno dal 1° al 3° e tengono in considerazione più fattori oltre al QI. In tal modo anche se un individuo autistico ha necessità sensoriali, sociali, o problematiche d’altro tipo ma un QI nella o sopra la media potrà comunque ricevere un supporto adeguato.
Nadia Striano
