Benemeriti dell’umanità / Raoul Follereau e il suo immenso amore per i lebbrosi

Pubblichiamo la lezione tenuta dalla nostra valente collaboratrice prof.ssa Anna Bella, all’Università popolare di Acireale, sulla figura di Raoul Follereau, in vista della Giornata mondiale dei malati di lebbra.

 

Raoul Follereau, nato in Francia, a Nevers, il 17 agosto 1903, perde il padre durante la prima guerra mondiale, il che determina in lui l’odio per la guerra. Si laurea in storia e filosofia; è giornalista pubblicista.

A 15 anni tiene la sua prima conferenza in pubblico su “Dio è amore”: “essere felici è fare felici gli altri, e vivere è aiutare gli altri a vivere”. All’Università conosce Madelaine, futura moglie che lo accompagnerà nei suoi molti viaggi nel mondo. Si trasferisce a Parigi.

Per un servizio giornalistico, negli anni 30 viene inviato in Africa, dove scopre la dura realtà dei malati di lebbra, segregati dalla società, per il timore del contagio. Nel 1936 pubblica “Il tradimento dell’intelligenza”, di cui riporto uno stralcio: “Amare il proprio paese non significa detestare i paesi vicini, come amare la propria madre non significa odiare tutte le altre. Amare la propria famiglia non vuol dire rubare, saccheggiare, uccidere i vicini. Al contrario l’amore per la famiglia implica e impone il rispetto delle altre famiglie… Il vero patriota ama in ciascuno l’idea di patria e rispetta la patria di ciascuno.”

Durante la seconda guerra mondiale, s’impegna in campagne di solidarietà per i poveri; nel 1943 fa un giro di conferenze, dove lancia il messaggio: ”ognuno deve donare con amore almeno un’ora del proprio reddito ai poveri”. Nello stesso periodo inizia la sua attività in favore dei lebbrosi del villaggio di Adzopé in Costa d’Avorio, in Africa, dove con il ricavato di offerte, raccolte in conferenze, anche fuori della Francia, riesce a costruire il primo lebbrosario, dando così la possibilità a tali malati, relegati in umide grotte, di poter vivere decorosamente.

Dopo l’occupazione de la Francia da parte dei tedeschi, si rifugia nel convento delle suore di Nostra Signora degli Apostoli, che lo sensibilizzano ancora di più sui lebbrosi africani..

Scrive parecchio, pubblicando molti libri. Nel 1948 scrive “La carità salverà il mondo”: “Il male del secolo è il denaro. Più per la devozione con cui lo si circonda che per il potere che esercita. Il biglietto di banca – anche quando non ci si fanno illusioni sul suo valore reale – è diventato il feticcio stesso della felicità. Non si conosce più altra strada per essere felici se non quella di sforzarsi di diventare ricchi.”raoul follereau

Densa di significati la poesia “Avete mai visto una frontiera?”: “E’ una sbarra in legno, / da una parte e dall’altra, / dei poliziotti. / La scoprite, all’improvviso, / come un’imboscata, / dopo la curva della strada. / Dall’altra parte, / gli stessi alberi, / lo stesso cielo. /Non lo stesso destino./ A volte, s’installa / insolentemente/ nel mezzo di un villaggio. /Le persone si parlano / al di sopra della ‘frontiera’ / e si stringono la mano…./Fino al giorno in cui / gli uomini che le governano / (perché proprio loro invece di altri?) / le vestono / di qua di blu / di là di rosso, / e ordinano loro di ammazzarsi. / E si ammazzano. / Perché sono separati / da una barriera di legno, / con poliziotti, / da entrambe le parti. / Di qua si mangia. / Di là no. / Perché ?”.

Nel 1949 fa un appello accorato ai grandi della Terra per la pace, specie facendo riferimento al lancio della bomba atomica, pericolo di distruzione per l’intera umanità. Commovente la poesia “Bomba atomica o Carità?”: “Oggi, bisogna scegliere, / subito, / e per sempre. / O gli uomini imparano ad amarsi, / a comprendersi,/ o l’uomo comincia finalmente a vivere per l’uomo, / oppure gli uomini spariranno / tutti, / e tutti insieme”.

In nome dei sofferenti di fame, sete, dei senza tetto, degli infelici chiede che una piccola parte dei soldi destinati alle armi venga devoluta per il bene dei popoli, per costruire ospedali, scuole ecc. Non viene ascoltato. E’ a questo punto che vuole coinvolgere chiunque abbia un senso di umanità, a prescindere dalla religione e dalla cultura.

Negli anni Cinquanta, Follereau si dedica soprattutto alla battaglia contro la lebbra, diventando il “Vagabondo della carità” e l’”Apostolo dei lebbrosi”, con il messaggio: ”Senza l’amore nulla è possibile; con l’amore, nulla è impossibile”. Nel 1954 lancia l’iniziativa, che diverrà molto importante, la “Giornata mondiale dei malati di lebbra”, che ricorre l’ultima domenica di gennaio. Tuttavia non dimentica fame, povertà ecc., definendole altre “lebbre”.

Fonda in Francia e in altri paesi l’associazione che è intitolata a lui. In Italia l’Aifo (Associazione Italiana Amici di Follereau) sorge nel 1961 a Bologna. Nel 1966 pubblica “La sola verità è amarsi”: famose sono le sue proposte di solidarietà: ”Con il prezzo di un siluro si potrebbero offrire 16.000 giorni di vacanza ai bambini delle catapecchie. Un bombardiere costa quanto 30 scuole di 20 classi ciascuna. Una portaerei rappresenta il cibo per 400.000 persone durante un anno. Ciò che occorre è convertire le armi di morte in opere per la vita.”

Il 15 ottobre 1967, in una sua conferenza alla Sorbona di Parigi, dà questo messaggio: ”Un paese non è grande perché è forte; / un paese non è grande perché è ricco; / un paese è grande solo se è capace di molto amore.”

Nel 1970 invia un profondo “messaggio alla gioventù del mondo”, specificamente cristiano: “Fra 30 anni l’anno 2000./ …/Di che cosa? / Di una Parola che sembra nata con il mondo, tanto/ che, senza di essa, non è che nullità e marciume. / Di una Parola incarnata da un Povero semplice e / solo, nell’ultimo giorno, abbandonato. / E che morì perché volle amare tutti gli uomini…”

Raoul Follereau lega il problema della lebbra a quello della pace e della giustizia: coinvolge le istituzioni, contatta i grandi del mondo, le Nazioni Unite, governi e parlamenti; fa un appello all’opinione pubblica internazionale e raccoglie oltre tre milioni di firme. Nel 1969 viene istituita una “Giornata mondiale per la pace”.

Di rilievo gli appelli ai giovani, per costruire la “civiltà dell’amore”, in cui crede. Nel 1965, forte è il messaggio alla gioventù del mondo: ”Perché l’amore rinasca, dobbiamo lottare, lottare tutti i giorni. Lottare senza posa. E senza occuparci del resto..Bisogna fare molto di più di quel che si può….Ogni giorno. Tutti i giorni. Ogni amore seminato, presto o tardi fiorirà.”

Nel 1968, in un altro messaggio eccezionalmente impegnativo, ammonisce: “Diffidate dei sistemi e state alla larga dalle sette. Non lasciatevi impressionare dagli abulici del sofismo, dai maniaci del rifiuto. Vi lasceranno vuoti, con l’intelligenza tradita e il cuore incenerito….E’ tempo di chiudere per sempre la storia disumana dell’umanità. Le ricchezze del mondo sono di tutti. Ecco la verità che dovete conquistare, imporre………..Sono forti quelli che credono e vogliono costruire. Costruite la felicità degli altri. Domani avrà il vostro volto.”

Infine, l’ultimo messaggio alla gioventù del mondo, nominata sua erede universale, con amore unico: “Tutta la gioventù di destra, di sinistra, di centro, estremista: che m’importa! Tutta la gioventù che ha ricevuto la fede, quella che fa finta di credere, quella che pensa di non credere.

C’è un solo cielo per tutti.

Più la mia vita s’avvicina alla fine, e più sento il dovere di ripetervelo: solo amando salveremo l’umanità. E vi ripeto la più grande disgrazia che vi possa capitare è quella di non essere utili a nessuno, che la vostra vita non serva a nulla.”

Dopo la morte di Follereau, avvenuta il 6 dicembre 1977, è pubblicata la sua poesia , “Io canterò dopo la mia morte”, scritta in clinica, prima di morire: “L’uomo è qualcuno. / Ciascuno di noi è un essere unico che occupa un posto, / il suo posto di eternità , nel piano di Dio. / Per me, l’uomo è qualcuno da amare…”

Raoul Follereau riposa a Parigi, accanto a Madelaine.

 

Anna Bella