“Buone notizie di Marco Guzzi” / La crisi verso una crescita positiva dei valori

Marco Guzzi, con il suo “Buone notizie. Spunti per una vita nuova”, nuota controcorrente.

140612-021“Quella che è in crisi non è la ‘famiglia cristiana’ fondata sull’amore, che è sempre stata un fenomeno molto minoritario, ma la famiglia patriarcale egoico-bellica”.
Marco Guzzi mostra un invidiabile ottimismo, fin dal titolo, in questo suo “Buone notizie. Spunti per una vita nuova” (Edizioni Messaggero Padova, 131 pagine), tanto che, approfondendo il medesimo argomento, afferma che la famiglia tradizionale entra in crisi “proprio perché le donne e gli uomini di oggi vorrebbero coniugarsi in modo più profondo e vero dei loro nonni e dei loro padri”.
La tesi del fondatore dei gruppi di liberazione interiore “Darsi Pace” e autore di altri studi sulla possibilità di fronteggiare i venti di crisi che incombono sulla società contemporanea, è che non tutto il male viene per nuocere: questa crisi di valori è una crisi di crescita, perché alcuni, anzi molti dei vecchi valori erano basati sulla muscolarità, l’obbligo, la forza. La tempesta che sta attraversando la stessa famiglia è foriera, secondo Guzzi, di positività, perché molti desiderano rapporti più profondi e sinceri, oltre che basati sul dialogo e la comprensione. Fin qui tutto bene. Ma allora come mai violenza, miseria, analfabetismo di ritorno, prevaricazione individuale e sociale, fame e altri flagelli si abbattono di nuovo lungo le torri di guardia d’Occidente?
Perché, dice l’autore, le due grandi componenti della storia e del pensiero, che sono alla base del nostro mondo, non comunicano più: da una parte la fede è stata trasmessa sovente in modo coercitivo, ripetitivo e senza amore, dall’altra il messaggio laico (che non è solo quello illuminista) ha provato a costruire un futuro senza fede, unicamente basato sulla ricerca del benessere, completamente svincolata dalla ricerca spirituale. Solo un incontro serio e duraturo tra queste due concezioni del mondo possono permettere uno sviluppo umano armonico e proporre una pedagogia adeguata.
Le tesi di Guzzi sono certamente ardite e condite da quella tensione utopica necessaria per ogni progetto che guardi un po’ più lontano del proprio naso, e si fondano sia sul pensiero “laico” di autori ormai abbastanza conosciuti come Zygmunt Bauman e Jeremy Rifkin, sia sugli elementi costitutivi del messaggio evangelico e di alcune recenti encicliche papali.
Non solo, ma il tentativo di trovare un punto d’incontro tra tutti coloro che hanno a cuore i destini di una umanità che sembra correre, non si sa quanto (in)coscientemente, verso l’abisso (Guzzi snocciola dati già conosciuti ma pur sempre impressionanti sulle grandi ricchezze in mano a pochi e sul disagio psichico di una parte considerevole della popolazione “progredita”) si poggia su testimonianze solide e insospettabili di “avventurismo” ideologico; per esempio, un accenno dell’allora cardinale Ratzinger a quella spiritualità diffusa che se finalizzata alla percezione del divino non può essere relegata nel novero delle mode: “Autentiche pratiche di meditazione provenienti dall’Oriente cristiano e dalle grandi religioni non cristiane (…) possono costituire un mezzo adatto per aiutare l’orante a stare davanti a Dio interiormente disteso”.
Guzzi è nel numero di quanti sono convinti che la spiritualità non inizialmente orientata in senso confessionale sia un bene rispetto alla solitudine, all’anomia, alla depressione: se si guarda a quel mondo “liberato” dalla “superstizione”, annegato in quelle che avrebbero dovuto essere le sue ancore di salvezza, la libertà assoluta, la sessualità svincolata dall’affettività, il piacere senza limiti, non ha tutti i torti. Cercare è già qualcosa rispetto alla mercificazione e alla falsa comunicazione, che ci sono state donate dalle sirene del fai-tutto-quello-che-vuoi.

Marco Testi

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