Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: la Parola di Dio nella quotidianità

Riportiamo l’intervento dell’editorialista Teresa Scaravilli pervenuto all’evento dal tema “Vita ecclesiale, Cammino Sinodale e informazione”. Un percorso di formazione e confronto dedicato a tutti i giornalisti articolato in tre diverse giornate, ciascuna con un sotto-tema diverso. L’iniziativa è stata promossa da La Voce dell’Jonio in collaborazione con l’associazione di volontariato Orazio Vecchio, la Diocesi di Acireale, la Delegazione siciliana della Fisc, il Centro di Servizio per il Volontariato Etneo (CSVE) e l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: la Parola di Dio nella quotidianità della vita

Dio è un grande comunicatore. La comunicazione ha a che fare con la Parola, con l’Ascolto e con il Dialogo. Per dialogare bisogna tacere e ascoltare con attenzione per poter interagire con l’altro. Il dialogo presuppone almeno due azioni interagenti: la parola e il silenzio, che si alternano. La parola esprime un pensiero, è il risultato di un soffio che esce dalle labbra, ma parte dal cuore. L’ascolto richiede attenzione e accoglienza di ciò che dalle orecchie penetra e giunge fino al cuore. Per dialogare non si può fare a meno del cuore, sia di chi parla sia di chi ascolta.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: come parla Dio?

Dio parla e la sua parola crea: «Dio disse: “sia la luce” e la luce fu. E fu sera e fu mattina, primo giorno» sono le prime parole del primo libro della Bibbia. Poi Dio crea l’uomo e comincia a dialogare con lui fin dalla creazione. Dio chiede all’uomo di collaborare con Lui, gli affida la creazione. Da sempre Dio parla all’uomo come ad un amico (Dei Verbum). Dio ci sta dicendo che vuole fare dell’umanità un popolo saggio.

Sicuramente nella Scrittura si trovano parole di saggezza. Dio vuole che il suo popolo sia saggio e se ne prende cura e lo fa mostrandosi nella sua identità di Padre amorevole. Dio, attraverso la sua volontà di essere un Padre per ogni uomo, vuole rivelare la sua identità, perché questi suoi figli siano come lui è, capaci di amare e di generare amore. In che cosa consiste, dunque, la saggezza di vita che Dio vuole insegnare all’umanità se non in questa appartenenza totale a Lui, come una unione nuziale:

“Tu sei il mio popolo ed io sono il tuo Dio. Porrò nel tuo cuore la mia legge e tu mi apparterrai per sempre”, “Venite, figli, ascoltatemi, v’insegnerò il timore del Signore” (Sal 33). “Se invocherai l’intelligenza e chiamerai la saggezza, se la ricercherai come l’argento e per essa scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore” (Pro, 2, 3-5).

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: cos’è il timore del Signore?

“Principio di saggezza è il timore del Signore, saggio è colui che gli è fedele” (Sal 110) Lampada ai miei passi è la tua parola”, ci dice il salmista, “luce nel mio cammino”. Dio parla di saggezza e di beatitudine: “Ti farò saggio e t’indicherò la via da seguire con gli occhi su di te, ti darò consiglio” (Sal 31,10). “Beato l’uomo che tu istruisci, Signore, e che ammaestri nella tua legge” (Sal 93, II, 12).

“Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la vivono ogni giorno”, “Beato l’uomo che si compiace della legge del Signore, la sua legge medita notte e giorno” (Sal 1), “Beato l’uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie” (Sal 127) “e trova grande gioia nei suoi comandamenti“. “Beato l’uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore. Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore” “non dovrò arrossire se ho obbedito ai tuoi comandi” (Sal 118, 1,2-6).

Dio continua a dire ogni giorno all’uomo di ogni tempo e di ogni luogo che è una sua creatura e che l’ama e che se ne prende cura, perché gli appartiene, fa parte di sé, del suo corpo, del suo cuore, dei suoi pensieri. Se l’uomo vuole essere saggio, beato, deve dialogare con Dio, dare ascolto, accogliere il messaggio e verificarlo, metterlo in atto, eseguirlo, rendersi conto della saggezza, della verità del suo contenuto.

Cammino sinodale / La Sacra Scrittura

Dio parla attraverso la Sacra Scrittura di

  • LIBERTÀ (Dio Libera dalla schiavitù, salva, riscatta, perdona, ama);
  • VERITÀ (anche attraversata dal male la storia restituisce tutta la verità);
  • BENE (costruisce, aggrega, dona Vita, rinnova);
  • SAPIENZA (dona gusto, sapore, significato, motivazioni, corrobora, entusiasma).

La Scrittura è piena di beatitudine, non solo nella pagina del Vangelo di Matteo del discorso cosiddetto della Montagna: beati i poveri, i misericordiosi, i miti e così via. Se questo è vero per il Testamento Antico, lo è ancora di più con la venuta del Redentore nostro. La lettera agli Ebrei ci ricorda che Dio in molti modi ha parlato con gli uomini, attraverso i Profeti e i suoi messaggeri, affidando loro compiti specifici. Fin quando ha mandato a noi il Figlio, nato da donna, perché rivelasse all’uomo la sua volontà di unire a Sé, tutti gli uomini della terra, in un solo popolo, popolo di sacerdoti, re e profeti.

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Cammino sinodale / Gesù: vero Dio e vero Uomo, modello e maestro di vita

La vita del credente, che si nutre della Sacra Scrittura prende forma dal modello di Vita del maestro. Il Figlio di Dio, prende forma mortale, prende un corpo come ogni uomo e diventa modello e maestro per ogni uomo. Cristo è la via dell’uomo, Cristo rivela all’uomo la sua identità, il senso del vivere e del morire. Che c’entra tutto questo con un giornale? ci possiamo chiedere. Provo a darmi qualche risposta, voi ne troverete molte altre.

Il giornale, quale strumento di comunicazione, è un veicolo di cultura. Il giornale diffonde notizie. Ogni notizia porta in sé contenuti che possono essere vitali o mortali, dice parole vere e sagge ma può anche dire parole false e malvagie. Un Giornale Cattolico è sicuramente:

  • CANALE di buona informazione;
  • STRUMENTO di formazione;
  • CONTENITORE di verità.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: il giornale

Il giornale offre occasioni di riflessione e di scambi di opinione, provoca approfondimenti e dibattiti, produce interrogativi e suscita curiosità, desideri. Il giornale si diffonde ampiamente nei luoghi che nemmeno possiamo immaginare, tanto più oggi, con i canali del Web. Raggiunge lettori che non conosceremo mai e che non possiamo nemmeno controllare, con cui potremmo interagire o non interagiremo mai. Nel nostro messaggio, esprimendo le nostre idee, fornendo le notizie, noi manifestiamo noi stessi, il meglio o il peggio. Abbiamo pertanto una grande responsabilità sul piano etico, di essere strumenti di bene o di male.

Il dovere di essere portatori di verità, strumenti di libertà, veicoli di cultura impone una certa severità alla nostra coscienza perché il nostro dire non sia ambiguo. Affinché non dia adito ad interpretazioni poco esatte o errate. S’impone l’obbligo della verità e che la notizia sia verificabile alle fonti. Tutto questo esige una coscienza formata, matura, disciplinata da regole di vita moderate e morigerate. La gente deve potersi fidare di quanto da noi diffuso e proposto.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: cosa c’entra questo con la parola di Dio?

Dio si è fidato e continua a fidarsi di ogni uomo, anche quando l’uomo gli ha dimostrato di non esserne degno. Ha continuato a tenerlo in vita, ad ammonirlo con i suoi paterni ed amorosi richiami, a offrirgli altre opportunità per ravvedersi, per imparare a vivere bene per se stesso e per gli altri. “Chi cercate?”, “Cosa vuoi che io faccia per te?”, continua a chiederci restando a noi vicino e non rinunciando mai all’incontro con lui. Ce lo dimostra tutta la vita terrena di Gesù tra la sua gente, come ci testimoniano gli scritti, giunti fino a noi, nonostante i tradimenti e i millenni che ci separano da quel tempo.

Occorre che anche noi ci fidiamo di Dio, occorre che anche l’uomo dia retta a Dio. La vita del credente, dell’uomo di fede si alimenta nel dialogo con Dio, che lo ha creato e gli vuole essere padre, amico, maestro di vita per farlo saggio. Occorre che l’uomo dialoghi con Dio non per chiedergli il miracolo al momento del bisogno, ma dialoghi con Lui come si fa tra amici, come quando si chiede un consiglio per prendere una decisione, come quando ci si ferma per capire come proseguire il cammino. Il dialogo tra Dio e l’uomo non può avvenire se non attraverso la Sacra Scrittura. Noi non solo non la leggiamo e non la comprendiamo, spesso siamo capaci anche di dire a memoria frasi di cui non riconosciamo il contenuto e gli insegnamenti che potrebbero esserci utili nella vita di ogni giorno.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: il giornalista cattolico

Un Giornalista Cattolico è un Formatore / Informatore:

  • Un professionista formato che cura la sua formazione aggiornandosi, studiando, interrogandosi, osservando, confrontandosi, riflettendo;
  • Un uomo libero;
  • Ha una coscienza retta.

Se la lettura di un “pezzo” provoca nel lettore una serie di domande, riscontri, curiosità, meraviglia, condivisione il confronto con la Sacra Scrittura offre al credente un riscontro di saggezza, lo rende capace di discernimento e di giudizio tra il bene e il male. Fonte inesauribile di Conoscenza e di Sapere (non c’è libro più letto e commentato della Sacra Scrittura né più provocatorio di dibattiti e opinioni). I millenni di storia raccontati sono fonte sempre nuova di conoscenza, di critica, di discernimento, di saggezza.

La saggezza che si acquista accostandosi alla Parola dona la capacità di confronto e di lettura della storia dei nostri giorni, sicché siamo resi Profeti, cioè capaci di discernere ciò che è buono e gradito a Dio e vantaggioso per la vita dell’uomo e dell’umanità da ciò che crea danno all’uomo e non è gradito a Dio.

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Cammino sinodale / Dialogo con Dio

Il profeta è colui che alla luce della Parola, in dialogo con Dio, parla all’uomo con il cuore di Dio, indicandogli la buona strada per vivere in pace. Il giornalista cattolico è un profeta dell’oggi ed ha gli strumenti per cambiare il mondo, trasmettendo la verità, alimentando di bellezza l’esistenza, riempiendo di significato i gesti quotidiani e la gioia della vita. Ci sono problemi che da soli non possiamo mai risolvere, è vero. Ma possiamo provare ad affrontarli insieme alla luce della Parola.

Pensiamo alla Pace, materia dei nostri giorni. Nessuno vuole la guerra. Eppure, chi costruisce la pace? Noi, siamo in pace, con noi stessi, sempre? Siamo capaci di pacificarci con chi ci sta accanto, sempre? Quanti rancori coviamo? Quante persone evitiamo d’incontrare per non affrontare con loro temi che non sappiamo conciliare? Quanto siamo capaci di perdonare? Senza perdono, a partire dalla nostra coscienza, non c’è la pace. Senza giustizia, che non è una misura uguale per tutti, ma ciascuno secondo il proprio bisogno, non c’è pace. Così come senza libertà, senza verità, né unità non ci sarà pace.

Teresa Scaravilli / Dio, verità e pace

Dio è tutto questo: verità, pace, libertà, giustizia, comunione, bellezza. La pace si costruisce insieme, mettendo da parte ciascuno il proprio pezzo di egoismo, il proprio orgoglio e mettendo insieme le proprie doti, la propria competenza, la propria intelligenza e tutta la volontà di bene possibile per ciascun uomo. La cultura evangelica insegna a vivere da fratelli, ma se resta parola al vento e non vive nel cuore di ogni battezzato non potrà mai essere patrimonio di ogni uomo.

Ci sono molti uomini onesti e capaci di bene nel mondo più di molti battezzati, fedeli della domenica e perfino uomini di Chiesa, che operano il bene secondo l’indole umana, in modo spontaneo. Se costoro conoscessero il messaggio evangelico, farebbero ancor meglio, ma non lo fanno perché talvolta siamo noi, con le nostre contro testimonianze a impedirli.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: la Parola di Dio nella quotidianità della vita

Il giornale forma, informa, crea opinione, fa cultura, è uno strumento grande di comunicazione e di sapere. Possiamo farlo diventare luogo di saggezza, possiamo imparare la saggezza della vita e diffonderla. Riconoscere la bontà dell’umano, quanto rimane di umano nell’uomo. Intuire l’oltre del nostro esistere quando la nostra capacità di capire termina. Desiderare il divino che ci viene offerto: Dio invita l’uomo ad entrare in intimità con Lui. L’uomo è ragione/intelletto, ma è insaziabile, ha sete d’infinito, oltre il tangibile scruta l’oltre, oltre il tempo, oltre la mente, è un sognatore, spazia nel desiderio del compimento della pienezza, della totalità.

Non smettiamo di sognare e affidare a Dio i nostri sogni e le nostre speranze per un mondo sempre più umano.  Quanto più noi dialoghiamo con Dio e ci esercitiamo ad imitarlo – nella forma che il Figlio ci offre, tanto più anche noi diventiamo come lui ci vuole, a sua immagine e somiglianza, divini, rendendo l’incarnazione del Figlio, salvifica per noi e per l’intera umanità.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: come parlare di Dio?

“Come parlare di Dio, oggi?” ovvero “Saper dire parole che partono dal cuore e giungono al cuore”. La giornata del credente comincia con il segno di Croce, che è già Comunione nella SS. Trinità. Poi continua con il Padre nostro, al quale chiediamo il Pane quotidiano e il Perdono, nella misura in cui anche noi sappiamo fare. Il Padre fa dire al Figlio Prediletto, Gesù, tentato dal demonio, “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”. Informare nella Chiesa è anche formare, formare è dare forma, modellare. Formare nella Chiesa è dunque dare forma evangelica all’informazione. Nella Chiesa la Parola di Dio modella i fedeli, dona forma nuova ai fedeli. Attraverso la conoscenza della Sacra Scrittura: lettura, approfondimento, studio, preghiera. Attraverso il culto, le celebrazioni, la testimonianza dei gesti e della vita della comunità.

La Parola di Dio nel quotidiano dà forma alla vita di ogni fedele: nutre, stimola, sostiene, indirizza i pensieri e le azioni dei singoli perché Dio vuole per sé un popolo saggio. Sceglie alcuni uomini a cui fa promesse di vita beata, di futuro senza confini e senza limiti (Abramo, Mosè, i profeti nel tempo, lungo i millenni della storia umana). Egli parla e la sua Parola crea. Da sempre Egli parla all’uomo come ad un amico (Dei Verbum) dialoga con lui, gli chiede di essere suo collaboratore sin da Adamo: “Ascolta”; “Amerai!”

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Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: parlare con Dio?

Attraverso il dialogo Dio forma il suo popolo e lo rende saggio, Dio si fida dell’uomo, gli chiede di collaborare con Lui e gli dà indicazioni e regole di vita: “Venite, figli, ascoltatemi, v’insegnerò il timore del Signore” (Sal 33); “Se invocherai l’intelligenza e chiamerai la saggezza, se la ricercherai come l’argento e per essa scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore”, (Pro, 2, 3-5). E cos’è il timore del Signore, se Dio spesso dice all’uomo: “Non temere!” ?

Chi teme Dio è un uomo saggio. “Principio di saggezza è il timore del Signore, saggio è colui che gli è fedele” (Sal 110). Quando l’uomo riconosce che la Parola di Dio lo rende saggio, può dire con il salmista: “Lampada ai miei passi è la tua parola”, ci dice “luce nel mio cammino”. In questo cammino, l’uomo accoglie la promessa del Messia, come suo simile, Gesù, il figlio di cui Dio si compiace per dimostrare all’uomo quanto gli è caro e quanto lo vuole simile e in tutto a Lui somigliante.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: Ecce homo

Con Gesù Cristo il timore del Signore si traduce in amore, dono totale fino alla morte in croce. Per cui, nella Redentor hominis, Papa Giovanni Paolo II può ben dire all’uomo di tutti i tempi: Cristo rivela all’uomo sé stesso, Ecce homo! Nel dialogo con Cristo Gesù, l’uomo trova la verità di sé stesso, riconosce ciò che è giusto. Cristo con la sua incarnazione si mostra in tutto solidale con l’uomo, con il genere umano. Ciascun uomo si confronta con l’uomo, Ecce homo! A cui ogni uomo può riferirsi, con cui confrontarsi, a cui identificarsi. Egli è la Via, la Verità, la Vita.

Gesù ci rivela il Padre, ci dona lo Spirito, ci costituisce Chiesa, assemblea, popolo di redenti, che loda, ringrazia, supplica. La morte e resurrezione di Gesù celebrate nell’Eucaristia costituiscono il contenuto della vita quotidiana a cui attingere per avvicinare questo mistero al genere umano (RH, n.7). Nel mistero di Cristo, morto e risorto, trova luce il mistero dell’uomo, di ogni uomo. Cristo, rivelando il mistero del Padre e del suo Amore, svela l’uomo all’uomo. Gli rivela la sua vera vocazione, gli manifesta la sua somiglianza con Dio, lo rende immagine dell’invisibile.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: la Sacra Scrittura nella quotidianità

La Sacra Scrittura, l’esperienza umana di Cristo, l’Eucaristia manifestano all’uomo il progetto che Dio ha sull’umanità, ci fanno conoscere la volontà di Dio. La volontà di Dio è rivelata nell’incarnazione del Figlio, che ci permette l’adozione a figli. Noi siamo Figli, creati a sua immagine e somiglianza, dove Dio stesso ha posto la sua dimora. Non nel tempio, non con i sacrifici di tori e di agnelli, ma nel cuore dell’uomo Dio ha posto la sua dimora.

Sacrifici d’esultanza sono la lode delle labbra, che sanno dire ciò che le cose non possono dire, l’esultanza del cuore per la gioia che l’abitazione del divino gli procura, “Ti esalto, Dio, mio Re, canterò in eterno a te, Io voglio lodarti, Signore, Alleluja!”. L’uomo chiede ogni giorno al Suo Signore il dono della sapienza, perché si compia la sua volontà, il suo progetto d’amore per tutto il genere umano: “All’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia perché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode”.

“Ti benedico, Padre, perché ai piccoli ai rivelato il Regno dei cieli”

Dammi sapienza, quella con cui hai formato l’uomo, hai creato il mondo e lo governi la sapienza sa cosa ti è gradito, ciò che è conforme ai tuoi decreti, perché mi assista, mi affianchi ed io sappia ciò che ti è gradito mi guiderà, mi proteggerà”.

Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: l’importanza di ascoltare

L’uomo è un mistero a sé stesso. “Temo che Dio mi passi accanto ed io non lo riconosca”, ci ricorda S. Agostino. La vita dello spirito chiede di ascoltare l’umano che c’è in noi a partire dal cuore. Dove Dio abita, dove la coscienza pone interrogativi, approvazioni e disapprovazioni, dove l’uomo cerca la pace. Saper ascoltare il cuore, prima di parlare, per ascoltare l’altro che ci parla, per accogliere quel che l’altro ci dice, per discernere il bene, il meglio, per volere e per agire.

Anche per ascoltare il cuore, l’uomo ha bisogno di silenzio, di tacere, di far tacere ogni emozione, risentimento, accogliendo docilmente anche quella parte di sé che ancora si ribella e si agita, perché da questo riconoscimento può avere inizio la pace e la riconciliazione con se stessi, che a volte richiede anche il perdono e la misericordia, dove sulla ragione e sull’intelligenza prevale la grazia. Se non perdoniamo noi stessi non sapremo nemmeno chiedere perdono né perdonare. Il silenzio e lo sguardo profondo dentro il cuore messi a confronto con Gesù, il Crocifisso, il Risorto, il Vivente, ci permettono di ritrovare noi stessi e la pace.

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Cammino sinodale / Teresa Scaravilli: riconoscere e riconoscersi

Questo esercizio giornaliero, credo che aiuti il credente a riconoscersi e riconoscere l’altro, come suo simile, come fratello. Come Papa Francesco ci ricorda, perché, dall’inizio del mondo sappiamo di essere fratelli. Ancora oggi, Dio ci rivolge la stessa domanda: “Dov’è tuo fratello?”. Il perdono riabilita l’altro alla sua dignità di uomo, come noi, figlio di Dio. C’è sempre un “Come” nella nostra vita, “Amatevi come io vi ho amato”, “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo”.

Dialogare con Dio ci abilita a dialogare con l’uomo, con ogni uomo. Come Dio si fida di me e mi affida un compito di cura e di custodia delle sue creature, anch’io mi fido di Dio e di ogni uomo, amico di Dio. La Chiesa Cattolica, dal Concilio Vaticano II ha in molti documenti esplicitato il ruolo dei laici nella società, in famiglia, nei luoghi di lavoro e della sua quotidianità, portano il lievito evangelico nella vita di tutti i giorni, impregnando di valori cristiani tutto il loro agire, portando il profumo del vangelo con la loro presenza. Leggere la storia alla luce della Parola. E’ il compito del Profeta.

Cammino sinodale / Il giornalista cattolico: il Profeta per i suoi lettori

“Noi non abbiamo ricevuto uno spirito di timidezza, ma di amore, di forza”, dice Paolo a Timoteo, perciò Giovanni ci conferma l’invio al mondo per annunciare il suo amore senza limiti. Noi parliamo di una santità laica, offerta a tutti, “perché io sono santo… e tu mi appartieni”, annuncio di vita beata, “perché il mondo creda, credendo speri, sperando ami”, ci dice Agostino. Tutto quello che la Dei Verbum, la Gaudium et Spes, la Lumen Gentium, l’Apostolicam Actuositatem, dicono ai laici lo dicono anche ai giornalisti. E poi ci sono tutte le Encicliche e i documenti dei Pontefici che si sono susseguiti che non cessano di ricordarci e spiegarci il nostro essere testimoni credibili del Salvatore e Redentore del mondo e della storia.

E questo vale, oggi, più che mai, per il Giornalista cattolico, Egli può e deve essere il Profeta per il popolo dei suoi lettori. Perché egli racconta e interpreta la notizia, il messaggio. Ogni messaggio porta in sé contenuti che stimolano la mente, l’intelligenza, il pensiero del lettore. Interpretare la storia alla luce del Vangelo rende profeta il giornalista e favorisce la diffusione della cultura evangelica. Il mio augurio che attraverso i nostri giornali diocesani e i nostri giornalisti siano profeti e messaggeri di cultura evangelica e possano rendere migliore la vita degli uomini e contribuiscano a costruire la pace in tutto il mondo.

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