Catania / Come l’eruzione dell’Etna e la festa di Sant’Agata condizionarono l’urbanistica della città

L’assetto urbanistico di Catania che il tempo ci restituisce ci dà la misura di quanto vi abbia influito a determinarlo il fondamento religioso e sociale della città.
Il percorso che la processione durante la festa di sant’Agata doveva seguire, rispettando la tradizione, era l’elemento fondamentale che indirizzzava alla determinazione delle scelte urbanistiche che gli eventi imponevano.
La lava che nel 1669  fuoriuscì dall’Etna  seppellendo villaggi, casali, e agglomerati abitativi giunse a Catania . Colmò la gurna di Nicito, distrusse  la villa  del monastero della SS. Trinità, inondò le mura della città , seppellì la Catania romana, sotterrò l’Amenano che prima scorreva in città , entrò nel fossato del Castello Ursino dilagando sulla spiaggia. Ma quando la lava arrivò nei pressi della Naumachia dove era un’icona della Santa,  distrusse l’icona , ma si salvò l’immagine di sant’Agata che si vide   galleggiare sul magma e depositarsi intatta sul punto in cui il fronte lavico si fermò.

L’epigrafe in via Plebiscito

L’immagine venne custodita nella chiesa di Sant’Agata alle Sciare. Quella chiesa venne poi distrutta dal terremoto del 1693 e poi ricostruita nel 1707 quasi nello  tesso sito, ma di dimensioni più modeste.
Sant’Agata aveva fermato la lava . La città era salva.
L’attuale via  Plebiscito, che costituisce la circonvallazione della città, dopo la tremenda eruzione lavica del 1669, fu voluta dalla cittadinanza  e dal Senato per consentire il passaggio del fercolo della Santa nell’antico tragitto  confermando così l’origine processionale dei tracciati urbani.
Il fercolo  di S.Agata il quattro febbraio poteva così, come ogni anno, essere   trainato dai “cittadini” vestiti col Sacco, nel cuore della città.
La strada fu tracciata dal Bastione degli Infetti fino al mare dove erano i resti della via Lanaria scampati alla lava. La strada manterrà l’antico tracciato, come  è documentato nella pianta del Negro, che verrà mantenuto dopo il terremoto del 1693. Il sentiero tracciato sulla lava raffreddata sarà l’origine della strada di circonvallazione della città. Fermatasi l’eruzione lavica occorreva tracciare sentieri, costruire varchi sulla lava raffreddata per consentire gli approvvigionamenti dalla Piana e sfamare la popolazione e la città riprese a vivere  aprendo sentieri per superare i tratti invasi dal fuoco e per potersi ricongiunge all’antica viabilità . extra moenia.
E su quei sentieri, più volte fatti e rifatti per l’incalzare della lava, transitarono i muli carichi di farina . La strada che è l’attuale via Plebiscito prima si chiamava “do vadduni” o, del Vallazzo o del Gallazzo. In onore a S. Agata si chiamò strada Della Vittoria , vittoria di S:Agata sulla lava, per  avere liberato la città  dall’immane flagello.
La strada sarà completata nel 1674 , come ricorda una epigrafe posta in via Plebiscito al civico 45 nel prospetto del palazzo Alonzo Consoli,  sotto un bel busto di S.Agata e  vi si legge questa iscrizione:
“Carolo II hispaniarumque Siciliae rege ubi victrice in patriam caritate concivis virgo aetneu(m) ignem imperiosa retinuit, liberatrici suae in viam cognomento Victoriam regia plane generositate annuum ad triumphum subjecere patres urbis illustrissimi D.Hieronymus Asmondo Patricius D. Franciscus Tornambene D. Joseph Tedesco D. Franciscus Romano Columna D.Vincentius Paternò Baro Ficarazzi D.Hiacyntus Paternò Baro Radusae D.Michael Asmondo.
Anno Chr(ist) MDCLXXIV”.
Quell’altare a parete è un rigraziamento a Sant’Agata e ricorda un momento drammatico vissuto dai catanesi trecentocinquant’anni fa. La strada che va dal bastione degli Infetti sino alla via Santa Maddalena, dove allora era la Porta del Re, mantiene l’antico tracciato come mostrano le carte, ed anche dopo il terremoto del 1693 il collegamento anulare venne mantenuto.
La devozione per Sant’Agata era un sentimento forte e profondamente sentito dalla popolazione e nei momenti drammatici in cui l’eruzione lavica imponeva scelte immediate non si esitò a costruire nel piccolo borgo di Ognina, lontano dall’eruzione un riparo per le reliquie della Santa, per le campane delle chiese, per le munizioni. Ora fatichiamo a calarci in un’epoca in cui si assisteva ai tremendi eventi naturali che hanno sconvolto la città e l’unico rifugio era il divino, ma possiamo cogliere il sentimento diffuso della religiosià di un popolo che vide in Sant’Agata la via della salvezza. Gli eventi, poi, lo hanno confermato.
Nel centro  storico troviamo altre epigrafi che rendono omaggio a S:Agata.
Una è nel prospetto laterale della Cattedrale, dove una lapide ricorda la fondazione del Monastero di S. Agata.
Un’altra epigrafe è posta in via Dusmet, dove il  capitano d’armi Francesco Lanario nel 1621 fece costruire la fontana di S. Agata per proteggere la cinquecentesca muraglia della marina, e fu posta nel luogo che fu ritenuto essere quello da dove nell’anno 1040 partì la nave per portare il corpo della Santa a Costantinopoli.
Un’altra epigrafe è posta nella presunta casa di S. Agata in via Biscari.
Altra epigrafe è posta nel muro del Carcere di S. Agata.
Sono la conferma di una devozione perenne che la città ha tributato alla Patrona.
Ora quelle iscrizioni si pongono all’attenzione dei cittadini e sono meta di incontri culturali. L’associazione Sicilia Antica si è fatta promotrice di una valida iniziativa: ha donato alla città delle targhe commemorative che sono state apposte a ridosso di ciascuna epigrafe per ricordare  un momento storico ai catanesi e ai turisti .
Il presidente dell’associazione Giovanni Condorelli in una breve cerimonia ha illustrato i monumenti ed ha svelato le targhe.

Rosanna Marchese