Interviste siciliane – 54 / L’ingegnere Rosario Caltabiano fu socio dell’Accademia Zelantea

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Accademia Zelantea

Come ho ripetuto più volte nelle interviste, Acireale ha avuto personaggi che si sono distinti per il loro sapere e per la spiccata ingegnosità. Oggi è il turno di intervistare l’ingegnere Rosario Caltabiano (Sant’Alfio, 17 aprile 1900 – Acireale, 17 giugno 1996).

Bentornato, ingegnere Caltabiano. Apriamo l’incontro parlando della vostra famiglia.

Nacqui il 17 aprile 1900 a Sant’Alfio, un paese incastonato sul versante orientale dell’Etna. Ero l’ultimo di quattro figli maschi e portavo lo stesso nome di papà, venuto a mancare pochi mesi prima della mia nascita. Cresciuto in una famiglia agiata, dedita alla coltura dei vigneti e dei noccioleti, fui circondato da affetto e premure, specie dalla mamma Angela Lo Castro, vera guida della famiglia.

In che ambiente culturale avete vissuto la vostra giovinezza?

Sant'Alfio
Sant’Alfio diede i natali all’ingegnere Caltabiano

A Sant’Alfio si arrivava solo fino alle scuole elementari, per questo le famiglie che desideravano far studiare i figli dovevano mandarli in collegio o trasferirsi in città come Acireale. La mia famiglia scelse proprio Acireale, dove le scuole godevano di ottima fama. Frequentai gli studi tecnico-scientifici e dimostrai sin da giovane una particolare dedizione allo studio.

Qual è stato il vostro contributo all’Accademia Zelantea?

Ne sono stato socio effettivo dal 1972 al 1988. Poi, su mia richiesta e per via dell’età avanzata, venni trasferito nella Classe degli Emeriti. Ero molto legato all’Accademia, seguivo i lavori con attenzione e con un senso del dovere che non diminuì neppure negli ultimi anni.

Il racconto della vostra scomparsa è particolarmente toccante. Cosa accadde?

La mia morte fu improvvisa, quasi inattesa, nonostante l’età. Avevo subìto un intervento ortopedico per una frattura del femore. L’operazione era andata bene e il decorso appariva favorevole. Pochi giorni prima avevo chiesto la colazione…
Nulla lasciava presagire l’exitus improvviso. Mia moglie, Elena Grassi Bertazzi, viveva quei giorni con grande ansia, impedita dai suoi problemi di salute ad assistermi. I miei figli, invece, mi furono accanto con affetto costante.

Che rapporto avevate con la vostra terra?

Fortissimo. Durante le estati tornavo sempre a Sant’Alfio, dove si creavano legami profondi con i coetanei, in particolare con Giuseppe “Peppino” Caltabiano, mio grande amico. Con lui e altri ragazzi organizzammo ascensioni sull’Etna: nel 1920 ne compimmo una impegnativa fino a circa 3000 metri. Da quelle esperienze nacque l’idea di fondare la Società Escursionisti Siciliani – Sezione di Sant’Alfio, che ebbe il merito di avvicinare molti giovani alla montagna.

Ingegnere Caltabiano, quando iniziò il vostro percorso universitario?

Dopo un breve servizio militare durante la Prima guerra mondiale, mi iscrissi al biennio di Ingegneria a Catania, usufruendo delle agevolazioni per i reduci. Nel 1920 partii per Torino insieme all’amico Peppino e a mio fratello Alfio, già laureando al Politecnico. Purtroppo un’improvvisa malattia lo costrinse a tornare a Sant’Alfio, dove si ristabilì grazie alle cure di mio fratello medico. Tornò poi agli studi, ma dovette posticipare la laurea.

E poi arrivò l’incontro con Pier Giorgio Frassati…

pier giorgio frassati
Pier Giorgio Frassati

Un incontro che segnò la mia vita. Conobbi Frassati al Politecnico e nelle attività della FUCI. Pier Giorgio, con la sua fede limpida, la sua dedizione ai poveri, la sua semplicità e il suo coraggio anche nelle tensioni con i circoli laici dell’epoca, divenne per me un modello morale e spirituale. Fu un esempio che mi accompagnò per tutta la vita.

Dopo la laurea in Ingegneria, quali furono i primi passi professionali?

Subito dopo la laurea svolsi un breve tirocinio alla centrale idroelettrica di Pont-Saint-Martin, in Valle d’Aosta. Lì ebbi modo di compiere escursioni sul Gran Paradiso e di conoscere il parroco di Saint-Nicolas, con il quale mantenni una lunga e affettuosa corrispondenza.

A 34 anni arriva il matrimonio con Elena Grassi Bertazzi. Che figura era?

Elena apparteneva a una famiglia acese di grande prestigio culturale e morale. Era figlia di Raffaele Grassi Bertazzi, primario chirurgo dell’Ospedale Santa Marta e Santa Venera di Acireale, uomo esemplare per capacità e integrità.
Gli altri familiari erano dirigenti scolastici, docenti, ispettori: un ambiente di grande livello intellettuale. Elena stessa era una giovane donna colta, generosa, educata secondo principi di umanità e libertà. Bella, armoniosa nel portamento, amabile nel dialogo. Insieme formavano una coppia molto stimata.

La vostra famiglia fu numerosa.

Ebbi sette figli. La primogenita, Angioletta, morì nel 1945 a soli dieci anni. Fu un dolore immenso, un inconsolabile strazio. La bambina era affettuosa, sensibile, amante della musica e della montagna. Raccolsi in un album i suoi ricordi e i messaggi dedicati a lei.

 

Marcello Proietto