Chiesa / “Attrarre i popoli alla Pace”: il vescovo Raspanti presenta Bari 2020, storico incontro dei vescovi

Da mercoledì 19 a domenica 23 febbraio 2020, si raduneranno a Bari, insieme a Papa Francesco, che nell’ultimo giorno concluderà l’incontro con una Messa da lui presieduta, i vescovi provenienti da tre continenti: Europa, Asia e Africa. La Voce dell’Jonio ha intervistato in proposito il vescovo della Diocesi di Acireale, mons. Antonino Raspanti, vicepresidente della CEI e coordinatore del Comitato organizzativo dello storico evento. Quattro le domande rivolte a mons. Raspanti, per spiegare il senso di un incontro voluto perseguendo un grande sogno di Giorgio La Pira, padre costituente e statista di origine siciliana, nonché sindaco di Firenze pianificatore negli anni ’50 dei Colloqui Mediterranei nello stesso capoluogo toscano, dal quale il presidente della CEI, Gualtiero Bassetti, ha tratto ispirazione per questo storico incontro in terra pugliese. 

Una riflessione ad ampio raggio, da parte di Raspanti, mentre a Berlino si svolge la conferenza chiamata a risolvere sofferenze e guerriglie in atto in Libia, con alcune richieste ai fedeli e in generale ai cittadini di buona volontà, chiamati a diffondere testimonianze e parole di pace, di unità e di costruzione di ponti. “Parole e idee contagiose che partano dai cuori”, precisa Raspanti, anziché parola che concorrano, sul lavoro come sui social, a diffondere odio o “innescare contrapposizioni”. Un incontro, quello di Bari, tanto storico quanto significativo nel tentativo di “attrarre i popoli” verso quella pacificazione universale per la quale Giorgio La Pira si espresse e prodigò a lungo tanto da avvicinarsi oggi, anche per questo, ad essere riconosciuto come Beato dalla Chiesa. 

La venuta del Santo Padre, inoltre, conferisce un valore particolare ad un incontro che sarà scandito dal dialogo tra i vescovi che appartengono a un grande bacino culturale i quali, attraverso l’ascolto reciproco, intendono favorire la collaborazione fra la sponda Nord e quella Sud, fra Occidente e Oriente, creando basi di interpretazione condivise per rispondere alle sfide lanciate alle comunità. Una riflessione dalla quale, auspica Raspanti, scaturiscano modelli di base in grado di guardare ai problemi con uno sguardo comune che possa indicare soluzioni e proposte.

Impensabile fermare la storia dei popoli con muri, porti chiusi o decreti legge

Approfondendo il senso delle risposte di Raspanti, è possibile evincere la volontà della CEI di non partire da schemi precostituiti: la base del dialogo sarà un testo elaborato con l’apporto dei vescovi dell’area mediterranea, grazie ai contributi degli episcopati interessati. Inevitabile, tra questi, un riferimento ai movimenti dei popoli, migrazioni spesso troppo frettolosamente interpretate come “bombe sociali”, ma che invece, sottolinea Raspanti, possono essere considerati occasione di arricchimento reciproco e persino di crescita economica. Da rigettare senza indugio, in questo senso, quelle letture del fenomeno che fanno presa sulla paura o alimentano tensioni: in altri termini, non si può pensare di fermare la storia dei popoli chiudendo porti, alzando muri o decreti legge, senza risolvere i grandi problemi alla radice, siano essi climatici, strategici, energetici o diplomatici.

Temi, speranze e politica

Ma i lavori non si esauriranno con il tema migratorio: cruciale per tutte le Chiese la questione giovanile legata anche alla trasmissione della fede, fenomeno in forte cambiamento spesso in discontinuità con le generazioni precedenti; ma anche la questione del rapporto tra le Chiese, le società e i diversi Stati. Per questi ed altri temi di estrema attualità, le Chiese intendono così levare il loro grido di pace dal Mediterraneo, oggi come ieri teatro di guerre, divisioni, violenze, morti in terra e mare. Perché si rivela necessario non rimanere distanti, tra il sospetto e lo scontro ma, fedeli all’accoglienza e all’annuncio del Vangelo, i cristiani concorrano a rendere concretizzabile passi di una pace possibile e azioni congiunte che abbiano una forte risonanza anche al di fuori del Mediterraneo stesso. La penultima giornata di Bari 2020 sarà non a caso pubblica e aperta, per un dialogo fra i vescovi e il mondo politico, nella speranza che organismi internazionali come l’Unione europea, l’Onu e la Lega araba, non perdano questa storica occasione di dialogo. 

@Mario Agostino

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