“Aiutare la gente a ritrovare la relazione con Dio” questo il proposito e l’impegno che don Mario Arezzi, ha preso davanti a Dio, mentre il vescovo Malandrino, trent’anni fa lo ordinava sacerdote.
Da quel giorno è passato tanto tempo: ci sono stati giorni facili e sereni in cui tutto sembrava luminoso e possibile, altri sono stati grigi e interminabili, in cui la routine del quotidiano sembrava prevalere e immobilizzare.
Altri infine avevano il sapore della notte buia, con le dense ombre dei dubbi e delle incertezze, come quelle vissute da tanti mistici della Chiesa. Ma in tutti questi variegati momenti, per don Mario, c’era accanto e c’è sempre Dio, con quell’incrollabile fedeltà alle sue creature. E’ stato così che quell’ iniziale proposito è diventato, nel tempo, testimonianza per quanti sono alla ricerca della relazione con Dio.
Le tre palestre di don Mario Arezzi
Tre sono le palestre nelle quali don Mario, con impegno e determinazione, ha affinato la sua mente e la sua anima: le parrocchie, il carcere minorile, gli scout di Acireale 2.
Subito dopo l’ordinazione, nel 1995, ha iniziato il magistero sacerdotale, con il ruolo di vice parroco, nell’antica chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Una piccola chiesa di periferia, in un quartiere emarginato, senza strade e servizi, né illuminazione pubblica diffusa, e di conseguenza, molto difficile.
Don Mario, anticipando il messaggio che sarebbe stato poi di Papa Francesco, ha messo in pratica la natura missionaria della Chiesa: lasciare le proprie comodità e certezze per raggiungere gli ultimi, nelle periferie. In questo progetto, gli sono stati di grande aiuto, gli insegnamenti ricevuti dai Salesiani dell’istituto di teologia di Messina, che don Mario frequentava.
San Giovanni Bosco, nella Torino dell’Ottocento, aveva dedicato la sua vita all’accoglienza di tanti giovani poveri, emarginati, abbandonati. Li aveva educati e indirizzati verso una vita più degna di essere vissuta. Principi che sono alla base dell’ordine dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, da lui fondati.

Il suo imegno nel quartiere San Cosmo
Ma come fare per incontrare i giovani e dare dignità e riconoscimento alle 308 famiglie che abitavano le case popolari del quartiere di San Cosmo? Mettendo in pratica, dice don Mario, ” i valori dell’accettazione e dell’amore” nella relazione con gli altri. E attraverso l’impegno politico, inteso come servizio del bene comune.
Nei 23 anni di permanenza nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, tante cose sono cambiate, a cominciare dalla chiesa. In quella precedente, in estate, per consentire alle persone del quartiere la partecipazione alla messa, bisognava portare fuori panche, sedie e altare, sistemandoli nello spazio antistante.
Il 5 gennaio del 2014 è stata inaugurata la nuova chiesa, poco distante. Il Comune ha fatto sentire la sua presenza ubicando in via degli Ulivi, gli uffici comunali, la sede della polizia municipale, migliorando la viabilità all’interno del quartiere e l’illuminazione stradale.
In tutte queste iniziative il “ruolo politico” di don Mario Arezzi, è stato quello di ispiratore e portavoce dei bisogni della popolazione del quartiere, stimolando e affiancando le diverse amministrazioni che si sono succedute, nella realizzazione del bene comune.
Nei confronti dei giovani, tante sono state le iniziative di accoglienza. Come un “pifferaio magico”, don Mario camminava nelle strade del quartiere, anche di sera tardi, spesso portando con sé un mangianastri con la musica, per attirare l’attenzione e iniziare un approccio. E così a poco a poco, “le trazzere” sono diventate prima viottoli, poi sentieri di incontro e di collegamento fra le case e la parrocchia. Sono di quegli anni i progetti dell’associazione il “Nodo”, l’apertura del Centro di “Aiuto alla Vita” e altri ancora.

Ricomincia nella chiesa di Guardia e nella parrocchia Madonna della Fiducia
Nel 2018, don Mario diventa parroco nella chiesa di Guardia, e dopo due anni, riceve la stessa nomina nella parrocchia Madonna della Fiducia di via Wagner, precedentemente gestita dai padri Canossiani. Gli inizi non sono facilissimi: il cambiamento è difficile da accettare.
Don Mario è cresciuto nelle difficoltà e non si lascia scoraggiare, se non momentaneamente, dal silenzio, dal vuoto dei banchi, anzi tutto questo diventa un’opportunità. Comincia a portare la parola di Dio, la messa, i sacramenti nei cortili delle case e, a poco a poco, le tapparelle si sollevano, le persone si avvicinano, le finestre si aprono. La frequenza alla messa diventa regolare, così come all’adorazione eucaristica, e la partecipazione alle iniziative promosse dalla parrocchia.
L’esperienza nel carcere minorile e con gli Scout di Acireale
Dal 2012 al 2017, al ruolo di parroco affianca quello di cappellano nel carcere minorile di Acireale. Un’altra occasione per stare accanto agli ultimi, e a chi si prende cura di loro, le guardie carcerarie. In questi anni, dopo un percorso di consapevolezza, qualche ragazzo ha chiesto di essere battezzato, qualcun’ altro di ricevere la cresima.
Don Mario è stato accanto a loro sia nei momenti del suo ministero, ma soprattutto nei giorni di festa del calendario. Quando le mura della reclusione sembrano diventare ancora più buie e più invalicabili.

Infine i giovani del gruppo scout di Acireale 2, del quale è assistente dal 2007. Giovanni Paolo II, citando un proverbio polacco diceva che “se vivi con i giovani, dovrai anche tu diventare giovane”. E anche don Mario non riesce a farne a meno.
La festa per i 30 anni di ordinazione sacerdotale
Tutte queste esperienze pastorali hanno unico filo rosso che le caratterizza e unisce. La concretizzazione delle parole che il profeta Osea fa dire a Dio “misericordia io voglio e non sacrifici”, amore per il prossimo e accettazione dell’altro. E tutto questo, spesso, ha un ritorno.
Mercoledì 16 settembre, in occasione dell’anniversario dei 30 anni di ordinazione sacerdotale, i suoi parrocchiani attuali, alcuni di San Cosmo, gli scout di Acireale 2, e gli amici si sono uniti per un grande abbraccio corale a don Mario Arezzi.
250 persone hanno partecipato, prima alla messa per ringraziare il Signore delle grazie ricevute. E poi tutti insieme per condividere in allegria e affetto la conviviale che, a sorpresa, avevano preparato per lui.
Rosa Maria Garozzo
