Chiesa / Il cammino giubilare in diocesi. Sintesi e prospettive

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Il vescovo Raspanti apre l'Annno giubilare

“Il prossimo Giubileo, dunque, sarà un Anno Santo caratterizzato dalla speranza che non tramonta, quella in Dio. Ci aiuti pure a ritrovare la fiducia necessaria, nella Chiesa come nella società, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti internazionali, nella promozione della dignità di ogni persona e nel rispetto del creato. La testimonianza credente possa essere nel mondo lievito di genuina speranza, annuncio di cieli nuovi e terra nuova (cfr. 2Pt 3,13), dove abitare nella giustizia e nella concordia tra i popoli, protesi verso il compimento della promessa del Signore” (Spes non confundit, 25).

Con queste parole, il compianto Papa Francesco, concludeva la bolla di Indizione del Giubileo, che stasera abbiamo la grazia di chiudere.
Abbiamo percorso, con i passi dei pellegrini di speranza, questo anno, attraverso momenti celebrativi, catechesi, pellegrinaggi e quant’altro la creatività diocesana e delle varie parrocchie ha saputo organizzare.

In questa breve riflessione vogliamo tentare una sintesi della celebrazione del Giubileo nella nostra Diocesi.

Giubileo / Preparazione remota

Innanzitutto, va sottolineato che la diocesi si è preparata (una delle poche nel territorio nazionale) all’evento giubilare attraverso una attenta catechesi –  trasmessa sui canali social – sulla bolla di indizione del Giubileo, la quale, prima di essere un autorevole documento, è stata e resta un inno alla speranza che non delude, che trova il fondamento nel Crocifisso-Risorto. I video, di breve durata, sono stati benevolmente accolti dalle comunità parrocchiali e anche, a nostro vanto, da altre diocesi.

Celebrazione del Giubileo

Stasera vogliamo guardare agli eventi che hanno segnato l’anno giubilare e, soprattutto, proiettarci nel futuro e chiederci quali prospettive ci offre il Giubileo.</p>

Un significativo bilancio del Giubileo lo ha già tracciato il nostro Vescovo, nell’intervista rilasciata all’avvocato Giuseppe Longo e pubblicata sul sito de “La Voce dell’Jonio”, la settimana scorsa (https://www.vdj.it/intervista-mons-raspanti-il-giubileo-e-stato-la-semina-della-pace/.

logo giubileo 2025logo giubileo 2025

Oltre a questo significativo e autorevole contributo, vorrei sottolineare come le 31 celebrazioni giubilari programmate, hanno visto partecipi tutte le realtà ecclesiali e hanno coinvolto l’intero territorio diocesano.
È stata particolarmente significativa la preparazione di tutte le comunità parrocchiali al Giubileo di ogni singolo vicariato, con una peregrinatio dell’immagine di Maria SS.ma della Vena, di Valverde e di Loreto. Ne è stata conferma l’imponente partecipazione di fedeli ad ogni Giubileo vicariale.

Altrettanto significativa è stata la celebrazione del giubileo dei Sacerdoti e dei diaconi, fatta coincidere con l’annuale messa crismale del Giovedì Santo mattina in cattedrale.
Quella degli ammalati, con la partecipazione delle associazioni di volontariato e dei ministri straordinari.

La vita consacrata in occasione dell’annuale giornata del 2 febbraio.
I giovani che hanno vegliato e fatto festa nella notte che precede la solennità di Tutti i Santi.
Ha assunto un particolare significato la Veglia di Pentecoste, fatta coincidere con il giubileo della consulta delle aggregazioni laicali.
Sono stati attenzionati anche i responsabili della cosa pubblica, come i Sindaci, gli Amministratori, le Forze dell’ordine e anche quelle associazioni non tipicamente ecclesiali quali i clubs service.

Al calendario ufficiale si sono aggiunte altre celebrazioni giubilari promosse da comunità parrocchiali, gruppi e associazioni.
Il pellegrinaggio a Roma guidato dal nostro vescovo nel mese di febbraio e i tanti organizzati dalle singole parrocchie hanno sottolineato quel legame che tutti unisce con la sede di Pietro, principio visibile dell’unità della fede.

Non sto ad elencare tutto il calendario, il quale è stato puntualmente pubblicato sui canali social della diocesi dopo ogni celebrazione, dall’Ufficio delle comunicazioni. Ad esso va la nostra gratitudine per il quotidiano impegno a renderci partecipi della vita diocesana.

Prospettive post Giubileo

Giubileo Giovani 2025Giubileo Giovani 2025

Dopo la celebrazione di stasera, si potrebbe cadere nella tentazione che il Giubileo sia stato un susseguirsi di eventi e celebrazioni destinati a far parte di una cronaca che nel tempo diventerà storia di momenti dioces

ani. Per altri potrebbe essere stato occasione di ulteriori feste come se non bastassero già quelle – troppe – presenti nel territorio diocesano. E, invece, no! Il Giubileo è stato un Kairos, un evento di Grazia, così come auspicato da papa Francesco e continuato da Papa Leone XIV.

Ogni Giubileo porta con sé qualcosa di straordinario. Per rimanere legati a quello che stiamo vivendo, il nostro linguaggio è sempre pieno di fede e di carità. Della speranza non parliamo quasi mai. Ora, abbiamo avuto per un anno la gioia, la forza, la responsabilità di riflettere sul tema della speranza! E questo credo che ci abbia arricchito, come quando, con il Giubileo straordinario della Misericordia (2016, ndr), per un anno abbiamo parlato dell’attributo fondamentale di Dio: misericordioso”.
La speranza ha dunque una forza che risulta “fondamentale nella vita di ogni persona, di ogni uomo, di ogni donna, nella vita del credente. È il contrario della disperazione, del rinchiudersi in sé stesso”.

Cosa lascia questo Anno Santo?

Cosa ci lascia dunque questo Anno Santo? “La consapevolezza che la speranza non è una parola vuota, non è un’utopia, non è un’idea. Ma è una Persona, che ci chiede di vivere con dei segni, di dare dei segni tangibili, visibili, di cosa la speranza implica”. (Mons. Rino Fisichella, Intervista Radio vaticana: https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-12/intervista-fisichella-bilancio-giubileo-speranza-media-vaticani.htmt ).

Mons Antonino Raspanti e don Roberto Strano Mons Antonino Raspanti e don Roberto Strano

All’uomo smarrito del nostro tempo – a dirla con il servo di Dio don Tonino Bello – il Giubileo ha mostrato la via che conduce a Betlemme, per vedere “l’avvenimento che Dio ha fatto conoscere agli uomini” (Lc 2,15) con l’incarnazione del suo Figlio. Da Betlemme, infatti, inizia il cammino della speranza.
Solo dopo aver visto il Bambino i pastori se ne tornarono “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto” (Lc 2,20). La speranza, poi, trova il suo culmine nel mattino di Pasqua, dove – dinanzi alla tomba vuota – ognuno ode l’annuncio indicibile di Maria di Magdala, che l’anonimo autore mette nella sua bocca nella bellissima sequenza pasquale: “Cristo, mia speranza è risorto”! 

Ripartire da Cristo

Nel discorso ai Vescovi italiani, riuniti ad Assisi lo scorso 20 novembre, Papa Leone diceva: “Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo hiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto. In questo tempo abbiamo più che mai bisogno «di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, per scoprire la gioia del Vangelo. In un tempo di grande frammentarietà è necessario tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma’. (Discorso ai Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, 17 giugno 2025). E questo vale prima di tutto per noi: ripartire dall’atto di fede che ci fa riconoscere in Cristo il Salvatore e che si declina in tutti gli ambiti della vita quotidiana”.

In queste poche parole c’è la meravigliosa sintesi del Giubileo che abbiamo celebrato e soprattutto l’impegno a guardare avanti con fiducia e speranza.

Prima di qualsiasi strategia o progetto pastorale, siamo chiamati a “Guardare a Gesù” e da Lui lasciarci guidare, attraverso quei tre pilastri che da sempre costituiscono il mistero e la missione della Chiesa quali: catechesi, liturgia e carità. Per discernere i segni dei tempi. Per una Chiesa capace ancora di dialogare con tutti e che si fa carico delle “gioie e speranze, tristezze e angosce degli uomini di oggi” (Gaudium et spes 1) consapevole che “non vi è nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore dei figli della Chiesa”(ib). Una Chiesa con stile sinodale, che, camminando tutti insieme come compagni di cordata , annuncia, celebra e testimonia il Cristo Signore,” Alfa e Omega, Principio e Fine a cui appartengono i giorni, i secoli e il tempo”, come diciamo nella liturgia del lucernario durante la veglia pasquale.

Il formulario della messa per l’anno giubilare, nella preghiera colletta ci ha fatto pregare così: “Guarda con bontà il tuo popolo, pellegrino in questo anno di grazia, perché unito a Cristo, roccia della salvezza, possa giungere nella gioia alla meta della beata speranza”.
>Nel linguaggio sintetico della liturgia è espresso non solo il significato del giubileo che abbiamo celebrato, quanto – e soprattutto – ciò che dobbiamo continuare a fare nel post-giubileo: essere uniti a Cristo.

Conclusione

Facciamo nostre, a conclusione del Giubileo, le parole che Papa Francesco pronunziò all’apertura della porta santa, il 24 dicembre 2024: “A noi, tutti, il dono e l’impegno di portare speranza là dove è stata perduta. Dove la vita è ferita, nelle attese tradite, nei sogni infranti, nei fallimenti che frantumano il cuore. Nella stanchezza di chi non ce la fa più, nella solitudine amara di chi si sente sconfitto, nella sofferenza che scava l’anima. Nei giorni lunghi e vuoti dei carcerati, nelle stanze strette e fredde dei poveri, nei luoghi profanati dalla guerra e dalla violenza. Portare speranza lì, seminare speranza lì”.

Sarà questo il frutto più bello del Giubileo che stasera, con intima commozione e infinita gratitudine, concludiamo nella sua fase diocesana.
Ci aiuti e ci soccorra, come sempre, la materna intercessione della vergine Santissima. In lei, come ci ricordava Papa Francesco nella bolla di indizione: “La speranza trova la più alta testimone. In lei vediamo come la speranza non sia fatuo ottimismo, ma dono di grazia nel realismo della vita” (Spes non confundit).

Se nel nostro quotidiano proveremo sensi di smarrimento, se la luce sembra essere sopraffatta dalla tenebra, se alla speranza subentra la disperazione, facciamo nostro il monito di San Bernardo da Chiaravalle, il quale così ci esorta:

O tu, chiunque sia,
se insorgono i venti delle tentazioni,
se ti imbatti negli scogli delle tribolazioni,
guarda la Stella, invoca Maria.
……….
Se Lei ti sorregge, non cadi;
se Lei ti protegge, non hai da temere;
se Lei ti guida, non ti affaticherai;
se Lei ti è favorevole, giungerai alla mèta. Amen!

                                                               Don Roberto Strano
                                                              Referente diocesano per il Giubileo