Concerti / Jovanotti ritorna in Sicilia, ma questa volta con tre date: 8, 9 e 11 maggio ad Acireale

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E dopo il successone della doppia tappa del 2 e 3 gennaio 2016, che ha registrato  negli stadi italiani il “tutto esaurito”, ecco riapprodare, al Pal’Art Hotel di Acireale, Jovanotti, con il suo “Lorenzo Live 2018”, – come si legge nella nota stampa che preannuncia il concerto del noto cantante italiano-  l’esordio è previsto per domani 8 maggio per poi proseguire con le date di mercoledì 9 e venerdì 11 maggio. Lo spettacolo è prodotto da Trident ed organizzato da Rapisarda Management per quanto riguarda la Sicilia.
Una esibizione singolare, a quanto pare, considerati i lavori in corso che stanno riguardando ancora il sito in questione, con una Palazzetto tutto agghindato. Un vero e proprio show, quello di Lorenzo, che vuol proprio lasciare a bocca aperta i tanti fans che lo seguono, uno show che inizierà proprio da fuori, dall’ingresso. La band che accompagnerà Cherubini sarà composta da, Saturnino Celani (basso), Riccardo Onori (chitarra), Leo Di Angilla (percussioni), Cristian Noochie Rigano (tastiere), Franco Santarnecchi (piano), Gareth Brown (batteria), Jordan Mclean (tromba), Matthew Bauder (sax) e Gianluca Petrella (trombone).
A seguire, l’enorme successo riscontrato con “Oh, vita” che per diverse settimane ha occupato stabilmente il 1° posto in classifica Ear One, l’ultimo lavoro discografico “Le canzoni”, che ha occupato in ogni tour il secondo posto nella scaletta e così sarà anche per le serate siciliane; è il singolo più dance dell’album con un ritmo frenetico… “Le canzoni non devono essere belle, devono essere stelle, illuminare la notte, far ballare la gente”. 
Il videoclip de “Le canzoni”, marcato da Niccolò Celaia e Antonio Usbergo cioè gli YouNuts è la “sigla di Fantastico 2018” e ha già registrato oltre 7 milioni di visualizzazioni, gli opposti che coabitano nell’ ultimo album di Lorenzo si riscontrano anche in questo video: un ossequio al varietà “nazionalpopolare” e al cinema d’autore.

Maria Pia Risa

Pubblichiamo, di seguito, la tracklist così come ci è pervenuta

Oh, Vita!

È la porta d’ingresso all’album, strofe in free style e un ritornello che suona come un mantra collettivo anche se Lorenzo lo coniuga in prima persona. E’ un rap dove Jova e Rubin si incontrano nella loro essenza, come se si conoscessero da sempre, e si divertono. Oh, Vita! incarna la verità di questo disco, senza decorazioni, senza furbizie e pieno di cuore e di fiducia nella forza della musica e delle canzoni.

Sbagliato

Un flusso di due chitarre che attraversa come un fiume irregolare il paesaggio emotivo di un essere umano, nel tempo che scorre, tra le domande senza risposta e l’allegria come risorsa irrinunciabile anche quando il senso delle cose sfugge. Se fosse un vino avrebbe sentori di balera e di West Coast, se fosse una maglietta sarebbe quella che hai da sempre nel cassetto, consumata con qualche buco e piena di storie, che ti porti con te in ogni trasloco, se fosse una moto avrebbe le cromature arrugginite ma partirebbe al primo colpo.

Chiaro di luna

Romantica, è talmente intima che potrebbe disintegrarsi se si ascolta in più di due persone alla volta. E’ la musica del futuro, quando ci sarà il black-out potremo sempre contare su questa canzone, e sulla luna.

In Italia

È l’Italia di Lorenzo, semplicemente e senza filtri, è un paese amato come si fa con le cose che non si scelgono ma ti vengono date prima di sapere cosa farne e senza libretto di istruzioni. Il luogo dove si nasce, la famiglia, il paesaggio dove si cresce, le persone che si incontrano nel cammino. L’Italia di Lorenzo è afrobeat, è funk, è hip hop, ma c’è anche la fisarmonica, è una lista di facce e di immagini, senza nessuna coerenza apparente, ma la coerenza è sempre e solo apparente, perché esistono tante “italie” quante sono quelle vissute immaginate amate sfuggite criticate e abitate .

Le canzoni

È l’unico pezzo con la cassa dritta di Oh, Vita!, talmente dritta che c’è solo lei a comporre la ritmica, quanto basta per ballare forte, molto forte, con le strofe frenetiche e i ritornelli che si tuffano nella goduria.

Una specie di manifesto pop, sul fatto che la “bellezza” che teoricamente dovrebbe salvare il mondo forse non lo salverà, ma la libertà invece sì, lo salva in continuazione, e continua a farlo girare.

Viva la libertà

Che cos’è la libertà nessuno lo sa dire, ma quando c’è si fa riconoscere, e poi scappa di nuovo, e bisogna andare a cercarla, e così all’infinito. Gli americani, che hanno una definizione per tutto, questa canzone la chiamerebbero una “campfire song”, ma sta benissimo anche alla fine di un concerto elettrico, quando si riaccendono le luci del palasport, e ci si guarda in faccia e per un attimo quella parola ha di nuovo senso e significato, e puoi portartela con te quella sensazione e “farla durare, e darle spazio”.

Navigare

Il cantautore Lorenzo Cherubini alle prese con una linea melodica sinuosa e un sound da cinema, che si collega alla scuola delle colonne sonore italiane, amate alla follia da Rick Rubin, che quando ha sentito il demo di questo pezzo, che era fatto solo con una chitarra, ha guidato la produzione verso una zona più avventurosa, una navigazione a vista. Non è un pezzo consolatorio, è l’emozione di un uomo adulto, che non si arrende, un marinaio di città e, come succede nelle canzoni, più ci si allontana e più si è autobiografici.

Ragazzini per strada

Un giro di accordi, un giro di ricordi, un giro per le strade di un’amicizia antica che torna a bruciare nel petto, perché basta guardare fuori dal finestrino girando in macchina per qualsiasi città per accorgersi che c’è sempre qualcuno a ripetere il rito della crescita, del passaggio dalla spensieratezza alla vita, provando a restare flessibili, perché le cose continuano a trasformarsi anche quando pensiamo di no.

Anche in questa canzone c’è solo quello che serve, le parole, una melodia, la voce, una chitarra. Stop.

Quello che intendevi

Ancora la libertà, sempre lei, chiodo fisso che continua a staccarsi dal muro, perché l’intonaco non regge più. Sono quattro storie in bilico tra destino ineluttabile e libertà, la frontiera dove succede quasi tutto. La forza di gravità, la voglia di staccarsi da terra e tutto su un giro di blues che più essenziale non si può, ma non manca nulla, perché qui è tutto vero, come ribellarsi allo sguardo piatto sulle cose, alla visione in bianco e nero. Le cose cambiano, a volte, il futuro non è scritto.

Sbam!

La base era arrivata dagli Ackeejuice Rockers, un duo di dj di Bassano che producono mumbatone e dancehall. Lorenzo ci ha scritto la canzone, Rubin l’ha trasformata in una macchina da festa, che farà tremare i palasport. Parla dello Sbam! Chi non sa cos’è lo Sbam! vuol dire che non è mai stato ad un concerto di Lorenzo, e allora deve rimediare in fretta!

Amoremio

Scritto tutto attaccato, come un nome proprio, lessico familiare, l’altro piatto della bilancia, l’eterno squilibrio meraviglioso, la figata della schermaglia amorosa. La dedica più bella è sempre quella che si fa all’altra metà, per ricomporre la figura intera, quella con due cuori e lo sguardo nella stessa direzione. E’ un robot innamorato quello che canta amoremio, con l’autotune  a palla e il pianoforte un po’ scordato, perché il paradosso è sempre la scelta a cui affidarsi. La parità ti dona, la superiorità ancora di più, dice lui a lei, e lo pensa veramente, ci puoi scommettere.

Paura di niente

Di cosa parla Lorenzo in questa canzone? Lui non sa rispondere perché parla di un momento che ne ha dentro tanti, c’è la perdita, c’è l’amore, c’è la solitudine, la speranza, la lotta, la festa, la vita, la spazzatura, i bicchieri rotti per terra dopo una notte che si è ripetuta per tante notti, ci sono i soldati, la colpa, l’avventura, ma non si sa di cosa parla questo pezzo. Però qualcuno si emoziona, chissà perché.

Affermativo

Qui ce n’è uno vivo. Non una statistica, non un numero sempre in più in basso sulla pagina del giornale, ma uno vivo, come chi canta, come chi ascolta. Come chi ha attraversato il suo mare stamattina e lo fa tutti i giorni. E’ una storia, qualche rima baciata e qualche rima così urgente che dimentica di baciarsi. L’atmosfera è l’ombra di una cumbia nel deserto del Sahara o in una città europea, da qualche parte, dove siamo già stati, a rivendicare un cielo.

Fame

Si scrive fame, e si pronuncia fame, non è la traduzione di fama, ma anche un po’ sì, non è lo stomaco vuoto, ma anche un po’ si. Qualcuno dice che lo stomaco è il secondo cervello, e qualcuno addirittura che è il primo, ma sono teorie. Un verso di Bob Marley dice “ho la pancia piena ma ho fame” e Gabo Marquez in un’intervista rispose “non sono diventato ricco, sono un povero che ha fatto un po’ di soldi”, e poi c’è il solito Steve Jobs di “stay hungry, stay foolish”. Ecco, non è una solo una questione di stomaco e cervello, c’è anche il cuore di mezzo, il motore delle passioni ha tre cilindri e si alimenta con tutti i carburanti possibili, dai più sostenibili a quelli più pericolosi.

 

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