Contro la cultura dello scarto / Restituire fiducia e futuro ai giovani

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La nostra è una cultura dello scarto, sempre più orientata al profitto e al mero consumismo; il tutto in un’epoca di grandi cambiamenti e incertezze strutturali dove la bussola dei giovani sembra smarrita. Citando Papa Leone, sempre più spesso “la persona finisce per essere ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare”.  In questo scenario essere giovani oggi significa camminare destreggiandosi su un filo teso tra crisi demografica, inflazione dilagante, disoccupazione e profezie apocalittiche che minacciano il futuro “L’intelligenza artificiale vi sostituirà” o “Il sistema pensionistico collasserà”, “Il cambiamento climatico devasterà tutto il mondo rendendolo inospitale

Contro la cultura dello scarto / Il paradosso dei giovani senza scintilla

Cresciamo così: una generazione di idealisti, sì, ma senza ideali, di aspiranti, sì, ma senza ispirazioni. È un paradosso crudele: perché indipendentemente dall’impegno che potranno mettere i giovani in ognuno dei loro ideali, un grande messaggio di rassegnazione “lungotermista” pende su di loro. Ed ecco che provano a seguire il percorso che la società traccia loro, ma con quale vero interesse? Diploma, Patente, Laurea, e qualche battibecco politico qua e là, spogliati di un vero interesse o di una scintilla vitale.

La crisi della salute mentale e il vero ruolo dei social media

Nella nostra cultura dello scarto, come confermato da numerosi studi quali Decreases in Psychological Well-Being Among American Adolescents After 2012” e “Social Media Use and Adolescent Mental Health: Findings From the UK Millennium Cohort St“, l’autostima dei giovani diminuisce così come il loro stato generale di salute mentale. Ad una prima analisi superficiale si tende a puntare il dito unicamente contro i social media, ma soffermarsi solo lì comporta un errore di prospettiva: sempre più adolescenti sentono il bisogno di trascorrere tutte quelle ore sui social in quanto la dipendenza dal mondo digitale è un sintomo di un vuoto strutturale e, se il giovane trova rifugio online è perché il mondo fisico, “al di fuori” sembra avergli tolto la terra da sotto i piedi.

La sfida della realtà: l’invito alla “porta stretta”

L’invito evangelico “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” sfida il giovane a non lasciarsi sedurre dalla vita facile del mondo digitale, ma bensì ad imboccare strade più anguste e impegnative della realtà con le sue difficoltà, ma anche con le sue autentiche conquiste.

Ai giovani non spetta un compito facile, tutt’altro… Eppure, al contempo, vivono una contraddizione stridente: sono la generazione più iperprotetta della storia, e al tempo stesso, quella con meno aspettative addosso di sempre. I problemi che spettano loro sono più complessi che mai, eppure non facciamo altro che semplificare ogni cosa. Sembra quasi che nessuno si aspetti realmente che siano in grado rispondere ai problemi o alle sfide del proprio tempo; pare invece che l’obiettivo universale si sia ridotto al “minimo socialmente accettato”. Ad esempio, c’è una cosa in particolare che ci colpisce. Quando si parla di IA, tutti, ma proprio tutti, danno per scontato che essa ci sostituirà o che, in qualche modo, sia migliore di noi.

Restituire fiducia e responsabilità ai giovani per riscrivere il futuro

La perdita di fiducia nell’umano è sempre più allarmante. Potrà mai una generazione paralizzata dalla paura riprendersi? Come diceva Papa Francesco: “La fiducia libera, la paura paralizza“. In quest’epoca, più che mai, è necessaria fiducia, prima verso sé stessi e poi verso il proprio prossimo. A riprova di ciò, la psicologia ci offre il concetto di “profezia che si autoavvera (self-fulfiling prophecy). E’ quel fenomeno per il quale, se le aspettative verso qualcuno sono basse, quella persona tenderà a performare male. Cioè a conformarsi a quel giudizio negativo, performando al di sotto delle proprie possibilità. Mentre, quando queste ultime sono alte avverrà il contrario, innescando una spinta positiva capace di elevare le prestazioni.

Dunque, è necessario invertire la tendenza e tornare a responsabilizzare. Ci terremmo a concludere con una frase di Papa Leone: “Il futuro è ancora da scrivere e nessuno ve lo può rubare“.

Nadia Striano