Viviamo in una società frenetica ed orientata agli obiettivi, caratterizzata spesso da latenza di pensiero critico ma soprattutto, secondo Papa Francesco, dalla cultura dello scarto. Il progresso corre velocemente ed il tempo perduto non torna indietro. La paura del fallimento è concreta, vuoi a causa di una svista, una dimenticanza, un errore, semplice pigrizia o mancanza di giudizio, eppure l’idea stessa di fallire è sempre più percepita come inammissibile.
Tutto questo non fa che autoalimentarsi, spingendoci a ipercompensare cercando di apparire privi di difetti, ma così facendo, proiettiamo agli altri standard ancora più elevati spingendoli a fare altrettanto. Il tutto spinge la società ad una costante recita alla ricerca della forma, dove tutti fanno, tutti sono, ma nessuno fa, nessuno è.
Cultura dello scarto / Educare al pensiero critico nell’era dell’inganno della perfezione
Il sistema scolastico: tra statistiche e copioni vuoti
Questa dinamica permea l’intera società a partire dal sistema scolastico, un apparato sempre più orientato all’istruzione e sempre meno all’educazione. Formalmente, settiamo standard sempre più alti ed aumentiamo il numero di obiettivi preposti, di fatto con sempre meno risorse acceleriamo sempre di più i programmi privandoli di sostanza e frammentandoli, trasformando il tutto in una checklist. Risultato? Una rassicurante bugia statistica. Possiamo anche raccontarci che facciamo “più di sempre e meglio di sempre”, ma cosa insegniamo veramente ai giovani? Che mentalità portiamo avanti? Li stiamo educando al pensiero critico o li stiamo “addestrando” a performare dentro un copione vuoto?
Pensiero critico (e umano): il mondo della produttività e la cultura dello scarto
Questa mentalità non cambia una volta usciti dal mondo dell’istruzione, giacché quest’ultimo è un mondo a parte, mentre il mondo della produttività è ben distinto, o almeno va considerato in tal modo secondo il pensiero dominante, ormai sempre più orientato ad una cultura dello scarto.
Chi rallenta, chi manifesta una fragilità o semplicemente non si allinea ai ritmi frenetici del mercato viene emarginato. Quando parliamo di “cultura dello scarto” ci riferiamo all’utilizzo delle persone come beni di consumo: fin quando sono utili vanno bene, poi possiamo “scartarli” a nostro piacimento… l’individuo è “spogliato” della sua dignità e ridotto ad uno strumento di profitto. Siamo attenti all’efficienza dei nostri dispositivi tecnologici ma falliamo miseramente nel considerare i bisogni reali delle persone.
La perdita della cura e l’alternativa cristiana
Stiamo perdendo il concetto stesso di cura, nel senso più cristiano del termine, non solo verso gli altri, ma anche verso noi stessi. Questo poiché non può esserci cura che non abbia come focus l’umano ed i suoi bisogni. Risultati fabbricati ed astratti non contano nulla di fronte alla condizione umana. La stessa Bibbia ci insegna che perfino tutto ciò che consideriamo “successi concreti”, valgono poco di fronte all’umano, figurarsi quelli semplicemente recitati. Il mondo non fa che invitarci ad uniformarci, ad accettare standard sempre più alti ed al contempo bassi. Ci invita apertamente a mentire per rientrare nella norma, anche a discapito del bene umano.
Il messaggio cristiano, invece, non è del mondo MA per il mondo. Troviamo pertinente citare la Lettera ai Romani di Paolo laddove esorta: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà“.
Nadia Striano
