Convegno / Le dinamiche delle infiltrazioni criminali nell’economia

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Convegno sulle infiltrazioni criminali nell'economia

Un confronto basato sull’esperienza di voci autorevoli, un momento di riflessione per trovare soluzioni al problema delle attività criminali che inquinano l’economia.
Questo lo spirito dell’incontro di studio che si è svolto nell’aula magna dell’Università di Catania (palazzo Centrale).
Lo spunto che ha dato il via ai lavori è stato la presentazione del volume intitolato: “Le  infiltrazioni criminali nell’economia” a cura di Ernesto Savona e Ignazio Portelli.
Il convegno si è avvalso dell’organizzazione del Dipartimento di Giurisprudenza dell’ Università di Catania e della sezione, della stessa città, dell’Unione Giuristi Cattolici.

L’intervento di monsignor Renna

Ad apertura del convegno monsignor Luigi Renna, arcivescovo metropolita della città etnea, ha sottolineato che la criminalità ha dimensione globale e il fenomeno crea una sfiducia del cittadino nelle istituzioni. Durante il proprio intervento mons. Renna ha richiamato la seconda enciclica di Papa Francesco “Laudato si”, di francescana memoria, nella quale uno dei punti chiave è che la criminalità ha avuto ripercussioni anche sull’ecologia.

Questo saccheggio della terra necessita di un cambiamento, nasce così l’esigenza per gli esseri umani di dedicarsi alla “cura della casa comune”. Ed ancora l’enciclica ricorda che: “l’ambiente è un dono collettivo patrimonio di tutta l’umanità”, da coltivare ma non da devastare.   L’intervento rileva la necessità di una collaborazione al fine di diffondere l’educazione alla legalità che vede come protagonisti non soltanto la forza pubblica, polizia e carabinieri, ma anche le istituzioni, le imprese e i cittadini.

Sulla scia dei contenuti  proposti dall’arcivescovo si sono succeduti gli interventi degli altri relatori che hanno coniugato etica e diritto, con uno sguardo alla realtà sociale.

Zimbone, Curcio, Maugeri, Pennisi, Salomone e Portelli
Da sx: Carlo Zimbone, Francesco Curcio, Anna Maria Maugeri, Filippo Pennisi, Vincenzo Salomone e Ignazio Portelli

All’incontro sono intervenuti: il prof. Salvatore Zappalà, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, dott. Filippo Pennisi, presidente emerito della Corte di appello di Catania,  dott. Ignazio Portelli, commissario dello Stato presso la Regione Siciliana, dott. Francesco Curcio, procuratore della Repubblica di Catania, dott. Vincenzo Salomone, presidente Tar Campania, prof.ssa Anna Maria Maugeri, ordinario  di Diritto penale presso Università di Catania, dott. Carlo Zimbone, notaio in Acireale.

Disamina delle infiltrazioni criminali nell’economia

Durante i lavori si è messa in luce   la debolezza del sistema pubblico e la scarsa incidenza della rete di controllo politica, sociale e professionale, fattori che limitano o rendono poco efficaci le azioni di contrasto.

E’ stato messo in evidenza alla luce del regolamento EU 2018/1805 sul “riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e confisca” che l’Italia pur adottandolo,  spesso non ha  messo in atto le misure idonee per  togliere liquidità  ai criminali.
Inoltre occorre dare maggior risalto, anche attraverso i mezzi di comunicazione di massa, alle  azioni effettuate ed ai risultati ottenuti.

La risposta efficace alla criminalità che governa le  economie locali può essere l’ aumento del lavoro di “intelligence” sul territorio. Infatti l’ azione penale, se non è accompagnata da altri strumenti non  è efficace, perché funziona da deterrente ex post. Nella realtà accade spesso che le economie malate, che spesso creano degrado,  si intreccino  con le economie buone. Inoltre le economie parassitarie allontanano dal mercato gli imprenditori corretti e creano una concorrenza sleale.

E’ sotto gli occhi di tutti che i  criminali   si presentano   in misura maggiore  con un volto  professionale ed elegante. Inoltre la criminalità sfrutta le crisi per inserirsi nel sistema economico, come è accaduto durante la pandemia. Occorre pertanto promuovere azioni concrete come l’uso del registro delle imprese, la vigilanza sulle attività a rischio (es. sale da gioco, compro oro). Infine è importante la cooperazione tra le istituzioni  atta  a riconoscere  le aree di crisi  ed anticipare i fenomeni criminali.

Abbiamo avuto un breve scambio di idee con il professore Salvatore Zappalà.prof Salvatore Zappalà

Quali sono i rischi delle infiltrazioni criminali nell’economia?

In generale i rischi dell’infiltrazione criminale nell’economia sono quotidiani, perché  è chiaro  che accanto alla attività prettamente criminale, le organizzazioni, anche per utilizzare i capitali che derivano dall’ attività  criminale, tendono a volersi riciclare nella vita economica imprenditoriale. Questo chiaramente crea degli squilibri perché incide sulla attività economica delle persone  oneste.

Il sistema criminale è stimato in 140 miliardi. Quali vie, quali soluzioni possono utilizzarsi per arginare il fenomeno?

Una delle  certezze è che il contrasto alle infiltrazioni criminali nell’attività economica va svolto su  varie forme a più livelli. Un primo livello è quello dell’attenzione da parte delle Forze dell’ordine e della magistratura  atto alla repressione dei reati che sono collegati alle infiltrazioni nella attività economica. Cioè il riciclaggio, le varie forme di corruzione, concussione, immissione negli appalti pubblici da parte delle aziende in mano alla criminalità.
Un altro profilo  al quale bisogna dare attenzione è sicuramente quello dei beni che vengono confiscati. E il vero successo dello Stato si misura con la capacità effettiva di riuscire a recuperare tutti questi beni sottratti alla criminalità organizzata e renderli  immessi nel circuito economico virtuoso. Cosa che non è facile.

Attraverso quali  normativa e quali azioni?

Ma soprattutto attraverso  le azioni che devono veder impegnata la società, la regolazione formale del trasferimento e della gestione pubblica di questi beni è già assodata.
Il problema  effettivamente è quello di riuscire a sostenere queste cooperative, questi attori che si fanno carico della gestione di aziende che hanno successo nel mondo economico perchè drogate, nel senso che sono supportate  dalle organizzazioni criminali, che  non hanno concorrenza e hanno capitali di dubbia provenienza. Se riusciamo a vincere questa battaglia probabilmente sarebbe più facile.

La società civile attraverso quali forme può interagire per frenare questo fenomeno?

Le forme di sostegno attraverso le organizzazioni di base e le organizzazioni di categoria. Questo  convegno è svolto in collaborazione con tutte le organizzazioni coinvolte e credo che la società civile sostiene  il singolo imprenditore che in qualche misura si fa portatore di  una cultura di legalità. Inoltre agiscono per ripristinare l’ordine economico le associazioni e le cooperative che si immettono in questo circuito per  tutelare beni di interesse pubblico.

In questo campo secondo la sua opinione c’è stata una evoluzione?

Secondo me c’è stato un notevole miglioramento.

                                                                                                       Mirella Cannada