Cartwheel è il titolo dello spettacolo comico solista di Amanda Knox, presentato ad agosto 2026 al celebre Edinburgh Festival Fringe in Scozia. Il nome dello spettacolo fa un riferimento diretto alle famigerate accuse della polizia italiana, secondo cui la Knox avrebbe fatto delle ruote (cartwheels) e delle spaccate in questura a Perugia nel 2007, nell’ambito delle indagini sul celebre caso dell’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa britannica uccisa a Perugia il 1° novembre 2007, per cui la stessa Knox ha definitivamente ottenuto l’assoluzione nel 2015. Vediamo insieme i dettagli di questo spettacolo, che ha provocato diverse polemiche e critiche nei confronti di Amanda Knox, accusata di aver trasformato con Cartwheel la tragedia in spettacolo.
Amanda Knox e Cartwheel, quando la tragedia diventa spettacolo
I dettagli dello spettacolo
Il monologo realizzato da Amanda Knox è incentrato sulla maternità e sulla difficoltà di spiegare il trauma dell’ingiusta detenzione alla propria figlia. L’autrice ha dichiarato di voler riprendere il controllo della propria storia, esorcizzando attraverso la stand-up comedy l’immagine del “mostro” creata dai media. Il tono del racconto risulta piuttosto intimo, intervallato da battute ed elementi ironici, tanto da indurre diversi recensori a parlare di una narrazione catartica piuttosto che di una vera e propria commedia. Per gran parte dello show, l’autrice recita mentre compie azioni quotidiane e ordinarie, come piegare i vestiti dei bambini, creando un forte contrasto scenico tra la normalità della sua vita odierna da madre e la gravità dei ricordi legati al carcere.
Il percorso di Amanda Knox nella stand-up comedy non prevede una tradizionale gavetta nei club comici, ma si configura più come un’estensione del suo percorso di attivista, scrittrice e podcaster, volto a riprendere il controllo della propria narrazione pubblica. Dopo aver pubblicato libri e prodotto documentari, la Knox ha deciso di intraprendere questo percorso nell’ambito della satira, in cui il monologo comico diventa uno strumento quasi estremo per esorcizzare il trauma e la “demonizzazione” mediatica subita.
Le polemiche e le reazioni
Lo show ha registrato il tutto esaurito per le sue 11 serate di programmazione, ma ha sollevato un’ondata di polemiche. Stephanie Kercher, sorella di Meredith, ha espresso profondo dolore, dichiarando che non c’è nulla di divertente in una tragedia legata a violenze e omicidi. Oltre 44.000 persone hanno firmato una petizione online chiedendo l’annullamento delle esibizioni, accusando Cartwheel di Amanda Knox di aver trasformato una tragedia in uno spettacolo.
I media britannici e internazionali hanno espresso pareri contrastanti: una recensione su The Guardian ha assegnato 4 stelle allo spettacolo, definendolo dignitoso e rispettoso della memoria della vittima, ma evidenziando comunque delle lacune tecniche della Knox come comica. Una parte piuttosto consistente della critica ha invece lodato la potenza drammatica dello spettacolo: quando la maschera comica cade nella seconda metà dello show per denunciare la misoginia dei media e dello Stato, l’impatto emotivo sul pubblico sembra essere “vivido e potente”, sebbene resti sempre presente la forte ironia cinica utilizzata dalla Knox per descrivere l’assurdità delle sue vicende (es. “Pensate che un fidanzato italiano sia possessivo? Provate ad avere una relazione tossica con l’intero Stato italiano”).
Amanda Knox, nel corso di diverse interviste rilasciate per presentare Cartwheel (in particolare alla BBC, al The Telegraph e al New Statesman), ha risposto alle accuse di sciacallaggio e insensibilità, chiarendo la linea di confine del suo umorismo: “Non scherzo sulla morte di Meredith.” – afferma la Knox – “Scherzo molto su come sono stata demonizzata, ma non sul suo omicidio”. Ha descritto il suo show come un modo per “rendere omaggio alla memoria di Meredith Kercher e denunciare la violenza subita da lei e da me”. Ha, inoltre, precisato che l’obiettivo del monologo è anche quello di evidenziare quanto il sistema e i media siano ingiusti e “storicamente crudeli” nei confronti delle donne.
La spettacolarizzazione della tragedia: alcuni esempi in Italia
La spettacolarizzazione della tragedia è un fenomeno molto attuale per cui si assiste alla trasformazione del dolore umano e degli eventi luttuosi in un prodotto di consumo mediatico. I mass media e le piattaforme digitali riducono fatti drammatici a intrattenimento, puntate e narrazioni con ruoli fissi, anestetizzando la coscienza collettiva e riducendo il rispetto per le vittime. I casi più emblematici in Italia riguardano delitti di cronaca nera o disastri trasformati in reality show televisivi.
L’omicidio di Avetrana (2010) è stato sicuramente uno dei casi a destare maggiore scalpore nello scorso decennio. La madre della vittima, Sarah Scazzi, scoprì la morte della figlia in diretta durante la trasmissione Chi l’ha visto?. Migliaia di persone visitarono la casa del delitto per scattare un selfie, dando vita ad una sorta di macabro turismo. In questo contesto, inoltre, i talk show analizzarono ogni dettaglio intimo della famiglia prima delle sentenze, trasformando di fatto ogni membro di quella famiglia in una star televisiva.
L’omicidio di Yara Gambirasio (2014) fu caratterizzato da una vera e propria caccia al DNA, durante la quale i media seguirono in tempo reale i test genetici condotti per identificare il killer. Furono anche pubblicati segreti familiari del tutto irrilevanti per l’indagine giudiziaria e il monitoraggio costante trasformò la ricerca del colpevole in una sorta di serie televisiva a puntate.
Infine, un altro esempio piuttosto eclatante è quello del naufragio della Costa Concordia (2012): in questo caso, la drammatica telefonata tra il comandante Francesco Schettino e il capitano Gregorio De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno diventò una sorta di audio-tormentone, a tal punto che alcune frasi diventarono anche meme e oggetto di merchandising. L’isola del Giglio divenne meta turistica per fotografare la nave arenata; oltretutto, l’attenzione si spostò dalla tragedia delle vittime al carattere del comandante.
Alessandro Puglisi
