Giustizia e Pace si baceranno. La profezia formulata al versetto 11 del Salmo 85 è il titolo del recente documento in materia di Dottrina Sociale della Chiesa, sui temi di quella pace non utopistica, ma disarmata e disarmante, perorata da Leone XIV.
Nell’alveo della nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, che mutua il titolo proprio dall’esortazione del Papa, è frutto di una elaborazione sviluppata nel Forum Leone XIV e negli incontri di Dottrina Sociale della Chiesa presso le parrocchie Cristo Re e S. Maria della Salute di Catania, condotta e sintetizzata dal direttore don Piero Sapienza (ns. articolo dell’1 novembre).
Sul senso e le finalità del documento “Giustizia e pace”, che ha come primo firmatario l’Arcivescovo di Catania mons. Luigi Renna, volutamente rivolto a tutti, abbiamo chiesto lumi al direttore don Piero Sapienza.
Don Piero, quale il senso dell’iniziativa e la ragioni che hanno portato alla sua realizzazione?
L’iniziativa promana dall’approfondimento dello studio della Lettera Enciclica Pacem in Terris di San Giovanni XXIII, nell’ambito del forum e degli incontri che si svolgono nelle suddette parrocchie. Con i collaboratori del Forum, Anna Scuderi, Antonino Inserra e Piero Quinci, si è pensato di redigere il documento per porre all’attenzione di un novero più ampio possibile, una riflessione sulla pace. Ciò anche per favorire un corretto approccio con questi temi, che deve scaturire da una esatta ed esaustiva informazione.
Diceva don Tonino Bello che la guerra è roba da manicomio. Eppure montano venti di guerra…
Mentre nel ’68 lo slogan era la fantasia al potere ora sembra trasformato in la follia al potere. Riconosciamo attualissima la riflessione di don Tonino Bello, che fa il paio con le parole di San Giovanni XXIII “bellum est alienum a rationem“ e da ultimo con la dichiarazione di Papa Leone XIII sulla irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paure e sul dominio della forza.
Per la CEI per vincere le tentazioni di guerra occorre sempre parlare di pace. E’ già sufficiente?
Costituisce il primo passo. Come esortava Alcide De Gasperi, la base può influenzare anche i politici. Solo da una consapevolezza più ampia si può sperare di influire su chi governa e decide, verso una direzione fortemente orientata verso la pace. Il che equivale ad educare alla pace.
La pace si profila per i credenti un miraggio utopico, un impegno etico o un vissuto nel Vangelo?
Un vissuto etico nel Vangelo che però si traduce in un impegno completo. Dobbiamo sempre tenere conto della realtà del peccato originale, che non può essere dimenticata. Come nella visione di San Paolo, poi ripresa nel documento conciliare Gaudium et spes, c’è sempre una lotta il bene e il male. Se non può esserci una pace in senso assoluto è anche vero che dobbiamo ricercare la pace quanto più sia possibile, a partire dei nostri comportamenti personali, volti alla pace interiore e con i fratelli.
Ringraziamo don Piero Sapienza, auspicando la più ampia riflessione sui temi trattati nel documento.
Giuseppe Longo
