Nel solenne scenario d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, presso il Tribunale ordinario di Catania, il dibattito istituzionale ha avuto caleidoscopici risvolti. Oltre alla consueta “sfilata” di dati inerenti ai bilanci della giustizia, sono stati registrati significativi temi di approfondimento negli interventi al femminile. In tal caso, l’espediente “muliebre” a più voci ha attraversato la cerimonia, offrendo spunti di riflessione. La finalità in pectore è superare la dimensione meramente organizzativa della giustizia, per approdare a una visione culturale e sociale più ampia.
In questo contesto, la cerimonia inaugurale ha fatto da fondale a contributi che hanno avuto come fil rouge una chiara prospettiva di pensiero. Chance declinata attraverso la sensibilità e l’esperienza delle donne impegnate nelle professioni giuridiche. Una presenza, invero, che non si esaurisce in una semplice conta numerica – peraltro ormai consolidata -, ma che si propone come autentico motore di trasformazione nel modo di concepire il diritto, la giurisdizione e il rapporto tra istituzioni e società.
Il contributo dell’Admi: giurisdizione, uguaglianza e questioni di genere
Particolarmente incisivo è stato l’intervento della magistrata del Tribunale di Catania Chiara Salamone, in rappresentanza dell’Associazione Donne Magistrato Italiane. Ella ha richiamato il valore storico e costituzionale dell’impegno femminile nella costruzione dell’ordinamento democratico. Nel suo contributo, è stato sottolineato come i principi di autonomia e indipendenza della funzione giudiziaria trovino un solido fondamento nell’apporto determinante delle madri costituenti alla stesura della Carta fondamentale.
Cos’ è l’Admi

Fondata nel 1990 e con sede presso il Palazzo di Giustizia di Roma, l’Associazione Donne Magistrato Italiane è un’organizzazione indipendente e senza fini di lucro, priva di connotazioni politiche. L’associazione promuove l’approfondimento delle questioni giuridiche, etiche e sociali connesse alla condizione femminile. Sostiene, al contempo, la valorizzazione della professionalità delle magistrate e l’elaborazione di proposte normative, finalizzate alla piena attuazione del principio di parità.
Tra le finalità dell’Admi, si apprezza il rafforzamento del confronto professionale tra magistrate italiane e straniere, con l’obiettivo di valorizzare il contributo femminile nell’interpretazione e nell’applicazione della legge. In un contesto segnato da una crescente presenza delle donne nella magistratura, l’ente evidenzia la necessità di una più ampia rappresentanza femminile nei ruoli direttivi, negli organi di autogoverno e nelle sedi associative. A tal fine, promuove, in parallelo, misure organizzative favorenti la conciliazione tra attività professionale e vita familiare.
L’Admi partecipa, inoltre, al Comitato per le pari opportunità istituito presso il Consiglio Superiore della Magistratura. Viene altresì annoverata tra i membri fondatori dell’International Association of Women Judges, organismo che riunisce magistrate provenienti da numerosi Paesi. Accanto all’attività istituzionale, l’associazione promuove iniziative di studio e confronto su temi di rilievo giuridico e sociale, curando dal 1992 la pubblicazione della rivista “Giudicedonna”. Attualmente la presidenza è affidata a Lilly Ginefra.
Il contributo della magistrata Salamone all’inaugurazione anno giudiziario

Nel suo intervento Chiara Salamone ha richiamato il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione, indicato come bussola dell’azione giudiziaria e parametro fondamentale per affrontare le persistenti diseguaglianze sociali e culturali.
La magistrata ha evidenziato come, “nonostante i progressi compiuti, la questione di genere rappresenti ancora una sfida aperta, ulteriormente aggravata da fenomeni di regressione culturale e dall’influenza dei social media nella diffusione di modelli relazionali, improntati alla sopraffazione e alla violenza”.
La magistrata ha sottolineato, poi, come la giurisdizione sia sempre più chiamata a svolgere un ruolo di supplenza rispetto alla crisi dei “corpi intermedi e delle reti sociali tradizionali. In questo scenario, si registra un contenzioso in costante crescita, soprattutto nei settori della famiglia, dell’istruzione, del lavoro e dell’impresa”. E ha parlato, invero, “di ambiti nei quali emergono tensioni legate a una società progressivamente orientata verso logiche economiche più che solidaristiche”.
In questo scenario, l’Admi ha riaffermato la necessità di un impegno condiviso. Il fine resiliente è contrastare il depauperamento dei valori sociali e tutelare la dignità e l’integrità delle persone- Ed ancora, individuare nell’unità della giurisdizione, una garanzia fondamentale dell’autonomia della magistratura e dell’effettiva tutela dell’uguaglianza sostanziale dei cittadini.
L’intervento dell’Aiga: diritti, professione e pari opportunità

Sul versante dell’avvocatura, si è distinto il contributo della presidente della sezione catanese dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, Laura Seminara. Il suo intervento ha sviluppato una riflessione altrettanto significativa, incentrata sul ruolo sociale della professione forense e sulle difficoltà strutturali che caratterizzano il sistema giustizia.
Dal canto suo, Seminara è un avvocato penalista con esperienza nei settori della responsabilità medico-professionale e del diritto penale d’impresa. Svolge anche attività di consulenza nella redazione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D. Lgs. n. 231/2001. Si occupa inoltre di formazione aziendale in materia di responsabilità amministrativa degli enti. La sua attività professionale è improntata a un costante impegno volto a coniugare competenza tecnica, attenzione alla persona e responsabilità etica.
Eletta presidente della sezione catanese dell’Aiga, per il biennio 2025-2027, Seminara è anche componente del Dipartimento Nazionale Aiga “231 e Compliance aziendale”. In più. partecipa ai lavori delle commissioni di Diritto Penale, Bioetica e Biogiuridica e Giovani Avvocati, istituite presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania. Dal 2020, è socia del Lions Club “Acitrezza Verga”, attraverso il quale promuove iniziative di servizio e solidarietà sociale.
Seminara, sin dalla sua premessa, ha ricordato come l’inaugurazione dell’anno giudiziario rappresenti un momento di analisi e responsabilità per tutti gli operatori del diritto, richiamando l’insegnamento di Piero Calamandrei secondo cui “la giustizia vive nella pratica quotidiana di chi è chiamato a renderla effettiva”.
Cosa si propone l’Associazione Aiga
L’Associazione Italiana Giovani Avvocati si propone di tutelare i diritti dell’avvocatura e di garantire ai praticanti e ai giovani professionisti una formazione adeguata. L’ente favorisce, altresì, percorsi di specializzazione, agevolando l’accesso alla professione forense. Tra le finalità associative, rientra anche la vigilanza sul rispetto dei diritti fondamentali della persona. Con peculiare attenzione al diritto alla difesa e al principio del giusto processo di ragionevole durata.
L’Aiga si impegna, inoltre, a rafforzare la funzione difensiva, sia nell’ambito della giurisdizione statale, sia nei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie. Essa promuove, poi, la diffusione dei valori costituzionali della professione forense, sostenendo l’integrazione tra il mondo giuridico e le realtà sociali ed economiche. In una prospettiva internazionale, l’associazione favorisce lo sviluppo delle competenze professionali e l’armonizzazione delle normative forensi, anche attraverso il coordinamento con l’Aija – International Association of Young Lawyers.
Aiga, sez. Catania – discorso d’auspicio
La presidente dell’Aiga di Catania ha posto l’accento sulle criticità degli uffici giudiziari territoriali. Ha spiegato come “le carenze di organico incidano negativamente sia sui cittadini, costretti a confrontarsi con tempi processuali dilatati, sia sugli operatori del settore, spesso sottoposti a condizioni di forte stress lavorativo”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle trasformazioni tecnologiche del sistema giustizia, con particolare riferimento al processo penale telematico. Seminara ha sottolineato “la necessità di garantire un pieno diritto di consultazione del fascicolo da parte dei difensori e ha richiamato l’urgenza di riconoscere il diritto alla disconnessione, individuando nello stress da iperconnessione e bournout una nuova frontiera del disagio professionale”.
Il contributo dell’avvocata ha assunto un forte rilievo anche sul piano delle pari opportunità. I dati sul mondo forense mostrano, ergo, una significativa disparità reddituale tra uomini e donne, che spinge molte professioniste ad abbandonare la carriera legale, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 35 e i 40 anni.
Da qui l’invito rivolto alle istituzioni a promuovere politiche concrete di sostegno alla genitorialità e alla conciliazione tra lavoro e vita familiare, anche attraverso la progettazione di strutture giudiziarie dotate di spazi dedicati alla prima infanzia e alle esigenze delle professioniste.
Il pensiero femminile come motore di cambiamento culturale
Nel complesso, gli interventi di Salamone e Seminara hanno evidenziato come la presenza femminile nelle professioni giuridiche non rappresenti soltanto un dato quantitativo. Essa costituisce, in più, un elemento qualitativo, capace di incidere sul modo di interpretare la giustizia.
Il contributo delle donne appare orientato a valorizzare dimensioni spesso trascurate dalla cultura giuridica tradizionale. Si parla, de facto, di centralità della persona, attenzione alle fragilità sociali, necessità di coniugare efficienza e diritti fondamentali, recupero di una visione solidaristica del diritto.
In questa prospettiva, l’“idealità muliebre” evocata durante la giornata inaugurale si configura come un patrimonio di pensiero. Un orizzonte culturale idoneo a orientare l’evoluzione della giurisdizione verso modelli più inclusivi e attenti alle trasformazioni sociali contemporanee.
Una prospettiva che guarda al futuro della giustizia
L’inaugurazione dell’anno giudiziario a Catania ha così offerto non solum un bilancio dell’attività istituzionale, sed etiam uno spazio di confronto formativo e socialmente condivisibile. Un alveo giuridico-culturale in cui la voce delle donne ha assunto un ruolo rilevante. Un confronto che assume un significato ancora più profondo! Soprattutto, se si rievoca l’ottantesimo anniversario dall’elezione dell’Assemblea Costituente, nonché del primo voto politico delle donne italiane. Trattasi, infatti, di passaggi storici che segnarono l’ingresso pieno della componente femminile nella vita democratica del Paese.
Dalla magistratura all’avvocatura emerge un comune impegno nel promuovere una giustizia più equa, accessibile e rispettosa della dignità umana. Eventualità etico-morali e valoriali indispensabili per sviluppare un sistema giuridico all’insegna della sostenibilità anche sul piano processuale.
Una visione innovativa che deve svilupparsi nella capacità di affrontare le sfide del futuro senza smarrire il solco tracciato dai principi costituzionali, pilastri fondanti dell’ordinamento repubblicano del nostro Paese.
Il richiamo a quella stagione storica rappresenta oggi un monito a preservare e rafforzare i diritti conquistati. Devono, invero, imprimersi nella mente le libertà e le garanzie costituzionali, frutto di un percorso collettivo di alto valore costituzionale e di straordinario collettivo valore civile. Questo patrimonio impone, di certo, responsabilità e vigilanza costante, soprattutto in un contesto sociale e istituzionale in continua metamorfosi.
Luisa Trovato
